L’Intermediario Artistico Simone Subal entra a far parte della Paula Cooper Gallery

L’annuncio da parte della Paula Cooper Gallery dell’arrivo di Simone Subal come Senior Director ha scatenato una grande ondata d’interesse, e non solo nell’ambito dell’arte contemporanea. Lavorare per una galleria di tale prestigio rappresenta per l’intermediario viennese un ritorno alle origini, Subal infatti dichiara: “Sono assolutamente entusiasta di tornare alla Paula Cooper Gallery. Paula è stata il motivo per cui mi sono trasferito a New York nel 2000″.

La notizia arriva solo due mesi dopo la chiusura della Simone Subal Gallery, situata nel Lower East Side di New York, che ha rappresentato senza dubbio un punto di riferimento per l’arte d’avanguardia, dopo oltre 12 anni di attività. Un epilogo che si inserisce in un quadro più ampio di crisi del settore delle gallerie, con almeno altre 12 gallerie che hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno, a causa del rallentamento delle vendite dovuto ad una contrazione del mercato dell’arte.

Subal non è l’unico proprietario di gallerie a fare questo tipo di passaggio a strutture più grandi; anche Jasmin Tsou della JTT e Tif Sigfrids sono confluiti rispettivamente nella Galleria Lisson e Canada.

Inaugurata nel 2011, la Simone Subal Gallery è stata celeberrima per presentare l’arte più avanzata con un tocco di eleganza, ponendosi come sostenitrice di artisti europei come Anna K.E., Julien Bismuth, e Florian Meisenberg. Nel corso degli anni, Subal ha messo in mostra due volte Emily Mae Smith, un’artista il cui valore d’asta è schizzato a $1,6 milioni durante la pandemia, la quale si è poi trasferita presso l’ente più accreditato della Petzel Gallery.

Oltre alla sua vasta attività espositiva, Subal ha contribuito a valorizzare l’arte contemporanea, collocando importanti artisti nelle collezioni istituzionali tra cui quelle del Metropolitan Museum of Art, il Museum of Modern Art, il Whitney Museum of American Art, lo Studio Museum di Harlem, il Los Angeles County Museum of Art, ed il Centre Pompidou a Parigi.

“Wendy Cromwell, nota consulente d’arte, si esprime positivamente sulla mossa di Subal, dichiarando che il suo ingresso a far parte della Paula Cooper Gallery, nota per il suo focus sull’arte concettuale e minimale, è un’ottima combinazione. “Simone è universalmente ben vista e rispettata. È molto curatoriale. Il suo programma è stato un successo in termini di interesse museale”.

L’arrivo di Simone Subal alla Paula Cooper Gallery rappresenta dunque un significativo ritorno alle origini. L’intermediario artistico, nato e cresciuto a Vienna, aveva infatti effettuato un tirocinio alla Paula Cooper nel 1999, lavorando lì dal 2000 al 2003, periodo dopo il quale decise di conseguire il master presso il Center for Curatorial Studies del Bard College. Nel 2005, Subal tornò a New York, dove si impiegò alla Peter Blum Gallery, contribuendo ad aprire la sede di Chelsea, e lavorò come direttrice fino al 2010, anno in cui aprì la sua galleria.

Il ritorno di Subal alla Paula Cooper Gallery segna un momento di cambiamento per la stessa galleria, dato che la sua fondatrice, ormai 86enne, ha gettato le basi per una nuova generazione che ne porti avanti l’eredità. Tre anni fa, Lucas Cooper, figlio della gallerista, divenne partner amministrativo, mentre Steve Henry, direttore della galleria da 1998, fu nominato partner senior.

Il modo in cui la Paula Cooper Gallery ha influito positivamente sulla vita personale e professionale di Simone Subal è lampante, oltre a darle la possibilità di mettere in mostra la sua expertise nel settore artistico, l’ha resa protagonista anche di una vita sentimentale importante: infatti Simone ha conosciuto proprio in questa sede suo marito, lo storico dell’arte Alexander Dumbadze.

Un ritorno così importante coincide anche con un’altrettanto importante mostra, quella dedicata a Christian Marclay dal titolo “Subtitled”, in programma dal 12 settembre a Chelsea. Un ritorno quindi, nelle parole di Paula Cooper, “che era destino accadesse”.

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