L’estate dei curatori. Niccolò Giacomazzi, “il momento in cui si suda, si fatica di più è quello che mi dà molte più soddisfazioni”

Con Artuu vi portiamo fianco a fianco dei curatori che stanno cambiando il volto dell’arte contemporanea in Italia. Abbiamo chiesto a sei voci emergenti della curatela di raccontarci la loro estate, tra progetti, ispirazioni e visioni future. Oggi ne parliamo con Niccolò Giacomazzi.

Niccolò Giacomazzi

Niccolò Giacomazzi (Firenze, 1995) è un curatore indipendente. Laureato in Studi storico-artistici presso l’Università La Sapienza di Roma, poi ha conseguito il Master in Art Management alla Luiss Business School. Attualmente vive e lavora a Roma. Tra le ultime mostre curate si segnalano: Misure di una distanza, Supernova, Roma (2024); SPACE HOUSE, Supernova, Roma (2024); Puramente immaginabile, Supernova, Roma (2024); Sangue del mio sangue, N0 Project Room, Roma (2023); Miti e leggende di storie reali, Vacunalia Festival, Vacone, RI (2023); Sottovesti, Chiostro di Santa Maria Sopra Minerva, Roma (2023); Contestabile, Contemporary Cluster, Roma (2023); In coda, Officine Brandimarte, Ascoli (2023); Ricchiamo, Spazio Y, Roma (2022); Il tempo scortese, Vacunalia Festival, Vacone, RI (2022).

Come cambia il tuo modo di lavorare nei mesi estivi? È un periodo di pausa o di semina per nuovi progetti?

Ho iniziato a lavorare nel mondo dell’arte da quattro anni, ma nella vita ho sempre lavorato tutti i mesi dell’anno, principalmente l’estate. Il momento in cui si suda, si fatica di più è quello che mi dà molte più soddisfazioni. Ho sempre fatto almeno un progetto d’estate, a partire da Vacunalia, che è stato il primo festival/mostra diffusa in questo paesino in provincia di Rieti. Ogni anno c’è sempre un progetto estivo che totalizza l’estate; quest’anno sto lavorando alla mostra di Wang Yuxiang che faremo a Roma presso Spazio Supernova, quindi siamo in un momento di lavoro estremo. Faccio sempre questa metafora dei bambini che nascono prima dell’inverno o dell’estate e che i loro primi mesi di vita devono affrontare le stagioni più dure, ecco, è un po’ la stessa cosa per i progetti; i progetti che nascono nei momenti più difficili, in condizioni climatiche di stress o anche semplicemente in periodi come le festività, il Natale, le vacanze estive, sia mentalmente che fisicamente ti mettono più alla prova, perché magari tu stai lavorando e tutti gli altri no. Se un progetto nasce in quel momento così difficile, ti dà quella soddisfazione in più, almeno per me

Quanto conta l’estate per osservare, studiare e lasciarsi ispirare al di fuori degli spazi istituzionali?

Durante l’anno ho due momenti in particolare dove mi dedico alla fase di “scouting” e in questi anni hanno sempre coinciso con la fine di gennaio/febbraio e il periodo tra luglio e agosto, dove mi fermo e inizio a fare ricerca a tappeto sui nuovi artisti. Quindi per me questo periodo è fondamentale per dedicarmi a questo aspetto. Negli anni ho costruito dei rapporti con artisti con cui ora ho un sodalizio molto stretto, ma ogni tanto c’è qualche nuovo innesto che nasce da questi momenti di scouting e di ricerca. Poi i momenti speciali sono quelli in cui mi capita di ritrovarmi in contesti al di fuori dell’arte contemporanea, in luoghi un po’ sperduti e in situazioni kafkiane un po’ surreali: lì sono nati anche degli incontri illuminanti, con persone che hanno dato degli stimoli a far partire dei progetti, come quello di Vacunalia, che mi ha un po’ accompagnato dall’inizio della carriera fino ad oggi. 

Raccontaci un dietro le quinte del tuo lavoro estivo che nessuno immagina, ma che è stato fondamentale.

L’anno scorso a Venezia io e Flaminia Ciuferri abbiamo affittato un palazzo, la Scoletta di San Giovanni Battista in Bragora, da agosto e settembre; abbiamo vissuto nel campo adiacente invitando gli artisti a venire per tre giorni ciascuno, perché era una mostra che si andava a comporre durante tutto il mese di agosto. La cosa un po’ bizzarra era che questa casa aveva i suoi anni e il primo giorno subito ci si è rotto il lavandino della cucina, quindi abbiamo vissuto un mese e mezzo a scaricare con questo secchio fuori o con i piccioni ovunque, cioè in condizioni di disagio totale, senza aria condizionata. Avevamo tre ventilatori e gli artisti si sono ingegnati per ricreare un sistema e rinfrescare casa in una maniera incredibile. Questo è stato un po’ un episodio assurdo di convivenza.

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