Manet, Monet e quel giudizio velenoso su Renoir

In questa rubrica vi raccontiamo storie, aneddoti, gossip e segreti, veri, verosimili o fittizi riguardanti l’arte e gli artisti d’ogni tempo. S’intende che ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti sia puramente casuale…

C’è una storia curiosa sugli impressionisti, raccontata da un mercante che fu loro molto vicino, Ambroise Vollard. La storia vuole dunque che Manet si fosse recato un giorno a casa di Monet, ad Argenteuil. Qui, essendo riunita tutta la famiglia del pittore delle celebri Ninfee, accadde che a un tratto Manet si mise in testa di far loro un bel ritratto. E così si recarono in giardino, e Manet cominciò a dipingere il ritratto, così en plen air e sui due piedi.

Sta di fatto che alla scena era presente anche un altro pittore del gruppo degli impressionisti, Renoir. Preso dall’entusiasmo, anche Renoir tirò fuori la sua brava tavolozza, e cominciò dunque anch’egli a dipingere la famiglia di Monet. Passò qualche mezz’ora, nel silenzio generale, rotto solo qua e là da qualche scambio di parole sulla pittura, sulla politica e sul tempo.

Edouard Manet, La famiglia Monet in giardino ad Argenteuil, 1874.

Il primo a finire fu Manet, che fu lodato per il suo bel risultato. Quando anche Renoir ebbe finito di dipingere il suo quadro, andarono tutti a guardare quel che aveva fatto. Dopo un momento di silenzio, Manet, preso un momento da parte Monet, gli sussurrò all’orecchio: “Monet, amico mio, voi che siete in stretti rapporti con Renoir, dovreste persuaderlo a fare un altro mestiere… vedete bene che la pittura non è proprio affar suo!”.

Per fortuna nostra oltre che del mercante Vollard, Renoir continuò però a dipingere, e non venne mai a conoscenza di quel giudizio poco lusinghiero di quel suo leggermente più anziano, e assai poco cortese, collega.

Le puntate precedenti degli aneddoti sulle vite degli artisti le potete trovare qua:

Picasso e quella strana passione per il bagno

Il prossimo aneddoto sulla vita degli artisti lo trovate qua:

Annibale Carracci, i tre ladroni e l’invenzione dell’identikit

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Alessandro Riva
Alessandro Riva
Alessandro Riva, critico d’arte e curatore, è nato a Milano nel 1964. Tra le sue mostre principali, ricordiamo: Sui generis - la ridefinizione del genere nella nuova arte italiana (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2001), Totemica (Casa del Mantegna, Mantova, 2001), Italian Factory, The New Italian art scene (Biennale Internazionale d’arte, Venice, Strasburg and Turin, 2003), Street Art Sweet Art (PAC. Padiglione d’arte contemporanea, Milano, 2007), Crossover (Venezia, Arsenale, 2013), Pop Up Revolution! (Milano, 2015), Unknownmonk (Mosca, 2015), Pop Up Italian Show (Hubei Museum of Arts, Wuhan, China, 2015). Ha collaborato con artisti italiani e stranieri nella realizzazione di progetti sia in Italia che all’estero, curato festival internazionali, libri e monografie su artisti. Tra gli ultimi ricordiamo il volume “Primary Form in Re-idol” di Yue Minjun e “Nicola Samorì” per Liaoning Fine Arts Publishing House. Ha collaborato con Rai2 e Rai3 con il programma “Blu Notte”, e con diverse radio e web tv come giornalista culturale e conduttore di programmi dedicati all’arte. Come giornalista d’arte, ha collaborato con molte testate nazionali, specializzate e non, e ha diretto riviste di settore, come “Italian Factory Magazine” e “Arte In”.

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