“Sono un pascoliano infinito”, così esordisce Marco Bellocchio nel corso di un evento suggestivo che ha visto, dopo 24 anni, il regista ritornare a San Mauro Pascoli, nella forsennata e poetica provincia di Forlì-Cesena. Una dichiarazione d’amore incondizionato per il poeta Giovanni Pascoli, sortita spontanea all’inaugurazione dell’anteprima nazionale del libro “Una dolorosa immobilità. La vita di Giovanni Pascoli in una sceneggiatura interrotta”.
L’evento, organizzato da Sammauroindustria in collaborazione con Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, ha visto la presenza delle curatrici dell’opera, Gianfranca Lavezzi e Federica Massia e ha offerto l’opportunità di approfondire l’indissolubile legame tra Bellocchio e Pascoli.
Il regista ha ammesso di aver incontrato Pascoli sin da bambino, di averne sperimentato la potenza emotiva attraverso le poesie imparate a memoria durante le ore di scuola elementare. Versi come quelli di ‘Cavalla storna’, ’10 agosto’, ‘L’Aquilone’ – autentici baluardi della letteratura italiana – hanno segnato la sua formazione intellettuale e affettiva.
Ma, come reso evidente da Bellocchio, la figura di Pascoli non è solo un simbolo di poesia cristallina. Il poeta è stato anche un personaggio umano tormentato che, attraverso i suoi tristi eventi personali, non ha goduto di un solo attimo di vera felicità. Prigioniero nel periodo di impegno socialista con Andrea Costa, Pascoli capì che la sua naturale vocazione non era la militanza politica ma piuttosto lo studio e l’assidua cura delle sorelle. Da questa rivelazione nasce quello che Bellocchio identifica come il “nido familiare”, volto al proprio sostentamento e alla difesa dal mondo esterno.
Marco Bellocchio ha infine svelato la storia di un film su Pascoli che non fu mai realizzato. Commissionato dalla Rai e originariamente programmato per il 1982, il “film mancato” su Pascoli era frutto della sceneggiatura di Vincenzo Consolo, rifinita grazie al contributo di Vincenzo Cerami e dello stesso Bellocchio. Le coincidenze tematiche con ‘Salto nel vuoto’, un’altra sua importante opera incentrata sul rapporto tra un fratello e una sorella, portò però il regista a desistere invece che a ripetere lo stesso schema narrativo.
Interrogato sulla possibilità di un futuro film su Pascoli, il regista si è mostrato incerto, sebbene convinto dell’inestimabile valore del poeta: “È difficile, penso che non avrò il tempo. Su una cosa però sono certo: Pascoli è un poeta straordinario, un gigante della letteratura”.
E così, ripercorrendo le tappe di questo incontro inatteso ma intenso, sembra quasi di poter toccare con mano la profonda affinità tra il regista Marco Bellocchio e il poeta Giovanni Pascoli. Due artisti che, pur appartenendo a epoche e discipline differenti, hanno in comune l’infinito amore per l’arte e una sensibilità che sa essere al contempo penetrante e delicata. Come la vita stessa.


