Se avete visto le opere di Marianna Simnett, sapete che è difficile dimenticarle. L’artista multidisciplinare che lavora attraverso il cinema, l’installazione, il disegno, la pittura, la scultura e persino il teatro, è una creatrice di mondi surrealista, spesso di proporzioni terrificanti. Le sue opere si radicano profondamente nella nostra psiche con un inquietante insieme di immagini, umorismo nero e trame tinte di mitologia, in cui animali possono diventare protagonisti malevoli e la fauna selvatica può tornare in vita.
Simnett affronta spesso la tematica del corpo come luogo di dolore, controllo, vulnerabilità e intervento. Le sue opere possono provocare squilibrio o persino terrorizzare l’osservatore, facendolo interrogare: “Dovrei realmente stare a guardare quest’opera?”.
Credo che la risposta sia affermativa. Anche se l’arte di Simnett, che sfida i limiti, potrebbe non essere adatta ai più sensibili, è importante per noi spettatori essere sfidati, essere scossi dalla nostra indifferenza e dalla nostra zona di comfort. Questo è un modo per diventare più empatici.
Simnett ha esposto ampiamente in molte istituzioni di entrambi i lati dell’Atlantico. Il suo film, “The Severed Tail”, è stato uno dei punti focali della 59esima Biennale di Venezia, “The Milk of Dreams”. Il film narra la storia di un piccolo maiale che entra in un mondo sottomondo feticista dopo che un contadino le taglia la coda. Quest’autunno, Simnett parteciperà a Manifesta 15 a Barcellona.
Attualmente l’artista ha una mostra personale in esposizione all’Hamburger Bahnhof di Berlino, intitolata “Winner”. È parte del programma culturale ufficiale per il Campionato Europeo di Calcio 2024, che avrà luogo in Germania quest’anno. In questa installazione video multicanale, Simnett si appropria dei rituali e degli universi del calcio, dei suoi falli, delle sue dinamiche sociali e dello hooliganismo. Non vi rovino la sorpresa, ma vi assicuro che è calcio come non l’avete mai visto.
Oltre a tutto questo talento e riconoscimento, Simnett è anche una flautista classica di formazione. Trovo che questo strumento si complementi perfettamente con la sua pratica artistica — è fantastico, folkloristico, un po’ inquietante e decisamente fuori da questo mondo.
In questa puntata dell’Art Angle, la redattrice senior Kate Brown intervista Simnett, che ci regala anche un assaggio del suo incredibile talento suonando il flauto all’inizio dell’episodio.
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