Lu Yang a Venezia: DOKU The Illusion trasforma l’Espace Louis Vuitton in un santuario digitale

In parallelo con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, la Fondation Louis Vuitton presenta DOKU The Illusion, una mostra interamente dedicata a Lu Yang, figura centrale nella riflessione contemporanea su identità digitale, corpo e realtà simulata. L’intervento si inserisce nel doppio anniversario degli Espaces Louis Vuitton e del programma Hors-les-murs, rafforzando una linea curatoriale attenta a pratiche che interrogano il presente attraverso linguaggi ibridi e immersivi.

La ricerca di Lu Yang si fonda su un intreccio preciso tra filosofia buddhista e cultura visiva contemporanea. Concetti come illusione, reincarnazione e natura instabile dell’esistenza vengono traslati in ambienti digitali complessi, dove la realtà appare come costruzione fluida. Il riferimento alla scuola Madhyamaka diventa struttura concettuale: nulla è fisso, tutto è trasformazione.

All’interno di questo sistema, manga, anime e videogiochi funzionano come grammatica visiva. Non citazione estetica, ma linguaggio operativo attraverso cui l’artista costruisce entità ibride, corpi sintetici che superano i confini tra umano e artificiale. Il risultato è una riflessione diretta su cosa significhi esistere oggi, in una condizione in cui identità e presenza risultano continuamente ridefinite.

Il cuore della mostra è DOKU The Illusion, quarto capitolo di un progetto avviato nel 2019. DOKU è un avatar generato dal volto dell’artista, una figura digitale che attraversa spazi e situazioni senza vincoli fisici. Il nome richiama una condizione originaria di solitudine, ma anche una forma di autonomia radicale. Attraverso questo personaggio, Lu Yang esplora la possibilità di una reincarnazione digitale, liberata dai limiti del corpo biologico.

Il film, della durata di oltre due ore, si sviluppa come un flusso visivo continuo in cui immagini generate dall’intelligenza artificiale si intrecciano con narrazione e suono. Ambienti quotidiani — metropolitane, musei, mercati — si trasformano in scenari instabili, attraversati da combattimenti, rituali, morte e rinascita. A questa intensità si alternano momenti più sospesi, creando una tensione costante tra eccesso e contemplazione.

L’allestimento amplifica questa dimensione. L’Espace Louis Vuitton Venezia viene trasformato in un ambiente che richiama un santuario, con il film proiettato su un grande schermo LED disposto come un altare. Due sculture del Buddha introducono il tema della ciclicità dell’esistenza, mentre il soffitto a specchio moltiplica le immagini e include il visitatore all’interno dell’opera. La presenza dello spettatore non è esterna: diventa parte attiva del dispositivo visivo.

In questo spazio, la distinzione tra osservazione e partecipazione si attenua. Il viaggio di DOKU — costruito come un road movie digitale tra paesaggi giapponesi e ambienti urbani — si estende a chi guarda, coinvolto in una percezione instabile e stratificata. La colonna sonora, che mescola hip-hop, pianoforte e musica tradizionale, costruisce un ritmo continuo che accompagna l’esperienza senza interruzioni.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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