Con Artuu vi portiamo fianco a fianco dei curatori che stanno cambiando il volto dell’arte contemporanea in Italia. Abbiamo chiesto a sei voci emergenti della curatela di raccontarci la loro estate, tra progetti, ispirazioni e visioni future. Oggi ne parliamo con Chiara Canali.
Chiara Canali
Chiara Canali (Piacenza, 1978) è critico d’arte, giornalista e curatore indipendente. Dottore di ricerca (PhD) in “Scienze Umane” presso l’Università degli Studi di Perugia, è autrice del libro “Tecno-socialità. Percezione e interattività nell’arte contemporanea” (Postmediabooks, 2020) e co-autrice del volume “L’opera d’arte nell’epoca della Intelligenza Artificiale“ (Jaca Book, 2024). Nel 2025 è stata nominata Direttrice scientifica del percorso di formazione sulla “Curatela Artistica Digitale” del progetto AIRFARE, promosso da Fondazione Matera-Basilicata 2019. Ideatrice e promotrice di eventi artistici e iniziative culturali, nel suo percorso critico ha dedicato particolare attenzione alle nuove tendenze dell’arte contemporanea, dai New Media alle tecnologie digitali ed interattive. In questi ultimi anni si è occupata di ricerche sulla Street Art, l’Urban Art e l’arte di strada, con l’ideazione di progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana.

Come cambia il tuo modo di lavorare nei mesi estivi? È un periodo di pausa o di semina per nuovi progetti?
L’estate è un periodo di sospensione apparente: il ritmo rallenta, ma la mente non smette di correre e tessere pensieri. È un tempo prezioso per la semina di nuove idee, per lasciar respirare il processo creativo e di scrittura senza le pressioni dell’immediato. Proprio nella rarefazione degli appuntamenti in agenda si aprono spazi fertili per l’intuizione e la progettualità futura oppure si creano nuove opportunità di incontro e studio visit con artisti.
Quanto conta l’estate per osservare, studiare e lasciarsi ispirare al di fuori degli spazi istituzionali?
Moltissimo. L’estate offre una fuga dolce dalla ritualità dell’istituzionale delle mostre in galleria o nei musei e mi riconnette con l’arte in forme inaspettate: un murales su una parete, un’installazione durante un festival di musica elettronica, una performance collettiva in uno spazio urbano di comunità… È una stagione che allena lo sguardo alla sorpresa e invita a uno studio più fluido, più sensoriale.
Raccontaci un dietro le quinte del tuo lavoro estivo che nessuno immagina, ma che è stato fondamentale.
Durante l’estate mi capita di entrare in dialogo più profondo con artisti, curatori, amici del mondo dell’arte. Un “dietro del quinte” del mio lavoro è quello di organizzare aperitivi sulla mia terrazza, a partire dall’appuntamento ricorrente del mio compleanno. La terrazza diventa così un laboratorio di idee a cielo aperto, dove le visioni prendono forma tra i calici del vino. È proprio in quegli spazi informali, lontani dai riflettori, che possono nascere le intuizioni più fertili.
Inoltre ci sono i viaggi estivi che sono per me come un incubatore creativo. Quando mi sposto in territori stranieri ed intercontinentali non solo viaggio ma colleziono esperienze sensoriali. Per esempio quest’estate andrò in vacanza in Giappone, un paese dove tradizione e futuro coesistono armoniosamente, creando un’identità culturale unica. Sono infatti molto curiosa di conoscere la storia del passato ma anche progetti di avanguardia come quelli di TeamLab, un collettivo artistico internazionale che crea arte digitale.


