Quando l’uomo non è più al centro del mondo, può avere due strade: una di queste è la capacità di arrendersi alla natura che lo circonda e lasciarsi contaminare. È quello che accade in Human Connections, mostra di Filippo Tincolini presente a Pietrasanta, presso la collegiata di Sant’Agostino, curata da Alessandro Romanini.
Il titolo della mostra è evocativo dell’intento dello scultore Filippo Tincolini: “Human connections nasce per una mia esigenza che racchiudesse le serie che fanno parte della mia ricerca artistica. Il luogo per me più congeniale, avendo io lo studio a Carrara, è stato proprio Pietrasanta che ha questo bellissimo spazio del complesso del Sant’Agostino e quando ho creato la serie degli Ancient God l’ho immaginata proprio per la chiesa. Nell’emozione, per questa mostra, ho detto che dovevo anche lasciare qualcosa, non solo la mostra, ma un monumento che ricordi questo mio passaggio.” Questa volontà di lasciare un segno è testimoniata dalla donazione dell’opera Spaceman.
La mostra di Filippo Tincolini si inserisce all’interno di un progetto più ampio e articolato. In occasione dell’evento “Monumentum. Arte e spazio pubblico”, il 16 maggio è stata svelata Spaceman, una scultura monumentale in marmo bianco di Carrara, alta oltre quattro metri, donata alla città di Pietrasanta grazie al sostegno di Litix Tech e Henraux. L’opera, installata in Piazza Duomo, raffigura un astronauta attraversato da foglie e fiori, simbolo di un equilibrio tra esplorazione e radicamento, natura e tecnologia.
All’evento erano presenti il Sindaco di Pietrasanta e il Sindaco di Vinci, quest’ultimo intervenuto anche per presentare il bozzetto della scultura dedicata a Leonardo da Vinci, che sarà realizzata dallo stesso Tincolini e installata a Vinci entro il 2026. Quest’ultima donazione rafforza il legame tra le due città e conferma l’intento dell’iniziativa di promuovere l’arte come strumento di trasformazione dello spazio pubblico, memoria condivisa e identità culturale.

Antichi nuovi dei
Human Connections racconta della contaminazione tra uomo e natura, in cui sono coinvolte tutte le opere di Tincolini presenti a Pietrasanta. Anche il concetto di archeologia, da cui deriva la serie Ancient God, infatti, può essere collegata a un rapporto – per quanto brusco e complesso – tra ciò che ha prodotto l’uomo e la natura che modella, a suo piacimento, ciò che col tempo è sommerso dalla vegetazione e dalla terra, per poi diventare un oggetto di scoperta.
Afferma, in questo contesto, Tincolini: “La serie Ancient God ruota attorno al concetto di archeologia per cui scavo e non trovo più una testina di Venere, ma trovo una testina di Spiderman che non si chiama Spiderman, ma Aracne, per collegarmi al mito.” Quello di cui Tincolini ci parla, sia nel contesto culturale che archeologico, è la necessità di essere consapevoli di una sedimentazione cognitiva: la nostra idea di archeologia, infatti, ci abitua a pensare alla scultura rinvenuta come un frammento di qualcosa di più grande, naturalmente privo di colore, in un “impasto di canoni di estetica ed etica“.
Quelle sculture che, in Tincolini, sembrano rotte, ma sono il frutto di un sapiente metodo di lavorazione del marmo, richiamano le antiche sculture rinvenute nel passato, ma affrontano temi e argomenti che coinvolgono il nostro tempo, per attirare anche le nuove generazioni, il cui legame principale è quello con il colore della patinatura. Quello che troviamo in queste opere è un «glitch semantico» tra mitologia e cultura pop.

Le radici di Spaceman
Anche lo Spaceman ha un’anima colorata, rappresentata dall’opera in resina che si trova in Piazza Carducci, Spaceman Light Blue. Il colore aiuta a far emergere la texture del marmo, infatti, ma è anche un potente catalizzatore dell’attenzione: «La necessità di un neopop – racconta Tincolini – nasce per contrastare e far dialogare la scultura nello spazio. Il colore, inoltre, è una delle prime forme di adattamento: se fosse tutto bianco non vedremmo niente; è per questo che ho anche iniziato a dipingere il marmo: avevo questa necessità di staccarmi da quel candore, dalla purezza del marmo che conosciamo grazie al Rinascimento, mentre in epoca classica le sculture erano tutte colorate e il marmo era solo una superficie su cui dipingere. Bernini, Canova e Michelangelo con il tempo hanno esaltato il materiale, ma ho cercato di riprendere anche dal classico.»
Lo Spaceman è una delle sculture più iconiche dell’artista «perché raccoglie i temi della tecnologia, ma anche della natura, dunque, la necessità di varcare i confini terrestri, ma con un occhio alla natura che è l’anima di tutto e vince sempre.» Spaceman ha una genesi digitale: immaginata quando eravamo in lockdown, è la rappresentazione di una tuta spaziale rotta da fiori che emergono dall’interno. È la la natura che si riappropria degli spazi conquistati dalla terra, riuscendo a superare tutte le barriere, estendendosi in uno spazio privo di limiti che rispecchia anche il desiderio di uno degli esseri più problematici della natura: l’uomo.
Il marmo bianco dello Spaceman che troviamo oggi in Piazza Duomo richiama l’idea del monumento perenne che supera i termini umani di spazio e tempo – per, caso mai, riemergere in un tempo lontanissimo, come frammento o rovina – elemento che proviene dalla terra e che ci ricorda la necessità di rimanere con i piedi ben saldi, per mantenere sempre un equilibrio tra realtà e immaginazione. Come un grande e complesso albero, infatti, le foglie e i fiori si arrampicano verso l’alto, ma le radici rimangono ancorate a terra.

Leonardo da Vinci, un volto di innovazione e tradizione
Sempre il 16 maggio è stata presentata l’iniziativa Leonardo torna a Vinci, in cui il sindaco di Vinci ha ufficialmente donato il modello in gesso, realizzato da Tincolini, della futura scultura figurativa di Leonardo al Museo dei bozzetti. La scultura che l’artista realizzerà per il 2026 è l’unica opera figurativa che rappresenti il grande artista e inventore nella sua città natale, dotata di un basamento in stile classico che rappresenterà momenti e opere importanti di Leonardo. L’aria è l’elemento con cui Tincolini ha deciso di omaggiare il da Vinci in quest’opera: l’elemento sfuggevole, invisibile, del vuoto per eccellenza è presente nei panneggi baroccamente mossi dal vento e della vite aerea che l’inventore tiene in mano.
«Oggi presentiamo il bozzetto di Leonardo, donato all’amministrazione al Museo dei bozzetti. A Vinci manca una sua rappresentazione figurativa. Leonardo, infatti, viene celebrato con tanti simboli e installazioni contemporanee, ma il cittadino di Vinci non si riconosce solo nell’arte contemporanea o nei simboli e col sindaco abbiamo avuto l’intesa di celebrare e creare un monumento [figurativo]. In questo caso ho cercato di includere l’estetica classica, i panneggi barocchi per celebrare l’aria, la non materia, il vuoto, che Leonardo ha studiato a livello scientifico e pittorico: le macchine volanti e l’atmosfera. Nella base si racconta l’artista tramite la Gioconda e l’Uomo vitruviano, insieme a un Drago che hanno trovato a Vinci, e dietro ci sarà scritto in scrittura rovescia la spiegazione del monumento e chi ha partecipato alla sua elaborazione.»


