C’è un momento preciso in cui il caos smette di essere assenza di forma e comincia a diventare qualcos’altro. È questa la soglia su cui si muove Marco Vecchiato nella sua nuova mostra personale Morfologie del disordine, ospitata da Artekyp, lo spazio espositivo collettivo di via della Torre 65 a Modena. L’inaugurazione è fissata per venerdì 18 settembre 2026 alle ore 18:00; la mostra sarà visitabile dal 19 settembre al 3 ottobre 2026, tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.00, chiuso il giovedì pomeriggio e i festivi. L’ingresso è gratuito. La mostra rientra tra gli eventi accreditati dalla 26ª edizione del festivalfilosofia, che si tiene il 18, 19 e 20 settembre 2026 tra Modena, Carpi e Sassuolo: una collocazione non casuale, che dice già molto sull’impianto concettuale del lavoro.
Vecchiato, nato a Padova nel 1974, laureato in storia dell’arte, artista e scrittore, lavora tra Venezia e Berlino. Alla sua pratica pittorica affianca quella letteraria — il suo primo libro di racconti, L’ultimo guardiano d’aprile, è uscito per Cleup nel 2022 — e questa doppia frequentazione dei linguaggi si avverte nel modo in cui costruisce le sue opere: stratificate, meditate, tutt’altro che affidate all’improvvisazione. La sua ultima personale prima di questa, Come l’odore dei sogni del giorno dopo, si era tenuta proprio da Artekyp nel 2024, a segnalare un rapporto di continuità con lo spazio modenese.
Il titolo Morfologie del disordine convoca immediatamente un orizzonte filosofico preciso. Il testo critico è firmato da Valerio Dehò, che richiama la distinzione greca tra Chaos — l’insieme indeterminato e disordinato degli elementi naturali — e Cosmos, inteso come ordine, armonia, bellezza misurabile secondo i rapporti pitagorici. Dehò cita anche Abrahamson e Freedman, che nel 2006 in La forza del disordine scrivevano: «In principio era Caos. Poi è arrivato il genere umano». È in questo spazio di transizione — tra il magma primordiale e il principio ordinatore — che Vecchiato colloca la propria ricerca. Non si tratta di una pittura che celebra il disordine per pura pulsione gestuale, né di una che lo addomestica fino a spegnerlo: il punto è piuttosto osservare il cambiamento di stato, il momento in cui le energie si dispongono verso una nuova aggregazione.
Pittoricamente, questo si traduce nell’emergere di figure semplici e minimali da una texture informale sostenuta da colori aurorali. La presenza umana non è mai pienamente dichiarata: appare come un contrappunto, un’incrinatura nella materia espressiva, qualcosa che affiora senza imporsi. È una pittura che disciplina il caos senza neutralizzarne la forza, che mantiene aperta la tensione tra il logos — il principio ordinatore — e il disordine generativo da cui tutto ha origine. Il logos a cui allude Dehò non è la ragione astratta ma l’uomo nelle sue varie morfologie: è lui il residuo di senso che resta visibile anche dentro l’indeterminato.
A corredare la mostra c’è un catalogo edito da Vanilla Edizioni, bilingue italiano-inglese, di 96 pagine, con testi di Valerio Dehò e dello stesso Marco Vecchiato. La pubblicazione è un elemento significativo: rende la mostra un’occasione di sedimentazione critica oltre che espositiva, e permette di leggere il lavoro dell’artista in una prospettiva più ampia. Artekyp, dal canto suo, è uno spazio nato dall’iniziativa di un collettivo di artisti costituitosi in Associazione Culturale, con una vocazione esplicita al confronto e alla crescita reciproca: un contesto che si adatta bene a una pittura come quella di Vecchiato, che non cerca la spettacolarizzazione ma il dialogo.
Per informazioni: [email protected] — www.artekyp.com — Instagram @artekyp



