Nel lontano 1997, Christie’s propose all’asta una pittura che presumibilmente aveva origine dalla Germania del XIX secolo. Il quadro, intitolato provvisoriamente “Ragazza in profilo con abito rinascimentale”, fu venduto per circa 22.000 dollari alla proprietaria della galleria newyorkese, Kate Ganz. Decade dopo, l’acquirente e collezionista d’arte Peter Silverman visitò la Ganz’s gallery in compagnia di un amico. Entrambi rimasero affascinati dal quadro, che la Ganz stava proponendo per la vendita – Silverman, perché aveva partecipato all’asta di Christie, e il suo amico, perché l’immagine, caratterizzata da tratti delicati ed effetto “sfumato”, non sembrava né del XIX secolo, né di origine tedesca.
Così, Peter Silverman acquistò il dipinto, prontamente battezzato “La Bella Principessa”, e iniziò a consultare con vari storici dell’arte che, a loro volta, indicarono una sospetta somiglianza nel tratto artistico con i lavori del genio rinascimentale, Leonardo da Vinci. Silverman era ebbro di eccitazione all’idea che un Da Vinci potesse essere uscito allo scoperto in tale maniera.
Nel 2009, scienziati vincitori del Paris-based laboratory Lumière Technology analizzarono l’opera. Incrociando immagini multispettrali dei pigmenti del dipinto, venne alla luce una incredibile scoperta: un’impronta digitale e un’impronta palmaria, sovrapponibili a quelle precedentemente trovate su due opere di Leonardo da Vinci. “Leonardo era solito utilizzare liberamente le mani come parte della sua tecnica pittorica. Le sue impronte digitali si trovano su molte delle sue opere” disse Peter Paul Biro, esperto d’arte forense.
Parlando del ritrovamento, l’esperto citò un lavoro di Leonardo intitolato “San Gerolamo”, riferendo che l’impronta ritrovata sulla “Bella Principessa” corrispondeva a quella rintracciata sul capolavoro del 1482. Colpi di scena sull’autenticità del ritratto non mancarono, comunque, nemmeno negli anni successivi. Nel 2015, Shaun Greenhalgh, celebre falsario britannico, sostenne di aver creato lui stesso “La Bella Principessa”.
In ogni caso, sia la teoria di Greenhalgh, sia i progressi delle indagini scientifiche, non hanno soddisfatto appieno gli esperti. In mancanza di un consenso unanime, l’autenticità del quadro continua ad essere un argomento di dibattito – sempre vivace e interessante – nel mondo dell’arte. Un caso misterioso, avvolto anch’esso da quei veli sfumati, così cari al genio Leonardo da Vinci.


