Libri scritti dall’IA: rivoluzione editoriale o crisi dell’autorialità?

La letteratura è ancora una questione umana o la stiamo delegando quasi interamente all’intelligenza artificiale? Il fenomeno dei libri generati dall’IA non è nuovo, ma sta rapidamente cambiando scala in maniera radicale. Dal 2023, centinaia di volumi, dichiaratamente realizzati con ChatGPT, hanno fatto la loro comparsa nello store digitale di Amazon, distribuiti attraverso Kindle Direct Publishing, la piattaforma di autopubblicazione del colosso di Seattle che consente a chiunque di caricare, promuovere e vendere il proprio lavoro. L’accesso è estremamente semplificato e la velocità di produzione senza precedenti. Il modello economico è altrettanto elementare: volume altissimo, costo marginale quasi nullo, nicchie tematiche iper-specifiche coperte con una rapidità impossibile per qualsiasi autore umano.

La risposta di Amazon a questa ondata è stata inizialmente timida. Una policy di disclosure, in vigore dalla fine del 2023 e progressivamente irrigidita nel biennio successivo, obbliga gli autori a dichiarare se il contenuto è stato generato da AI. Ma le maglie restano larghe, e chi vuole aggirarle lo fa. Amazon ha introdotto un limite di tre ebook autopubblicati al giorno per singolo autore, ma si tratta di una misura fin troppo blanda in presenza di operatori capaci di pubblicare decine di titoli giornalieri, attraverso account multipli o distributori terzi. Piattaforme come Draft2Digital hanno segnalato nel 2024 volumi in ingresso superiori del 50% rispetto alla norma, identificando i casi sospetti non tanto dall’analisi del testo quanto dalle anomalie statistiche degli account: gli autori normali, infatti, non pubblicano dieci libri in un giorno. “Negli ultimi tre anni – spiega ad Artuu Ezio Cardarelli, scrittore ed esperto di AI – , con l’arrivo degli LLM come ChatGPT, Claude e Gemini, il numero di pubblicazioni è esploso. Solo negli Stati Uniti si parla di circa 4 milioni di titoli con ISBN riconducibili, in misura diversa, all’uso dell’intelligenza artificiale. Siamo di fronte a un fenomeno in forte crescita, ma a mio avviso molto legato all’hype del momento. Col tempo tenderà a ridimensionarsi. Oggi un libro scritto interamente con l’AI presenta spesso dei ‘watermark’ stilistici evidenti: un lettore attento li riconosce. Il problema è quando non viene dichiarato l’uso dell’AI, perché questo mina la fiducia”.

Dai manuali alle guide (pericolose) sulla raccolta dei funghi

Libri e pubblicazioni senza autori si mettono alla prova con qualunque genere di tema e materia, dai romanzi ai libri per l’infanzia, facendo emergere un dato su tutti: il problema non è solo quantitativo. Basti pensare a uno dei casi emblematici dello scorso anno: due diverse guide dedicate alla raccolta dei funghi, generate dall’AI e distribuite sulle piattaforme digitali, indicavano come commestibili varietà velenose. Un errore che arriva alla fine di una catena poco virtuosa nella quale mancano esperienza e senso di responsabilità sia da parte di chi produce che di chi distribuisce, rendendo ancora più lampanti i rischi a cui si va incontro in assenza dell’elemento umano. Nel frattempo, i dati sulla produzione di contenuti AI – non solo in riferimento ai libri ma anche per quanto concerne film, siti web, piattaforme social – hanno raggiunto soglie che ridisegnano l’intero panorama informativo. Nel 2025, oltre il 50% dei contenuti presenti sul web è stato generato da intelligenza artificiale a una rapidità inconcepibile per l’autorialità umana.

Il portale BookBub ha condotto lo scorso maggio un sondaggio su 1200 autori: tra gli intervistati, circa il 45% utilizza attualmente l’intelligenza artificiale generativa per supportare il proprio lavoro, mentre il 48% non la utilizza e non prevede di farlo in futuro. Un ulteriore 7% degli intervistati non la utilizza attualmente ma potrebbe farlo in futuro. Tra gli autori che attualmente utilizzano l’intelligenza artificiale generativa, il 30% la utilizza occasionalmente e il 60% la utilizza frequentemente. Tra gli autori che attualmente non utilizzano l’intelligenza artificiale generativa, l’84% afferma di non impiegarla perché ritiene questo strumento “poco etico”. All’inizio del 2025, la Authors Guild americana ha lanciato il programma di certificazione “Human Authored”: un bollino che attesta che l’autore è a tutti gli effetti un essere umano, che può al massimo aver fatto uso minimo della tecnologia per controllare l’ortografia e la grammatica o per il brainstorming. La logica è capovolta rispetto a quello che ci si aspetterebbe: non è il contenuto AI a dover essere etichettato, ma quello umano a doversi distinguere. La CEO Mary Rasenberger ha precisato che l’iniziativa non indica un rifiuto della tecnologia, ma la necessità di creare trasparenza e riconoscimento del legittimo desiderio dei lettori di poter accedere a una sorta di “legame” umano con chi scrive.

Autori in prima linea contro l’IA “pirata”

Il modello americano ha attraversato l’Atlantico e si è materializzato alla London Book Fair, a marzo 2026, con una doppia operazione simbolica. La scrittrice Tracy Chevalier ha presentato il logo “Human Authored”, promosso dalla Society of Authors britannica, pensato per comparire sulla quarta di copertina dei libri scritti da esseri umani. Nello stesso padiglione, circa diecimila autori — tra cui autori di bestseller come Kazuo Ishiguro, Philippa Gregory e Richard Osman — hanno distribuito un libro completamente vuoto intitolato “Don’t Steal This Book”, contenente solo i nomi degli autori firmatari. Una protesta concreta contro l’uso di opere protette da copyright per addestrare modelli di intelligenza artificiale. “Siamo in una curva di crescita molto rapida – prosegue Cardarelli – ma non durerà così per sempre. Paradossalmente, questo fenomeno potrebbe valorizzare ancora di più la scrittura umana e il ruolo dell’autore, perché emergerà una differenza qualitativa ed emotiva che diventerà anche un valore economico. L’AI resterà uno strumento potentissimo per editing, traduzione, supporto creativo. La voce autoriale autentica continuerà però ad avere un ruolo centrale”.

Il caso “Shy Girl” e le responsabilità di autori ed editori

Recentemente hanno fatto discutere le diverse vicissitudini vissute dal romanzo “Shy Girl” di Mia Ballard. Il libro è stato inizialmente autopubblicato, ottenendo buone vendite e numerose recensioni. Fin dall’inizio, però, il romanzo è stato accompagnato dal sospetto che l’autrice avesse utilizzato l’intelligenza artificiale. Ballard, in prima battuta, si è limitata ad ammettere solo l’utilizzo senza autorizzazione dell’immagine scelta per la copertina. Successivamente, i diritti per la pubblicazione del libro sono stati acquisiti dal colosso Hachette UK che ha distribuito il romanzo a partire da novembre 2025.

Dopo l’uscita, però, le critiche sono aumentate: oltre ai sospetti sull’uso dell’IA, molti lettori hanno contestato la scarsa qualità della scrittura e la presenza di numerosi errori. Una recensione su YouTube, molto lunga e virale, ha amplificato ulteriormente le polemiche. Nonostante tutto, era prevista una pubblicazione negli Stati Uniti tramite Hachette US, ma alla fine il lancio è stato cancellato. Anche l’edizione britannica è stata ritirata, segnando di fatto il fallimento editoriale del libro, a oggi passato alla storia come “il romanzo scritto con l’intelligenza artificiale”.

Che un grande player globale come Hachette non si sia reso conto dell’artificio lascia piuttosto perplessi. Ma il caso “Shy Girl” solleva una questione ancora più ampia: in un mercato editoriale sempre più veloce e competitivo, quanto spazio resta per un controllo qualitativo rigoroso? E a oggi, lettori e addetti ai lavori quanto sono in grado di distinguere ciò che è autenticamente umano da ciò che è prodotto da un algoritmo? “Oggi l’AI generativa produce testi formalmente corretti, con una qualità linguistica sempre più alta, soprattutto grazie ai modelli più avanzati. Ma la vera scrittura, dalla costruzione dello stile, passando per originalità e profondità di pensiero, resta ancora limitata. I testi generati tendono a essere ripetitivi, prevedibili. Un lettore esperto se ne accorge. C’è poi un altro fattore: il livello medio dei lettori. Chi legge poco o non ha familiarità con la letteratura difficilmente riconosce questi segnali. Quindi sì, da un lato l’AI scrive meglio rispetto al recente passato, dall’altro i nostri standard rischiano di abbassarsi, conclude Cardarelli.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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