Con Artuu vi portiamo fianco a fianco dei curatori che stanno cambiando il volto dell’arte contemporanea in Italia. Abbiamo chiesto a sei voci emergenti della curatela di raccontarci la loro estate, tra progetti, ispirazioni e visioni future. Oggi ne parliamo con Domenico De Chirico.
Domenico De Chirico
Curatore indipendente, nato a Terlizzi (BA), Italia, nel 1983, attualmente vive e lavora a Milano. Dopo aver compiuto gli studi classici, si laurea con lode in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi sperimentale in Storia dell’arte comparata dei paesi europei, con un focus specifico sugli artisti Dan e Lia Perjovschi. Collabora attivamente con numerosi artisti internazionali, gallerie, istituzioni, fiere d’arte, premi d’arte e riviste in tutto il mondo. Dal 2011 al 2015 ha insegnato Cultura Visiva e Ricerca sulle Tendenze presso IED – Istituto Europeo di Design, Milano. È stato Direttore Artistico di DAMA – Fiera d’Arte Contemporanea, Torino (2016–2019), ha partecipato al Network Event for Young Curators promosso da LISTE – Art Fair Basel, Basilea (2018), ed è stato membro della giuria del Premio Arte Laguna (2018). Nel 2024 è stato Direttore Artistico di ORTIGIA CONTEMPORANEA – Festival d’Arte Contemporanea, Siracusa, Sicilia. Nello stesso anno è stato anche membro della giuria del Premio Fondazione The Bank ad ArtVerona 2024 e di We Art Open, Venezia 2025.
Come cambia il tuo modo di lavorare nei mesi estivi? È un periodo di pausa o di semina per nuovi progetti?
Nei mesi estivi il mio lavoro cambia ritmo, ma non si interrompe. Al contrario, si trasforma spesso in un periodo di intensa semina. Posso dedicarmi con maggiore profondità a letture, viaggi di piacere e dialoghi più distesi con artisti e colleghi, lontano dalla pressione delle scadenze. È un tempo prezioso per tessere nuove relazioni, sviluppare idee inesplorate e lavorare con maggiore tranquillità ai progetti in arrivo.
Quanto conta l’estate per osservare, studiare e lasciarsi ispirare al di fuori degli spazi istituzionali?
L’osservazione durante l’estate si fa più libera e meno mediata, non solo perché rallenta il ritmo frenetico degli appuntamenti istituzionali, ma anche perché cambia lo sguardo: ci si apre maggiormente alla sorpresa, all’imprevisto, agli incontri casuali. È in queste circostanze che talvolta emergono le energie più vive e le narrazioni meno omologate, capaci di ridefinire — o semplicemente rinvigorire — il nostro modo di guardare e pensare, non solo l’arte, ma anche tutto ciò che ci circonda.
Raccontaci un dietro le quinte del tuo lavoro estivo che nessuno immagina, ma che è stato fondamentale.
Non ci sono episodi specifici, anche perché spesso sono i gesti minimi ad avere la stessa importanza di quelli più evidenti. Uno degli aspetti meno espliciti, ma forse più decisivi, del mio lavoro estivo è il silenzio — e tutti quei momenti che possono sembrare “oziosi”, ma che in realtà sono spazi fertili. In questi frangenti, il tempo dilatato e la condivisione sincera e amicale diventano terreno ideale per far emergere visioni comuni, talvolta inaspettate. È anche lì che comincia a prendere forma gran parte di ciò che verrà.


