L’universo fluido e instabile di Alice Chisari

Anamorfosi e coccodrilli è la prima mostra personale di Alice Chisari, una giovane pittrice catanese appena uscita dall’Accademia di belle Arti di Palermo, dove è stata allieva di Alessandro Bazan e di Fulvio di Piazza, con il quale è attualmente anche cultrice della materia. Curata da Vito Chiaramonte presso lo spazio Giuseppe Veniero Project, l’esposizione mette in scena l’universo fluido e instabile di Alice che, con la sua ricerca artistica, si concentra sulla distorsione pittorica della memoria.

Alice, il cui nome sembra un presagio, un “nomen omen” indicatore della sua stessa natura, si muove in un mondo deformato e straniante come il personaggio di Lewis Carroll. La sua pittura è un viaggio nel tempo, un’esplorazione di realtà alterate dove le aspettative vengono continuamente smentite. Osservando le sue tele si viene subito attratti dai colori saturi e dalle forme instabili del suo universo fluido, dopo un po’ si ha l’impressione di avere oltrepassato il varco simbolico tra il mondo reale e quello irreale, di essere precipitati all’improvviso nel vuoto della tana del Bianconiglio.

Questa sorta di specchio deformante è un varco attraverso il quale il mondo si smaglia, come se cedesse ad una tensione interiore, quasi ad una necessità, per lasciar affiorare l’informe. La deformazione che pulsa sotto pelle trova sfogo nel suo stesso divenire, ma non viene mostrata, semplicemente appare.

Una materia invisibile riaffiora inaspettatamente alterando i soggetti e ci fa vedere la realtà sotto la lente deformata dei ricordi, quei ricordi che di solito restano seppelliti dall’inconscio, ma che Alice riesce a fare emergere attraverso la sua pittura, quasi fosse una terapia psicoanalitica.

Il suo mondo infantile e colorato è solo apparentemente giocoso e disinvolto, vi si scorgono occhi intrisi di nostalgia, una nostalgia deformante che travalica i confini della cornice del dipinto fino ad espandersi nella tridimensionalità di supporti inattesi. Emergono frammenti di una storia familiare e privata, che si intreccia con il fluire della vita. Figure apparentemente allegre, sono alterate dalla sofferenza del ricordo, il ricordo di un mondo lontano e spensierato che non si ripeterà più.

Come in un diario privato, la vita familiare e il vissuto dell’artista si intrecciano con i colori della pittura attraverso la proiezione di un vecchio video. Fra inquietudine e allegria riaffiorano ricordi inattesi, forme e colori si proiettano come prolungamenti del corpo su scatole aggettanti dal muro. In questo universo fluido e instabile emergono due aspetti fondamentali: da un lato quello ludico di una pittura immediata e corposa, dall’altro quello più intimo e nostalgico.Con questa prima personale, Alice Chisari mostra il suo talento disinvolto e contemporaneo. Come per Alessandro Bazan anche per lei “la pittura è un campo di scoperta” a patto che l’artista riesca ad entrare in quello spazio misterioso per indagarlo fino in fondo.

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