Fin dal suo debutto nel 1969 alla mostra “Anti-Illusion: Procedures/Materials” tenuta presso il Whitney Museum of American Art di New York, Joel Shapiro ha continuato a far parlare di sé nel mondo della scultura moderna americana. Oggi, all’età di 82 anni, l’artista attribuisce il gene della sua carriera all’esperienza svolta come volontario nel Peace Corps in India. Durante il suo soggiorno, tra la formazione degli abitanti dei villaggi sull’uso delle latrine e la costruzione di forni senza fumo, Shapiro ha scoperto l’arte della scultura indiana, appassionandosi alla sua dimensione psicologica. “L’India mi ha fatto capire la possibilità di essere un artista.” ha affermato più volte.
Nato nel 1941 a Queens, New York, Shapiro ha studiato presso la New York University, dove ha conseguito la laurea nel 1964 e il master nel 1969, lo stesso anno in cui si è svolta la già citata mostra “Anti-Illusion”. Nel corso dei successivi cinquant’anni, la sua opera, pur mantenendosi astratta e geometrica, ha spesso avuto una vaga riproduzione umana, sperimentando la tensione intrinseca tra gravità e struttura.
Le sue sculture, pensate per essere viste da molteplici angolazioni, invitano lo spettatore a riflettere sulla propria relazione fisica e psicologica con lo spazio. Questo è ciò che i visitatori possono aspettarsi dalla sua prossima mostra personale presso la Pace Gallery di New York.
La mostra, che sarà accompagnata da un catalogo contenente un saggio del rinomato poeta e autore Vincent Katz, rappresenta la prima apparizione di Shapiro alla Pace dal 2014. Saranno esposte nuove sculture ambiziose, tra cui il pezzo forte dell’esposizione, ARK, un’imponente congerie di assi e travi di legno che pare stia in piedi per miracolo. “Ero lì che la stavo dipingendo”, ha affermato l’artista durante una conversazione Zoom dal suo studio di Long Island City, Queens.
Il suo atelier si estende su una superficie vasta, scelta non casuale considerando che le sue opere necessitano di essere osservate da tutte le angolazioni, persino quando raggiungono i 3,5 metri di altezza. E il fatto che lo spazio in cui si crea mette dei limiti a ciò che si può fare ha spinto Shapiro a sfruttare completamente le dimensioni del suo studio, che ha descritto come “grande”, sospdendo le sue opere dal soffitto, supportate da vari punti, in modo da poterle rimodellare liberamente.
Shapiro riesce così a comunicare al meglio la versatilità del suo lavoro, mantenendo una profonda intimità nelle sue opere, che nonostante le dimensioni non perdono mai il loro carattere personale e umano. È proprio questa connessione unica tra grandezza e intimità che rende le sculture di Shapiro così affascinanti e, allo stesso tempo, così imponenti. Develop





