Dal 23 ottobre al 6 novembre 2025, Palazzo Provana di Collegno (TO) accoglie nell’ambito di Ultra, evento organizzato da Diffusissima (Alyona Kosareva e Massimo Gioscia) e curato da Simone Sensi, un nuovo capitolo della ricerca di Luca Baldocchi. L’artista presenta per la prima volta due sculture della serie Fossil, un progetto in divenire composto da trentatré opere che riflettono sulla vulnerabilità della materia e dell’essere umano di fronte al tempo, all’erosione e alle forze invisibili che attraversano il presente.
Nel linguaggio di Baldocchi, la materia non è mai neutra: è un corpo vivo, esposto alle stesse trasformazioni dell’uomo e della civiltà che la produce. Con Fossil, l’artista costruisce un archivio di reperti contemporanei, una sorta di archeologia del futuro in cui gli oggetti del quotidiano si trasformano in testimonianze poetiche di un’epoca fragile e contraddittoria. Le due opere presentate a Ultra, Reperto N.1 e Reperto N.4, sono due esempi paradigmatici di questa visione, capaci di fondere tensione concettuale e potenza materica.
In Reperto N.1, un frammento di portiera metallica, segnato da tagli netti e incisioni chirurgiche, diventa simbolo della fragilità della protezione. Ciò che un tempo aveva funzione difensiva, un guscio, un confine, una barriera, si mostra ora ferito, vulnerabile, ridotto a reliquia. È una scultura che racconta la tensione tra resistenza e caducità, tra la volontà di proteggersi e l’impossibilità di sottrarsi al tempo. Baldocchi non ricostruisce né distrugge: sospende. Mette la materia in bilico, come se ogni oggetto fosse in attesa di una nuova identità o di una possibile rinascita.
Diverso ma complementare è Reperto N.4, dove una pompa di benzina si erge come una moderna Excalibur conficcata nel suolo. L’opera, con il suo equilibrio tra sacralità e ironia, diventa emblema di potere e dipendenza, ma anche di riscatto. L’oggetto industriale si trasfigura in una scultura totemica, sospesa tra monumento e rovina, capace di evocare tanto la storia dell’energia fossile quanto la nostra ossessione per il controllo. In questo senso, Baldocchi sembra suggerire che ogni tecnologia umana, nel momento stesso in cui nasce, porta già in sé la propria obsolescenza, la propria fossilizzazione.
Le opere di Fossil sono dunque reperti immaginari, frammenti di un mondo che si sta già sedimentando nel passato. Ogni superficie porta i segni del tempo, ma non come semplice erosione: le abrasioni e le lacerazioni diventano tracce di vita, indizi di una storia collettiva che riguarda tanto la materia quanto l’uomo che la plasma. In questo modo, Baldocchi costruisce un dialogo tra memoria e futuro, tra rovina e rinascita, tra il gesto dell’artigiano e l’estetica dell’oggetto industriale.

Accanto alla serie Fossil, in mostra compare anche “Buzzer” Gold Edition, già presentata ad Art Dubai, in cui l’artista prosegue la riflessione sul rapporto tra tecnologia e realtà fisica. I comandi digitali “chiudi”, “riduci”, “ingrandisci”, gesti che compiamo centinaia di volte al giorno davanti a uno schermo, vengono estratti dal loro contesto e trasformati in oggetti tridimensionali, fusioni dorate che riflettono lo spettatore. Il gesto virtuale diventa materia preziosa, quasi un amuleto contemporaneo: un invito a riflettere sulla smaterializzazione delle nostre azioni quotidiane e sulla possibilità di riportarle a un contatto reale, tattile, umano.
Con questa nuova produzione, Luca Baldocchi conferma la coerenza e la profondità di una ricerca che unisce poetica materica e lucidità concettuale. Le sue sculture sono organismi di pensiero, spazi sospesi in cui convivono bellezza e vulnerabilità, passato e futuro, artificio e natura. Ogni opera sembra nascere dal bisogno di restituire peso e presenza a ciò che la nostra epoca tende a rendere invisibile o effimero.Fossil è, in fondo, un’indagine sulla memoria come forma di resistenza: un modo per trattenere il tempo attraverso la materia, per fissare in un oggetto il respiro di un’epoca che fugge. Nel trasformare rottami e strumenti quotidiani in reliquie del contemporaneo, Baldocchi ci costringe a confrontarci con la nostra stessa transitorietà. Le sue sculture ci ricordano che ogni oggetto è destinato a diventare fossile, ma che in quella fossilizzazione può ancora brillare un frammento di luce, un’eco di futuro.





