LIFE 2026: immagini, resistenza e nuove forme del presente alla Fabbrica del Vapore

“Tali immagini non possono che essere un invito a prestare attenzione, a riflettere. Chi ha provocato ciò che l’immagine mostra? Chi ne è responsabile? Si sarebbe potuto evitare? Abbiamo finora accettato uno stato delle cose che andrebbe messo in discussione? Sono queste le domande da porsi”.

Guardare, ascoltare, leggere. Dialogare. E, soprattutto, interrogarsi: su noi stessi, sulle immagini che produciamo, come ci invita a fare Susan Sontag nel saggio Davanti al dolore degli altri. Azioni complesse, ma necessarie. È proprio questo lo stimolo offerto dal festival LIFE – Theatre Arts Media Festival, ideato da ZONA K e in corso a Milano dal 30 aprile fino al 21 maggio 2026. Il festival, che nel nome raccoglie l’eredità della storica rivista americana di fotogiornalismo, si colloca all’intersezione tra arti performative, fotografia, informazione e ricerca dando forma a uno spazio interdisciplinare pensato come osservatorio critico sulla complessità del presente. 

Diffuso in diversi luoghi, il programma si sviluppa come un attraversamento di linguaggi, prospettive e spazi, inserendosi capillarmente nel tessuto urbano, con la Fabbrica del Vapore che funge da fulcro: “Per noi la Fabbrica del Vapore è un luogo ideale in cui realizzare un festival: la compresenza di spazi dalle dimensioni diverse consente di strutturare un palinsesto articolato che affianchi spettacoli dal vivo, performance, mostre, installazioni e talk. Il cortile coperto e la caffetteria offrono alle persone la possibilità di sostare anche prima e dopo gli spettacoli, favorendo quelle dinamiche spontanee di incontro e scambio che per noi sono parte del festival”, spiega l’organizzatrice Valentina Kastlunger.

LIFE offre un palcoscenico inedito e comune a realtà e artisti e artiste provenienti da percorsi e contesti differenti, chiamati a confrontarsi con temi e urgenze condivise attraverso linguaggi diversi ma complementari. “Questa edizione vede la collaborazione attiva di numerose realtà, afferenti ad ambienti culturali diversi: teatro, cultura, arte visiva, giornalismo, impegno socio-politico e aggregazione giovanile. Sono le narrazioni della realtà che LIFE intende valorizzare e gli ambiti di interesse a cui vuole parlare. Reti e coprogettazione sono aspetti che vogliamo rafforzare nel tempo. Insieme “si fa meglio'”, aggiunge Valentina Kastlunger.

Gli eventi si raccolgono intorno ad alcuni nuclei tematici: dalla convivenza nel dissenso politico all’impatto dei conflitti sulla breve e la lunga distanza; dall’influenza del turismo alle forme del confronto pubblico, presentate sia come tema sia come pratica concreta, attraverso i LIFE Table Talks, workshop e incontri. In particolare, la giornata di lunedì 11 maggio, posta a metà del programma del Festival, si configura come un’importante opportunità di scambio e approfondimento dedicata alle arti visive e alle esposizioni ospitate negli spazi della Fabbrica del Vapore. Dalle 17.00 alle 21.00, in collaborazione con Careof e Istituto Svizzero, si terrà l’inaugurazione della mostra On My Silver Skin di Juli Sando; contestualmente, avrà luogo il finissage della mostra The Face of the City, accompagnato dalla lecture performance (ore 20.00) di The Zionverse, un’indagine su un ecosistema digitale in cui la propaganda diffusa da istituzioni e utenti trova nei social media un potente dispositivo di amplificazione. Dalle 17.30 alle 19.30, gli Aperitivi con l’artista offriranno invece l’occasione di entrare nel mondo creato da Pier Giorgio De Pinto con Family Portraits of VNP – Very Normal People e nell’installazione immersiva di Chongyan Liu, La tua e la mia esistenza e l’esistenza del mondo / Dein und mein dasein und das dasein der welt / 言外之意.

Le mostre

Gli spazi della Fabbrica del Vapore, oltre ad accogliere performance e talk, ospitano percorsi espositivi, configurati come portici aperti, luoghi di attraversamento, incontro e riflessione condivisa. Nella Cattedrale, è visitabile Activestills. Documenting life, death and resistance in Palestine (3-17 maggio), a cura di Prospekt Palestine Project. La mostra è dedicata al lavoro del collettivo fotografico Activestills, attivo dal 2005 nella documentazione della resistenza palestinese di fronte alla violenza coloniale sionista, rendendo omaggio ai professionisti e alle professioniste dell’informazione che continuano a testimoniare quanto accade in Palestina, praticando una forma di fiera resistenza (sumud, in arabo, è la perseveranza propria dei palestinesi).

La Palestina rimane centrale anche nella mostra The Face of the City di Shereen Abedalkareem. Come raccontare Gaza al di là della distruzione? “Attivare l’immagine è il modo migliore per combattere l’oblio: i suoni raccolti costituiscono una memoria del luogo che permette allo spettatore di navigare attraverso il tempo e lo spazio”. Attraverso archivi sonori, manipolazioni visive e stratificazione di immagini, Abedalkareem restituisce Gaza come spazio vissuto, condiviso, con gesti quotidiani, voci e relazioni umane che fungono da fondamenta. Il tema dello spazio e delle modalità attraverso cui lo abitiamo emerge anche nell’installazione In The Space Between (Careof, 6-8 maggio),realizzata dagli studenti del Biennio Specialistico in Creative Media Production della NABA. Il progetto esplora gli Extreme Environments: contesti estremi, fisici o simbolici, da cui germinano nuove pratiche creative. 

Luoghi e corpi, territori di resistenza. On My Silver Skin di Juli Sando, a cura di Marta Cereda (Careof, 11-17 maggio), riflette su ciò che viene escluso dalla memoria collettiva o dal linguaggio pubblico, mostrando come possa resistere anche ciò che sembra destinato a scomparire. Attraverso una stratificazione di immagini, suoni, testi e materiali, l’opera costruisce un ambiente da attraversare e, solo grazie al movimento dello spettatore, ciò che è nascosto, dimenticato o censurato torna gradualmente a emergere.

Negli spazi delle Cisterne, l’installazione immersiva La tua e la mia esistenza e l’esistenza del mondo / Dein und mein Dasein und das Dasein der Welt (言外之意) (3-17 maggio) dell’artista cinese Chongyan Liu mette in discussione le tensioni globali contemporanee influenzate dalle ideologie collettive. L’opera parte dall’idea di un tempo ciclico e utilizza il proverbio cinese «l’acqua può trasportare una barca, ma può anche rovesciarla» come metafora del rapporto tra potere e società e delle forze invisibili che modellano la storia.

Sempre negli spazi delle Cisterne, il dialogo tra naturale e artificiale si estende al tema dell’intelligenza artificiale con Family Portraits Of VNP – Very Normal People di Pier Giorgio De Pinto. L’installazione esplora il concetto di famiglia e di kinship in una dimensione post-umana, dando piena dignità a nuclei ibridi, simbiotici e transmorfi. Immagini generate tramite AI, narrazione speculativa, interazione e sistemi archivistici espansi danno vita a un ecosistema visivo e concettuale in continua trasformazione, nel quale l’identità emerge come processo dinamico e relazionale.

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Costanza Mazzucchelli
Costanza Mazzucchelli
Costanza Mazzucchelli, classe 2000, consegue la laurea triennale in Lettere Moderne presso l'Università di Milano; successivamente, si trasferisce a Venezia, dove consegue la laurea magistrale in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici e coltiva la propria passione per l'arte contemporanea, concentrando i propri studi sul rapporto tra arte, politica e società.

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