Look at Me, diario al femminile tra pop e manga. La Textil Art di Armadilly per il Fuori Salone

Look at me, I am the sun!”, è l’invito, candidamente sincero ed entusiasta, che Camilla Cesarini, in arte Armadilly, giovane, dirompente artista al compimento del trentesimo anno d’età quest’anno, rivolge al pubblico con bello spirito da debuttante, anche se il curriculum è già ben nutrito. La pratica artistica di Armadilly ha già ottenuto riconoscimenti, esponendo in progetti di rilievo, tra cui la doppia personale con Giosetta Fioroni a Roma Arte in Nuvola 2021, la partecipazione alla sesta edizione della rassegna Contextile in Portogallo (2022), dove ha ricevuto l’Acquisition Prize, e la collettiva “Quattrocantesimo” a cura di Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona presso Palazzo Costantino (luglio 2024).

Questa volta Armadilly è in mostra, in concomitanza col Fuori Salone, negli spazi dell’Accademia Italiana a Roma, via dello Scalo di San Lorenzo 10, per la cura dell’altrettanto giovane e valente Gemma Gulisano, prima scopritrice e assidua promotrice dell’artista, e con la collaborazione di Spazio Studi Arte.

L’invito a entrare nel fantastico mondo di Armadilly è ancora valido per i giorni del Fuori Salone dunque e vale la pena di raccoglierlo, e stupirsi osservando, anzitutto la perizia tecnica nella tessitura e nell’assemblaggio delle parti manifatturiere, sartoriali, che applica Camilla alle sue opere, di ottima fattura textile art, come si chiama oggi il genere che maneggia tessuti, fili e matasse come supporto artistico, ma provenienti nell’ispirazione dalla Pop Art, soprattutto di retaggio nippo manga, almeno nel traslato immaginifico che ne ha fatto l’Occidente durante gli anni della formazione artistica dell’autrice.

Il mondo di Armadilly si compone pure di originali riferimenti al mondo digitale, naturalmente, ma in una versione raffinata e quasi “antica”, di gusto gozzaniano. Quelle “piccole cose di buon gusto”, parafrasando il poeta, che la ragazza ha raccolto nell’intimità della memoria fin da bambina, poi da adolescente, fino a restituire, oggi, la cronistoria personale, gioiosa e sofferta, di un diario privato di sentimenti, suggestioni, speranze e delusioni, un vissuto generazionale confezionato nelle modalità espressive, ovvero vignette, sketch, racconti figurati, delle sempiterne piccole donne che crescono. Sia pure adeguate, certamente, esse modalità, al repertorio iconico – e ironico – del presente.

“Attraverso colori accesi e forme – ci spiega la curatrice Gulisano -, Armadilly esplora i meccanismi di autorappresentazione nei social media, il bisogno di validazione e le insicurezze della identità digitale”.

E di sé, sul proprio lavoro e sulle ragioni della sua arte, Armadilly dice: “parlo dei social e di adolescenti annoiate che si postano su Instagram, parlo di me e di come mi rapporto all’universo digitale, parlo del mio corpo, di come mi vedo allo specchio e di come vorrei che mi vedessero gli altri”. Per spiegarsi meglio, a completamento del progetto espositivo, Armadilly terrà un workshop dedicato alla tecnica del Punch Needle, aperto a studenti e studentesse dell’Accademia Italiana.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

In Slovenia c’è una mostra dove L’urlo di Munch e La grande onda di Hokusai si possono toccare

C'è una mostra in Slovenia dove L’urlo di Munch si può scomporre in più parti, dove La grande onda di Hokusai ha una superficie tridimensionale da esplorare con le mani e dove diciassette artisti contemporanei hanno reinterpretato il proprio linguaggio per comunicare attraverso il senso del tatto: "Tactile Gallery. Art Beyond the Visible"

Joseph Kosuth e i 28 metri di neon al Museo del Novecento

La nuova installazione permanente realizzata dall'artista americano per il Museo del Novecento - una scritta al neon di ventotto metri intitolata Vedere le cose - non si limita ad aggiungere un'opera alla collezione del museo, ma modifica piuttosto il modo in cui ci rapportiamo allo spazio che la ospita e, soprattutto, alla città che la circonda
Paolo Sciortino
Paolo Sciortino
Paolo Antonio Sciortino, inteso Nino Santantuono, nasce e scrive a Milano da sessant'anni quasi suonati. Ha scritto articoli di giornale, romanzi, testi poetici, canzoni e testi teatrali, è stato copywriter, ghost writer, art writer. Adesso è un po' stanchino di tutte le parole che hanno invaso il pianeta, dunque ascolta poco e parla ancora meno. Ma siccome respira ancora, continua a scrivere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui