Manuela Bedeschi, al Bagatti Valsecchi un dialogo intimo con le parole, tra memoria e contemporaneità

Ci sono parole che non si dicono. Si accendono. Non illuminano: rivelano. Si posano sulle stanze, sugli oggetti, sulle memorie e che restano sospese. C’è una luce che illumina queste parole. Non una luce qualsiasi, ma quella che nasce dall’immaginazione, dal gesto creativo, dal pensiero, dal silenzio che precede il fare. Poche parole illuminate, intense, vere, profonde. Ciò che la luce rivela non è soltanto il visibile, ma la tensione poetica che lo sostiene. È quello che nelle scritture luminose di Manuela Bedeschi, la luce anima le parole, investendole di una rinnovata forza poetica ed emozionale, il significato viene amplificato o trasformato dalla luce che l’accompagna. Capilettera di un racconto che si proietta oltre i confini materiali dell’ambito espositivo, invitano a riflettere, illuminando la nostra coscienza. Il linguaggio della Bedeschi è semplice ma potente: sottili tubi al neon che tracciano parole o segni, luminose linee fluttuanti che attraversano uno spazio, un ambiente. Il pensiero si fa luce, letteralmente, pare vibrare nello spazio.

Manuela Bedeschi, SCRIPTA MANENT, 2021, Foto Daniele Portanome

Lo conferma la mostra che ospita, dal 17 ottobre 2025 al 4 gennaio 2026, nelle sale della Casa Museo Bagatti Valsecchi di Milano, nel quadrilatero della moda, in via del Gesù, l’installazione ‘Illuminate riflessioni’ di Manuela Bedeschi, curata da Matteo Galbiati, critico d’arte.
L’artista, nata a Vicenza, diplomata in Scultura e in Pittura presso l’Accademia di Verona, vive e lavora tra Verona e Bagnolo di Lonigo a Vicenza, predilige sempre più, nel tempo, le installazioni e gli interventi ‘site specific’, facendo del neon ormai il linguaggio espressivo più utilizzato. In queste installazioni, l’artista vicentina continua la sua indagine sul modo in cui la luce – elemento immateriale e poetico – restituisce alla parola la sua forza evocativa, in una risignificazione semantica. Ogni parola o frase come Casa, Sogna e Vola, Panta rei, Amici, è stata scelta con estrema attenzione e quando incontra il neon di Manuela Bedeschi, si trasforma: diventa materia, vibrazione, esperienza sensoriale.

Si insinua fra il mobilio d’epoca, le collezioni d’arte, rivela il senso, la voce, il respiro del genius loci. Non è più soltanto da leggere, ma da attraversare con lo sguardo. Il confine tra scrittura e materia si dissolve. Nelle sale del Museo Bagatti Valsecchi, i suoi interventi si intrecciano con i motti latini, l’arredo e la collezione presenti nelle varie stanze, in un dialogo armonico con i differenti ambienti domestici in cui un tempo viveva la famiglia Bagatti Valsecchi, generando sala dopo sala, un dialogo silenzioso tra memoria e contemporaneità. In questo ambiente domestico, Bedeschi “riaccende frammenti di una storia del passato che ritorna ad appartenerci nell’oggi”, come dice il curatore, “dove le installazioni di luce diventano testimonianza di affetto, ricordo e relazione”.

Il luminoso percorso espositivo si apre nella Sala dell’Affresco con l’opera DOMVS, scritte lumino se rosse, che attraverso l’uso del latino della grafia in stampatello maiuscolo, per comunicare subito la maestosità e la storia di questa dimora, accanto alla versione “casa“, in corsivo minuscolo, il cui bagliore invita ad entrare in un ambiente familiare. Il segno luminoso’ non è solo significante bensì suggerisce una poetica del quotidiano che si fonde con la memoria del luogo, producendo un effetto di risonanza nello sguardo dell’osserva.

Manuela Bedeschi, FuocoI, 2025, Foto Daniele Portanome

Nella sala della Stufa valtellinese, in ceramica, un tempo utilizzato come il salotto di famiglia, completamente rivestita di legno, l’artista vicentina con PAX TIBI collocata sopra il pianoforte invita a riflettere sul senso di pace fra le mura domestiche. Nel grande camino spicca il fuoco di barre di neon di colori e lunghezze variabili (giallo, arancio, rosso). Le sagome luminose della sedia e del tavolo evocano il crepitio del camino creando uno spazio di riflessione, di quiete e armonia.

Manuela Bedeschi, LIMPIDA FLUVIT, 2025, Ph Daniele Portanome

L’ambiente della Biblioteca, l’opera SCRIPTA MANENT si inserisce in un contesto ricco di oggetti tra i quali spiccano diversi strumenti scientifici, numerosi volumi che popolano le armadiature e due pregiati globi che riproducono la sfera celeste e terrestre. Nel lavoro di Bedeschi, il neon si fa tangibile e offre supporto e materia al linguaggio verbale che, per perdere la sua labilità necessita della parola scritta” (Matteo Galbiati). Nella sala da bagno, all’interno di un’imponente vasca in marmo bianco, in stile neorinascimentale, con tanto di conchiglia di botticelliana memoria (fu la prima casa milanese a dotarsi di acqua corrente calda e fredda!) spicca un’iscrizione latina incisa sulla superficie marmorea “LIMPIDA FLVIT” (“Scorre limpida”). All’interno della vasca, una teca in plexiglass restituisce la scritta Limpida Fluit, ma all’inverso, ad evocare la citazione scolpita nelle marmo come si rispecchiasse nella vasca come se fosse piena d’acqua.

Manuela Bedeschi, AMICI, 2025, Foto Daniele Portanome

Nella Camera di Fausto Bagatti Valsecchi, fra una coppia di rilievi del Cinquecento figuranti episodi religiosi e il pavimento in marmo che simula un tappeto adorno di frange, e l’imponente polittico di Giampietrino, l’artista colloca sulla credenza l’opera AMICi, col neon rosso come la passione. “Dedico questa bellissima parola alla Famiglia Bagnati Valsecchi i cui pilastri sono proprio amicizia, condivisione e accoglienza. E amore per l’Arte testimoniato in questi luoghi e per la generosità di lasciare a tutti l’impossibilità di goderne”, dichiara Bedeschi.

La Galleria della Cupola, ponte tra le due ali del Palazzo, segna il passaggio tra gli appartamenti di Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. Al centro della sala il tema della transizione è interpretato dall’artista attraverso l’opera PANTA REI (“Tutto scorre”), omaggio alla filosofia classica di Eraclito, il cui senso profondo si sposa perfettamente con l’essenza di questo spazio di transizione. Il neon, con la sua voce cromatica, amplifica il senso delle parole e produce riflessi volti a creare un’atmosfera fluida e dinamica. L’opera ci invita a riflettere sulla fugacità del tempo, in un punto di incontro di destini e memorie.

Manuela Bedeschi, sogna / vola, 2021, Foto Daniele Portanome


Nella Camera Rossa, appartenuta a Giuseppe e a sua moglie Carolina, dove troneggia invece un grande letto siciliano in ferro battuto, decorato a foglia d’oro, l’artista si muove tra sogno e dimensione ludica, offrendo al contempo un senso di intimo vissuto. Le opere Vola e Sogna campeggiano luminose sui comodini, accanto al piccolo nucleo di arredi per bambini – Pausa azzurra – che evoca momenti di gioco e spensieratezza.

Manuela Bedeschi, RESPICE FINEM, 2025, Foto Daniele Portanome

Si raggiunge infine la Loggia, un’ampia terrazza che si affaccia da un lato su uno dei cortili interni del palazzo e dall’altro su via Santo Spirito. L’ultima opera in mostra, ammirabile dal cortile interno del palazzo, si intitola RESPICE FINEM (“Ricordati la fine”). È una frase latina che significa “considera la fine”, “sta’ attento alle conseguenze”. “È usata come promemoria della mortalità e dell’importanza di vivere una vita che possa essere approvata alla sua conclusione. Situata sulla terrazza che affaccia sul cortile interno, la sua luce si proietta oltre i confini del canonico spazio espositivo creando un continuum con l’esterno. La potenza attrattiva del neon, come suggerisce il curatore Galbiati, qui si appropria del suo essere “insegna”, calamitando lo sguardo del visitatore, non con l’intenzione di persuaderlo bensì di provocare un’intima riflessione. Quello che era solo terrazza, diventa palcoscenico. Il visitatore è invitao non solo a guardare, ma a concentrarsi, a fermarsi, a pensare. Il dialogo fra parola, luce e spazio suggerisce cje la “fine” non sia solo conclusione, ma anche inizio, momento di consapevolezza.

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