È da diverso tempo che si osserva una crescente preoccupazione sulle possibili conseguenze drastiche del cambiamento climatico. Le catastrofi naturali, le irregolarità climatiche e le previsioni sull’aumento del livello del mare hanno alimentato questa ansia. Tuttavia, Bjørn Lomborg, presidente del Copenhagen Consensus Center e ricercatore alla Hoover Institution dell’Università di Stanford, cerca di portare una voce di equilibrio e moderazione in questo dialogo mondiale.
Falso allarme: ecco come titola il suo bestseller sbarcato in Italia lo scorso 25 giugno, un’opera scritta proprio per placare questa crescente apprensione. Arrivato a Roma per la presentazione del libro, Lomborg ha condiviso con l’ANSA le motivazioni dietro la sua opera.
La ragione principale risiede nella sua percezione che troppe persone siano eccessivamente preoccupate per la questione del cambiamento climatico. Lomborg non nega il problema, ma sostiene che la situazione è molto meno drammatica di quello che molti ritengono. Infatti, avverte dell’eccessivo allarmismo che potrebbe portare a scelte errate, scelte che potrebbero farci buttare via risorse importanti.
Esempio di queste scelte? Lomborg porta l’attenzione sui due trilioni di dollari spesi solo l’anno scorso negli Stati Uniti per la transizione verde, una cifra impressionante che corrisponde al 2% del PIL americano. A fronte di quest’investimento c’è un impatto limitato in termini di riduzione delle emissioni. In altre parole, Lomborg esorta a spendere le risorse in progetti che veramente servano per migliorare la nostra vita.
Come potrebbe qualcuno non essere d’accordo con l’idea di investire in progetti che migliorano la nostra vita, potrebbero chiedersi i lettori. Lomborg afferma che la risposta può essere trovata nell’eccessivo allarmismo che spinge l’opinione pubblica a giustificare quasi qualsiasi politica, anche quelle inefficaci o dispendiose, a patto che vengano presentate come soluzioni alla crisi climatica.
È il discorso catastrofista che, secondo Lomborg, non poggia su nessun elemento fattuale concreto. Ritiene che l’approccio catastrofista induca le persone a credere che stiamo andando verso l’estinzione, una prospettiva che non trova riscontri nei dati. Mostra nel suo libro un grafico che, dal 1920 ad oggi, raffigura un calo drastico del numero di morti a causa di catastrofi naturali, passati da circa mezzo milione di persone all’anno a circa quindicimila, a dispetto dell’aumento di eventi estremi dovuto al cambiamento climatico.
Lomborg, quindi, lascia un messaggio di cautione. Il catastrofismo non aiuterà a risolvere la questione del cambiamento climatico. L’invito è a non sottovalutare il problema, certo, ma neanche ad essere inghiottiti da un pessimismo infondato. Bisogna restare razionali, mantenere la calma e lavorare insieme per trovare soluzioni efficaci che possano migliorare la nostra vita e proteggere il nostro pianeta.
Alla domanda se mangiare insetti potrebbe essere un’opzione per salvare il pianeta, Lomborg sorride e risponde: “Sono vegetariano”.


