Dal 19 aprile al 5 luglio 2026, Villa Arconati ospita “Luce”, mostra collettiva a cura di Diana Segantini e promossa dalla Fondazione Augusto Rancilio, nell’ambito delle attività della piattaforma Arco, a un anno dalla sua attivazione. Il progetto si inserisce in un contesto che mira a mettere in relazione ricerca artistica contemporanea e luoghi storici, utilizzando un tema trasversale come la luce per costruire un percorso unitario.
La mostra assume la luce come elemento centrale, considerandola non solo in termini estetici ma anche come fenomeno fisico e dispositivo percettivo, capace di influenzare la lettura dello spazio. Naturale o artificiale, la luce diventa uno strumento attraverso cui le opere entrano in relazione con l’architettura barocca della villa, senza sovrapporsi ad essa ma attivando una serie di interazioni visive e ambientali.
L’impostazione curatoriale si distingue per una struttura più raccolta e definita rispetto alla precedente edizione, con una distribuzione delle opere concentrata nelle sale del piano terra e in alcune aree del giardino storico. Questa scelta consente di costruire una fruizione più diretta, in cui il rapporto tra interno ed esterno, tra luce naturale e intervento artistico, diventa parte integrante dell’esperienza.
Il percorso riunisce un gruppo eterogeneo di artisti – Marco D’Anna, Mario Deluigi, Alex Dorici, Igor Eskinja, Flavio Favelli, Emanuele Gregolin, Diango Hernández, Brigitte Kowanz, Luca Marignoni, Conor McCreedy, Nives Nidauer, Ivan Seal, Melanie Sterba e Max Zuber – le cui pratiche affrontano il tema della luce attraverso linguaggi e media differenti. Le opere non si limitano a rappresentare la luce, ma la utilizzano come materiale operativo, capace di definire superfici, volumi e relazioni spaziali.
In questo contesto, la luce agisce come elemento che modula la percezione, evidenziando dettagli architettonici, creando zone di intensità o attenuazione e contribuendo a costruire un ritmo interno al percorso espositivo. Il dialogo tra le opere e lo spazio si sviluppa quindi per interferenze e corrispondenze, in cui la componente visiva si intreccia con quella ambientale.
La scelta di intervenire anche nel giardino amplia ulteriormente il campo di indagine, introducendo una dimensione in cui la luce naturale diventa variabile determinante. Le condizioni atmosferiche, il passaggio delle ore e la relazione con il paesaggio incidono sulla percezione delle opere, rendendo l’esperienza non completamente stabile ma soggetta a variazioni.
Accanto alla mostra, il progetto si sviluppa attraverso il programma Art Talks On Light, che comprende incontri con artisti, curatori e studiosi, oltre a visite guidate e appuntamenti serali. Questa estensione temporale e discorsiva rafforza il carattere della mostra come piattaforma di confronto, in cui il tema della luce viene affrontato da prospettive diverse, tra pratica artistica e riflessione teorica.
All’interno di questa struttura, Arco si propone come un dispositivo capace di connettere diversi ambiti del sistema dell’arte, mettendo in relazione istituzioni, gallerie e contesti di ricerca. La collaborazione con realtà come Curuna Ardez, Francesca Minini, Galleria Monica De Cardenas, Kromya Gallery, NP Art Lab, PS Gallery e Wizard Galeria contribuisce alla costruzione del progetto, evidenziando una dimensione condivisa della produzione espositiva.
“Luce” si configura così come un’indagine articolata che utilizza un elemento apparentemente universale per costruire un percorso specifico, in cui opere, spazio e contesto storico entrano in relazione attraverso un equilibrio tra intervento contemporaneo e struttura architettonica esistente.



