Nella sua vita di fotografo, Paolo Di Paolo ha vissuto due momenti di cesura: nel 1966, in coincidenza della chiusura del settimanale “Il Mondo”, e nel 1969, quando interrompe definitivamente la sua carriera di fotografo, iniziata nel 1953. Per cinquant’anni, il suo archivio fotografico composto da 250.000 pezzi rimarrà nascosto in cantina per poi essere portato alla luce dalla meritoria opera della figlia Silvia. E’ grazie a lei e a Giovanna Calvenzi, in collaborazione con Marsilio Arte, che a Genova, nel Sottoporticato di Palazzo Ducale e sino al prossimo 6 aprile, è stata allestita questa retrospettiva di 300 immagini, quasi tutte in bianco e nero, che ripercorrono la carriera di un fotografo gentile, nato e morto nella sua Larino (provincia di Campobasso) e vissuto in mezzo alla società romana del boom economico.
Inchieste fotogiornalistiche, ritratti di intellettuali, artisti e celebrità e immagini di vita quotidiana e istituzionale, oltre a un focus su Genova e la Liguria, sono le anime delle sezioni che compongono questa mostra dall’efficace titolo di “Paolo Di Paolo. Fotografie ritrovate”. Perché l’effetto che anche il fruitore ha è quello di ritrovare una parte di sé, immergendosi nella storia degli ultimi 70 anni di vita italiana, attraverso lo sguardo gentile ed empatico di un fotografo capace di riscrivere la storia fotografica italiana del secondo dopoguerra.

Strutturata in sette capitoli, alla fine della visita si ha l’impressione di aver percorso una sorta di album collettivo italiano, grazie alla Leica IIIC acquistata a Roma, al prezzo di significativi sacrifici personali. Una storia collettiva fatta pure di riviste e magazine, in opportuna evidenza nelle teche anch’esse presenti nel percorso espositivo, e dalla sua viva voce udibile, insieme al suo volto maturo, grazie a due video interviste che raccontano alcuni retroscena dell’uomo e del fotografo Paolo Di Paolo.
Gli inizi sono contrassegnati dalla partecipazione al progetto editoriale “Montaggio”, nato nel cuore di Piazza del Popolo per iniziativa di alcuni amici intellettuali come Mario Trevi e Brianna Carafa. “Montaggio” è anche una rivista di poesia e, a fianco dei versi, ci sono gli scatti di Paolo Di Paolo che non fungono da didascalia bensì da veri e propri racconti visivi autonomi. Cittadini romani del 1953, per lo più ripresi di spalle, fanno da trama visiva alle parti poetiche, in un bianco e nero che sa essere poetico, struggente, romantico e sofferto. Si percepisce la capitale in continua trasformazione, con le sue borgate tanto care a Pier Paolo Pasolini e le periferie che vengono travolte dall’espansione edilizia, in aggiunta comunque ai capisaldi della romanità, prima tra tutti l’anima vaticana. Sono elementi di soggetto che saranno abbastanza presenti nella carriera fotografica di Paolo Di Paolo, almeno fino alla cesura post chiusura de “Il Mondo”.

Proprio il rammarico di Paolo Di Paolo per la chiusura del settimanale politico, culturale ed economico diretto da Mario Pannunzio è al centro della prima videointervista. Il fotografo racconta anche il percorso della rivista oltre che il suo ruolo centrale di fotografo capace di aggiungere dosi di racconto con le proprie immagini a contenuti che erano di elevato livello culturale. C’è la consapevolezza, espressa molto bene da Di Paolo che lui, insieme agli altri fotografi (tra gli altri i fratelli Antonio e Nicola Sansone, Piergiorgio Branzi e Mario Dondero), stessero dando vita a uno stile fotografico autenticamente italiano.
Come anticipato in principio di questo contributo, quell’8 marzo del 1966, in Paolo Di Paolo “muore l’ambizione di continuare a fare il mestiere di fotografo”. Ognuna delle immagini esposte racconta una storia nello spazio geometrico del rettangolo fotografico, perché questo è stato il contributo di Di Paolo per la rivista: non un semplice complemento degli articoli, ma un ulteriore contributo attraverso il potere dell’immagine. “I piccoli guerrieri di Monte Mario”, in cui di spalle sono ripresi dei ragazzini che giocano alla guerra nella collina ancora abbastanza spoglia di Roma e soprattutto il superbo gioco a scacchi tra bianco e nero e nero e bianco di “Orgosolo” sono tra le narrazioni più efficaci di questo periodo.

Il mensile “Successo”, in collaborazione con il settimanale “Tempo”, gli commissiona nel 1959 un servizio sul litorale italiano che avrà per titolo “La lunga strada di sabbia” e per compagno di viaggio Pier Paolo Pasolini, figura cui resterà legato da sentimento di amicizia anche in occasione di alcuni film e la cui morte – per sua stessa ammissione – lo turberà parecchio al punto da non partecipare ai funerali dell’intellettuale. Pasolini sarà protagonista di alcune delle fotografie più importanti dell’intera carriera di Di Paolo, soprattutto la celebre immagine del poeta assorto in religioso silenzio davanti alla tomba di Antonio Gramsci, oppure quella che lo ritrae a pochi metri di distanza da un ragazzo con sullo sfondo il gasometro di Roma. Nell’ambito del progetto sui litorali, che riguarderà le coste italiane da Ventimiglia a Trieste, chiaramente rientra anche il litorale ligure. La parte più emozionante di questo progetto regionale è la parte in cui il fotografo ritrae i cantieri navali, avvicinandosi in modo diretto anche ai lavoratori (una costanza che caratterizzerà l’approccio del fotografo negli anni a venire).
Pasolini fotografa un rilassato Di Paolo e Di Paolo fotografa un energico e determinato Pasolini: le due espressioni rivelano il carattere dei due uomini, l’uno che non rinuncerà mai alla proverbiale cortesia d’animo, l’altro che non perderà mai la verve indignata e l’invettiva. Quella che percorrono e ritraggono è un’Italia socialmente in bilico tra progresso e vecchie tradizioni, un Paese che ancora ha il gusto di sorprendersi e stupefarsi, come succede, in uno scatto molto intenso, alla coppia con ragazzino che, vestita più da viaggio che da spiaggia, mette i piedi nell’acqua del litorale riminese con l’espressione di chi scopre il mare. È un’Italia che scopre la sensualità, come si evince dalla bellissima fotografia (a colori) di una donna statuaria dal viso e da larga parte del corpo coperti da una sorta di cromatico chador estivo che lascia intravedere solo una porzione della gamba destra.

È un’Italia che avanza anche dal punto di vista delle infrastrutture, e infatti la neonata Autostrada del Sole è oggetto di un progetto fotografico specifico di Paolo Di Paolo, cui viene commissionato di fotografarne l’inaugurazione. È il 1964, e per conto del “Tempo”, il fotografo decide di rinunciare al classico evento pomposo di un’inaugurazione alla presenza della politica per preferire una famiglia di contadini che è appostata ai margini del tracciato.
Nell’attività di Paolo Di Paolo è anche il momento dei viaggi all’estero: “Tempo” gli chiede dei reportage fotografici da alcuni paesi europei, sia d’occidente che dell’est, del Medio Oriente, sino agli USA e al Giappone. Il bianco e nero del fotografo cattura mondi lontani con il consueto garbo e la sua solida empatia. Atteggiamento che lo avvicinano a mondi diametralmente opposti: dalla fotografia di natura più sociale, con le sue inchieste sulle carceri italiane, a quella più politica, con il reportage sull’immensa folla partecipante ai funerali di Palmiro Togliatti, sino agli ambienti aristocratici romani dediti alla caccia alla volpe, passando per Maranello dove documenta il mondo Ferrari. Paolo Di Paolo procede così in direzione delle celebrità.

L’ultima e più ricca sezione della mostra, infatti, è una promenade che ci conduce dritto al cuore dei personaggi famosi del suo tempo. Impossibile enumerare tutti i “Ritratti” di questa parte della mostra, ma sicuramente su un ipotetico e plurimo podio troviamo Marcello Mastroianni, Simone Signoret e Ives Montand, Charlotte Rampling, Stefania Sandrelli e Anna Magnani.L’attore laziale è protagonista di alcuni intensi capitoli che lo vedono dialogare, seduti sul gradino di un marciapiede, con Sofia Loren, mangiare da solo, splendidamente illuminato da una luce soffusa quasi divina, nell’atto di baciare Faye Dunaway, ancora solitario su un divano a riposare. Signoret e Montand sono protagonisti di un polittico in cui parlottano avvicinandosi sempre di più sino al bacio, mentre Charlotte Rampling vorrebbe ipnotizzare il fotografo con una magnifica e seducente posa felina (il retroscena di questa foto, nell’assoluto silenzio di entrambi i protagonisti, è svelato da Di Paolo nel video che accompagna questa sezione). Una diciassettenne Stefania Sandrelli emerge divina dalle acque di Tor San Lorenzo, mentre Anna Magnani è protagonista di più foto mostrando la sua imponente personalità e contesti fortemente privati della propria vita famigliare, che per la prima volta si mostrano all’occhio di un fotografo. Anche qui il disvelamento dei retroscena avviene grazie alla video intervista che conferma, ancora una volta, la grande capacità empatica di relazionamento e di conquista della fiducia altrui che è stata parte del dna di Paolo Di Paolo.


