{“title”:”\”Sono solo parole\”: Valeria Canavesi dialoga con Rachele Bianchi all’Archivio di Milano”,”html”:”
L’Archivio Rachele Bianchi presenta Sono solo parole, progetto espositivo di Valeria Canavesi, visitabile dal 17 settembre all’11 ottobre 2026 presso la sede dell’Archivio in Via Legnano 14 a Milano. La mostra si inserisce nel programma Rete Aperta, giunto all’undicesima edizione, attraverso cui l’Archivio invita artisti contemporanei a confrontarsi con l’eredità di Rachele Bianchi.
Sono solo parole nasce da una riflessione sul destino delle parole nella società contemporanea: parole consumate, abusate, dimenticate o svuotate di senso, eppure ancora capaci di orientare il pensiero, dare forma ai sentimenti e trasformarsi in azione. Attraverso testi poetici, sperimentazione materica e tecniche di stampa artigianale, Valeria Canavesi trasforma le parole in opere fisiche, fragili e potenti al tempo stesso. Ogni parola scelta dall’artista diventa protagonista di un manifesto originale di formato 50×70 cm, realizzato in undici esemplari e stampato a mano nell’atelier A14 di Milano. Carte differenti, colori, effetti di stampa e lavorazioni manuali vengono associati semanticamente a ciascun termine, restituendone una specifica identità visiva e concettuale.
«Siamo sommersi di parole senza più significato. Parole vilipese, abusate, dimenticate. Eppure, tutti pensiamo con le parole. Con le parole costruiamo i nostri desideri, diamo forma a sentimenti e ragionamenti. Con questa ricerca ho voluto restituire alle parole tutta la centralità che meritano», afferma Valeria Canavesi.
Il progetto combina strumenti analogici e digitali, coinvolgendo torchi, telai, inchiostri, rulli e cliché in un processo produttivo che restituisce corpo e presenza alla scrittura. Le opere diventano così oggetti vulnerabili e preziosi, esposti alla stessa sorte delle parole: custodite, manipolate, ferite o dimenticate.
In mostra, tre opere di Rachele Bianchi dialogano con la ricerca di Valeria Canavesi: Donna con bambino (1955, marmo bianco), La Coppia (1994, bronzo) e Figura con la rete (2005, bronzo). La relazione tra le due artiste non si fonda su una somiglianza formale, ma su una comune riflessione intorno alle “corazze” dell’essere umano e ai processi di costruzione dell’identità. Nelle opere di Rachele Bianchi la figura femminile attraversa un percorso di emancipazione da vincoli visibili e invisibili; nelle opere di Valeria Canavesi la parola si manifesta come soglia e barriera, strumento di accesso e insieme dispositivo che può trattenere o nascondere.
«Ed è qui che si rende evidente il punto più inedito della mostra», afferma il curatore Giorgio Uberti. «Rachele Bianchi ha affidato alla materia il compito di dire ciò che la parola, da sola, non poteva trattenere. I suoi titoli ricorrenti — Figura, Personaggio, Senza Titolo — confermano questa essenzialità: non nominano, ma aprono. Non spiegano, ma indicano».
Valeria Canavesi, al contrario, lavora proprio dentro la parola, nelle sue grazie, nelle sue ambiguità, nella sua capacità di costruire e insieme di velare. La parola non è mero strumento descrittivo, ma sostanza dell’opera, trama che trattiene e interroga. Il nesso con l’opera di Rachele Bianchi non sta in una somiglianza formale né in una facile consonanza tematica, ma in una medesima, ostinata riflessione sulle corazze dell’essere umano. «Pesante e leggero. Solidità e fragilità. Materia e parole. Bronzo, marmo, gesso. E carta. La relazione delle mie opere con le sculture di Rachele Bianchi si sostanzia nel dialogo tra gli opposti e nell’equilibrio degli estremi», scrive l’artista.
La mostra conclude il programma di iniziative dedicate al Centenario di Rachele Bianchi. Nel corso dell’esposizione è inoltre prevista la presentazione della monografia dedicata a Rachele Bianchi, che suggella il percorso del Centenario e rafforza il dialogo ideale tra le due figure nel segno della parola, intesa come spazio di ricerca, memoria e trasmissione culturale.
“}




