Liu Ke, l’astrazione come eco simbolica del mondo

“Mi sento un po’ come uno scultore che non smette mai di ‘plasmare’ se stesso: attraverso un lavoro continuo di creazione e di riflessione, do forma alla mia struttura interiore”. Così si descrive Liu Ke, artista cinese nato nel 1976 nella provincia dello Hunan, oggi professore e vice direttore della Scuola di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Guangzhou, nonché figura attiva anche sul piano curatoriale e istituzionale con la fondazione di diversi spazi espositivi nel suo Paese. Non sorprende, allora, che la mostra che presenta alla Galleria Giovanni Bonelli di Milano, a cura di Fabio Cavallucci e aperta fino all’11 aprile 2026, si intitoli significativamente Ecce Homo. Un titolo che non va inteso come un semplice richiamo iconografico alla tradizione occidentale, ma come una dichiarazione più ampia sul modo in cui l’identità individuale si costruisce nel tempo, attraverso relazioni e confronti.

“Ecce Homo”, spiega l’artista, “è prima di tutto un’affermazione. Non un giudizio tra bene e male, ma un modo di prendere posizione davanti alle cose, di stabilire una corrispondenza diretta con ciò che si ha di fronte”. L’uomo evocato nel titolo non coincide dunque con una figura riconoscibile né con una dimensione narrativa. È piuttosto una condizione: il tentativo di definire una direzione dentro il cambiamento. In questo senso l’astrazione, nel lavoro di Liu Ke, non rappresenta un allontanamento dal reale, ma un modo per ridurlo a una forma più essenziale e concentrata. Le tele esposte in mostra, dominate da campiture cromatiche intense, da strutture geometriche rigorose e da un uso calibrato della linea, appaiono inizialmente come superfici compatte, quasi impermeabili. Ma osservandole con maggiore attenzione, si avverte come dietro quella sintesi continui a operare una memoria del paesaggio, una percezione fisica della natura, talvolta perfino un’allusione al corpo.

La progressiva riduzione del linguaggio non costituisce tuttavia una svolta improvvisa, ma il risultato di un percorso avviato dall’artista fin dagli esordi. “La semplicità non è arrivata più tardi come una rottura”, racconta Liu Ke in una lunga intervista rilasciata a Fabio Cavallucci, curatore della mostra. “È un traguardo che ho cercato fin dall’inizio. All’inizio avevo bisogno di accumulare e comprimere esperienza e linguaggio, finché non fosse possibile tornare a una forma più concisa”. Allo stesso modo, anche la geometria, oggi così centrale nella sua pittura, nasce da una tensione interna: “temevo che la geometrizzazione potesse rendere il lavoro troppo concettuale. Poi ho capito che tutto dipende dal processo: quando la semplificazione nasce da un movimento continuo di avanzamento e correzione, diventa uno strumento più efficace per esprimersi”.

Il rapporto tra flusso e struttura costituisce uno dei nodi più evidenti della sua ricerca. Nelle tele di Liu Ke, il movimento non coincide mai con un gesto espressivo immediato, ma con una dinamica interna all’immagine, che si sviluppa proprio entro i limiti imposti dalla forma. Il quadro, spesso impostato a partire da una struttura semplice e preliminare, prende consistenza attraverso una serie di passaggi successivi: aggiustamenti, deviazioni, conferme. Anche quando l’immagine appare completamente astratta, il punto di partenza resta comunque un’esperienza concreta del mondo. La natura non è per Liu Ke un tema da rappresentare, ma un piano di verifica del linguaggio pittorico. Senza questo continuo intreccio tra percezione soggettiva e realtà esterna, l’astrazione rischierebbe di chiudersi in un sistema autoreferenziale. È invece proprio nell’incontro tra idea e esperienza sensibile che il lavoro trova la propria necessità.

Nonostante le frequenti incursioni in altri ambiti, la pittura rimane il centro della sua pratica. Il colore, con la sua capacità di suggerire profondità pur restando ancorato alla superficie, gli consente di costruire uno spazio mobile, attraversato da ritmi e trasformazioni. La tela viene così trattata come un dispositivo di costruzione, in cui ogni elemento contribuisce a definire una struttura complessiva e a orientare la percezione dello spettatore. La mostra è inoltre occasione di un incontro tra contesti formativi differenti. Nella parte “underground” della galleria (lo spazio abitualmente dedicato al lavoro dei più giovani), Liu Ke mette in relazione una selezione di studenti dell’Accademia di Belle Arti di Guangzhou (Chen Jiachen, Gong Xuyao, Huang Zile, Lao Jiahhui, Yang Yifan, Yang Xinyu) con giovani artisti dell’Accademia di Brera che hanno già avuto modo di esporre nello spazio di laboratorio promosso da Giovanni Bonelli, tra cui Matteo Bianchi, Tommaso Frattini, Elisa Pini, Mattia Riccardo e Matteo Roversi. Il confronto non si configura come un episodio marginale, ma come parte integrante del progetto espositivo e riflette la dimensione pedagogica e istituzionale che attraversa da tempo il lavoro dell’artista. Negli ultimi anni, Liu Ke ha infatti fondato e diretto diversi spazi espositivi in Cina, dal Sabaku al Boxes Museum fino al Songshan Lake Art Museum, e sta attualmente lavorando alla trasformazione di una ex miniera di carbone nella regione natale dello Hunan in un nuovo centro dedicato alla produzione artistica. Per lui, queste attività non rappresentano un ambito separato dalla pratica pittorica, ma una sua naturale estensione. Il confronto con artisti diversi, l’organizzazione di mostre e la costruzione di istituzioni diventano occasioni per rimettere continuamente in gioco il proprio pensiero e aprire nuove direzioni di lavoro. La pittura di Liu Ke restituisce così all’astrazione una dimensione concreta di esperienza: non come distanza dal reale, ma come uno dei modi possibili per ridefinirne continuamente la presenza.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Wild by Design: all’ADI Design Museum la pittura di Marco Grasso trasforma la natura in modello progettuale

All’ADI Design Museum, spazio dedicato alla cultura del progetto e alla collezione storica del Compasso d’Oro, Wild by Design introduce un cortocircuito interessante: portare la pittura - e in particolare la wildlife art - dentro un contesto puramente di design. Non come elemento decorativo, ma come dispositivo teorico.

“Anime in scatola” di Maddalena Rossetti

Negli spazi sconsacrati della Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri a Milano, la mostra Anime in scatola presenta un corpus di opere di Maddalena Rossetti, accompagnato dal testo critico di Vera Agosti.

“Cantarella” di Nuria Mora all’Ambrosiana

Durante la Milano Art Week, alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Cantarella di Nuria Mora trasforma la Sala del Foro Romano in un ambiente che intreccia memoria, leggenda e riflessione sul femminile, tra rispetto del luogo e rilettura critica del mito.

“POPULUS” il Fiume Po come laboratorio tra arte e scienza

Tra aprile e maggio 2026, il progetto Populus dell’Università di Parma trasforma il Po in un percorso partecipativo che intreccia arte contemporanea, ricerca scientifica e comunità per riflettere su crisi climatica e biodiversità.
Alessandro Riva
Alessandro Riva
Alessandro Riva, critico d’arte e curatore, è nato a Milano nel 1964. Tra le sue mostre principali, ricordiamo: Sui generis - la ridefinizione del genere nella nuova arte italiana (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2001), Totemica (Casa del Mantegna, Mantova, 2001), Italian Factory, The New Italian art scene (Biennale Internazionale d’arte, Venice, Strasburg and Turin, 2003), Street Art Sweet Art (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2007), Crossover (Venezia, Arsenale, 2013), Pop Up Revolution! (Milano, 2015), Unknownmonk (Mosca, 2015), Pop Up Italian Show (Hubei Museum of Arts, Wuhan, China, 2015). Ha collaborato con artisti italiani e stranieri nella realizzazione di progetti sia in Italia che all’estero, curato festival internazionali, libri e monografie su artisti. Tra gli ultimi ricordiamo il volume “Primary Form in Re-idol” di Yue Minjun e “Nicola Samorì” per Liaoning Fine Arts Publishing House. Ha collaborato con Rai2 e Rai3 con il programma “Blu Notte”, e con diverse radio e web tv come giornalista culturale e conduttore di programmi dedicati all’arte. Come giornalista d’arte, ha collaborato con molte testate nazionali, specializzate e non, e ha diretto riviste di settore, come “Italian Factory Magazine” e “Arte In”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui