Many Moons. Louisa Gagliardi tra reale, virtuale e artificiale

È un incubo composto e quieto quello che si vive entrando nei sotterranei espositivi del Lac di Lugano, tra le tele e le installazioni di Louisa Gagliardi della serie Many Moons, titolo della prima mostra nel museo cantonale della Svizzera italiana dedicata alla giovane artista nativa di Sion. Un passaggio a imbuto dentro strati di immaginazione e alterazione che tuttavia paiono sempre assemblati nel dominio controllato di un raziocinio lucido e mai delirante. Quasi una parodia estremamente sensibile e raffinata dell’intelligenza artificiale grafica, manovrata da una intelligenza creativa e immaginativa che affonda nelle risorse eidetiche, e fantasmatiche di un umano che vuole essere ancora presente a sé stesso, guida autarchica delle proprie ossessioni visionarie.

In altre parole, se oggi la tecnologia è in grado di generare opere d’arte surreali, simboliche, magico realistiche, Louisa Gagliardi dimostra che l’artista surrealista, simbolista, magico realista, oggi, è in grado di simulare una genesi iconica lasciando apparire assai virtuosamente quella che pare una matrice meccanica, virtuale appunto, ma che è invece profondamente reale, in quanto inconfondibilmente sensibile, addirittura connotata per genere: ossia di femminile sensibilità.

Louisa Gagliardi, Night Caps, 2022, Gel medium, ink on PVC, Private Collection, Basel © the artist. Foto Stefan Altenburger Photography, Zürich.

Gagliardi entra virtualmente in ambienti noti e familiari della vita umana quotidiana: uffici, sale d’attesa, interni di abitazione, camera da letto, automobili, descrivendo minuziosamente bene tutti i dettagli della materia abituale in cui vive l’umanità, resi con perizia calligrafica (ancorché trattati per mezzo digitale, poiché l’artista impiega i mezzi della propria formazione in ambito grafico), poi innesca una libera dissociazione di idee, di prospettive, di punti di vista scontati che invece si ribaltano nel loro opposto, oppure in qualcosa di completamente inatteso, di straniante e sconvolgente. Eppure, il risultato percettivo, per lo spettatore, rimane sempre in saldo bilico su un punto di equilibrio.

Louisa Gagliardi, Visitors, 2024, Gel medium, ink on PVC, Galerie Eva Presenhuber, Eva Presenhuber, Zürich 
© the artist. Foto Stefan Altenburger Photography, Zürich

Chi assiste all’opera di quest’artista, immergendosi pure nelle scenografie installative, e non solo restando in piedi (ovvero fuori dall’opera) davanti a una tela, avverte sorprendentemente il senso intrinseco in ogni visione, anche quando l’effetto è significativamente stordente.

Louisa Gagliardi, Chaperons, 2023, Gel medium, ink on PVC, Ringier Collection, Switzerland. © the artist Foto: Stefan Altenburger Photography, Zürich.

Diremmo che la maggiore specificità artistica di Louisa Gagliardi sta proprio in questa peculiare capacità sintetica, tra reale, virtuale e artificiale. Forse in pochi, tra i molti tra gli artisti contemporanei che inevitabilmente si cimentano nel confronto con i nuovi surrealismi, raggiungono una tale, efficace sintesi nella rappresentazione del qui e ora, dell’umano e del transumano, del reale e dell’artificiale, del mondo storico e del nuovo mondo parallelo che si è affiancato alla storia dell’Uomo.

La prima mostra istituzionale svizzera che il Masi di Lugano dedica alla propria connazionale sarà visitabile fino al 20 luglio di quest’anno, un lungo anello di sosta delle Molte Lune, Many Moons, di Louisa Gagliardi.

In copertina: Louisa Gagliardi, Swamped, 2024, Gel medium, nail polish, ink on PVC, Courtesy of the artist and Galeria Dawid Radziszewski, Warsaw / Vienna © the artist. Foto Bartosz Zalewski.

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Paolo Sciortino
Paolo Sciortino
Paolo Antonio Sciortino, inteso Nino Santantuono, nasce e scrive a Milano da sessant'anni quasi suonati. Ha scritto articoli di giornale, romanzi, testi poetici, canzoni e testi teatrali, è stato copywriter, ghost writer, art writer. Adesso è un po' stanchino di tutte le parole che hanno invaso il pianeta, dunque ascolta poco e parla ancora meno. Ma siccome respira ancora, continua a scrivere.

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