In un parallelismo storico fascinoso, la pioniera dell’astrazione, l’artista svedese Hilma af Klint e la rivoluzionaria italiana dell’educazione, Maria Montessori, sembrano danzare intorno all’idea del cambiamento radicale nelle corrispondenti tavolozze dei loro universi. Pur non essendosi mai incontrate, le due figure femminili esemplificano la costante urgenza di reinventarsi dell’epoca in cui vissero.
È improbabile che Montessori avesse mai partecipato a un party nella dimora di un ricco mecenate, ammirando le grandi opere astratte di af Klint appese sui muri di un lussuoso salone. Af Klint, ostentando una riservatezza quasi mistica, raramente esibiva al pubblico i suoi quadri astratti e carichi di colore che iniziò a realizzare nel 1906, prima di altri pionieri come Wasily Kandinsky e Piet Mondrian. La stessa af Klint desiderava che le sue opere fossero riportate alla luce solo 20 anni dopo la sua morte, convinta che il mondo non fosse ancora pronto per comprenderle.
Eppure, nel mondo immaginario della regista francese Léa Todorov, il modernismo incalzante è pronto ad abbracciare l’arte rivoluzionaria di af Klint. Nel suo primo lungometraggio, “La Nouvelle Femme” (noto anche come “Maria Montessori”), Todorov evoca proprio una scena di festa in cui Montessori, interpretata magistralmente da Jasmine Trinca, incrocia la strada del collezionista delle opere di af Klint. Il film è un inno alle donne e alla maternità, incorniciate nel contesto di un mondo in modernizzazione, mettendo in luce il coraggio, le realizzazioni e le ambizioni femminili.
“La mia intenzione era di includere quanta più arte femminile possibile nel film”, spiega Todorov. Oltre alle tele di af Klint, il film incorpora la musica della compositrice post-romantica Mélanie Bonis e ritratti di donne sapientemente inseriti negli interni del set cinematografico. L’artistica convergenza tra af Klint e Montessori si fa ancora più intrigante considerando la loro comune appartenenza alla stessa Società Teosofica, un gruppo esoterico-spirituale che promuoveva la partecipazione femminile e sosteneva il movimento suffragista.
Per condire ulteriormente di misticismo il film, Todorov immagina una seduta spiritica nella casa del collezionista di af Klint, alla quale assiste una febbricitante Montessori. Questa scena, seguita da riprese saturo-monocromatiche, rappresenta l’avvento della modernità del XX secolo e le nuove forme d’arte del suo tempo.
“Dapprima c’è Hilma af Klint”, afferma Todorov “la prima donna e la prima pittrice di opere astratte.” Un romanzo nella storia dell’arte la cui ribalta arriva postuma, ma che nella finzione cinematografica, trova un dialogo profondo con un’altra pioniera della stessa epoca, Maria Montessori.
Nella trama di Todorov, l’arte non è mero decoro, ma contribuisce a raccontare storie, a costruire personaggi e a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Un ponte invisibile tra due figure femminili straordinarie, che attraverso il loro genio, hanno modellato e segnato l’evoluzione della storia contemporanea. Dall’educazione all’arte, dalla materiale alla spirituale, Maria Montessori e Hilma af Klint si intrecciano nell’intricato tessuto del progresso, segnalando un mondo che si modernizza.



