Maestosità di Egitto: I Colossali Templi costruiti per il Dio-Re dell’Antico Egitto

L’Antico Egitto al culmine della sua grandezza, celebrava Ramses II, o Ramses Il Grande, come il monarca più potente del Nuovo Regno. L’immagine di Ramses può essere ritratta come quella di un re-guerriero senza eguali, con un ininterrotto record di campagne militari vittoriose, ed anche come il prolifico architetto della nazione, la cui eredità rimane incandescente nonostante i millenni trascorsi.

Tra le numerose realizzazioni architettoniche di Ramses, particolare importanza rivestono i templi di Abu Simbel. Questi gemelli monumentali furono originalmente scolpiti nella montagna nel desertico paesaggio di Nubia, nell’Alto Egitto, nel 13° secolo a.C. Nubia, che confina con l’odierno Sudan, era un’area ricca di risorse naturali come l’oro e il corniola. Questa ricchezza rendeva Nubia fondamentale per il successo dell’Egitto e Ramses decise di stabilire la sua presenza con questi monumenti monolitici, pensati per impressionare e rendere egiziano il popolo della Nubia.

Il Faraone prendeva molto sul serio il suo ruolo di Dio-Re. La costruzione del complesso templare per commemorare la sua divinità iniziò intorno al 1260 a.C. e richiese 20 anni per essere completata. Il complesso era costituito da due edifici principali; Il Grande Tempio e il Piccolo Tempio: il primo, situato sulla riva occidentale del Nilo, risalta per la sua imponenza, con quattro colossali statue che ne custodiscono l’ingresso, due per lato. Questi colossi raffigurano Ramses II seduto su un trono ornato con la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto. Ai loro piedi, piccole statue rappresentanti le mogli, i figli dello sovrano e varie divinità protettrici. Sopra il portale centrale, un’insenatura ospita la figura di Ra, il dio falco del sole, mentre il fregio del tempio è decorato da 22 babbuini.

Il Piccolo Tempio, invece, fu costruito per onorare la consorte principale del faraone, la regina Nefertari. Principalmente dedicato alla dea Hathor, spesso associata alla musica, alla danza, all’amore e alla gioia, quest’ultimo tempio, nonostante le sue dimensioni considerevoli, risulta modesto se paragonato al suo gemello.

La storia ci racconta che la sabbia del deserto, con il passare del tempo, occulterà completamente Abu Simbel, facendolo scomparire per secoli, fino alla sua riscoperta nel 1813. Nel 1960, questa testimonianza archeologica rischiò di essere distrutta a causa della costruzione della diga di Nasser sul Nilo. Nel tentativo di salvaguardare Abu Simbel, UNESCO decise di intervenire, spingendo vari team archeologici provenienti da Egitto, Italia, Svezia, Germania e Francia a collaborare per il salvataggio dei templi. La maestria dell’antica artigianato si fuse con le tecnologie moderne in un colossale progetto di trasferimento. Abu Simbel, smembrato in oltre 2000 parti, fu accuratamente rimontato in un luogo più sicuro, evitando così la perdita di questa inestimabbile testimonianza del passato.

Ramses II, con la costruzione dei templi di Abu Simbel, non solo ha lasciato un segno indimenticabile nell’architettura e nell’arte dell’Antico Egitto, ma è riuscito a trascendere i secoli, donando all’umanità un esempio di ingegno ed ostentazione, riflessione della grandiosità del suo regno. I Colossali Templi costruiti per il Dio-Re dell’Antico Egitto continuano a testimoniare la grandezza di un’antica civiltà riversata nelle pietre, leggendo le quali è possibile viaggiare attraverso i secoli e ritrovare l’eco di un passato lontano, ma non perduto.

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