Dal 18 aprile al 15 giugno 2025 la Momart Gallery, associazione culturale che dal 2014 propone una programmazione annuale di mostre dedicate all’arte contemporanea, con particolare attenzione alla promozione di giovani artisti emergenti, ospiterà a Matera “Superfici di Marea”, mostra personale di Marco Tagliafico, artista alessandrino, curata dal critico d’arte monzese Matteo Galbiati.
L’esposizione segna la conclusione della residenza artistica che l’artista ha svolto nella città lucana presso ‘I Tre Portali’, spazio dedicato alle residenze d’arte e riservato al vincitore assoluto dell’Arteam Cup.
Come vincitore della sezione Fotografia, Tagliafico ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui la residenza d’artista a Matera con mostra personale alla Momart Gallery appunto, una monografia realizzata dall’editore Vanilla edizioni e una consulenza professionale da parte di Arteam per tutto il 2024.

Durante la sua permanenza in Basilicata nel novembre 2024, Tagliafico ha esplorato il paesaggio storico e naturale del territorio, percorrendo gli antichi sentieri materani. Un’esperienza particolarmente significativa è poi stata la giornata trascorsa tra i calanchi di Pisticci, un paesaggio lunare modellato da erosioni millenarie, dove fossili affiorano dalla terra raccontando la memoria geologica del luogo. Questo scenario ha lasciato un segno profondo nella ricerca artistica di Tagliafico, alimentando la sua riflessione sul rapporto tra tempo, materia e memoria.

Il tutto, difatti, è evidente nei suoi lavori dove storia, studio del passato e ricerca materica si fondono per dare vita a opere emblematiche e di suggestiva bellezza. La materia prima diviene dunque quel simbolo atavico che bisogna sviscerare per portarlo ad emergere attraverso colori forti e vibranti. Sicché i blu accesi riconducono alle antiche acque che un tempo bagnavano il luogo e i gialli aranciati riportano alla terra e al sole che da sempre li ha illuminati.
Il tutto si interseca con maniera elegante e sofisticata, anche attraverso l’adopero di luci e ombre egregiamente accostate a delicati cambi tonali che congiungono l’intero percorso.
La fotografia diviene, quindi, quel filo conduttore che attentamente unisce pittura e matericità.
Le opere di Tagliafico si palesano anche attraverso l’utilizzo del vetro che, divenendo metaforicamente una finestra temporale, affaccia lo sguardo sull’antico paesaggio lucano ritratto, sovente volutamente dalla visione offuscata. Il vetro uniformemente dipinto poi, palesi qui sono i forti riferimenti ideologici a Rothko, ci porta a una riflessione forzata. Ci guida verso quell’introspezione e quel senso di assoluto che avvolge il fruitore durante il percorso.
La mostra è un viaggio ‘filtrato’ che unisce quindi passato, presente e futuro attraverso tecniche, materiali e nuove sperimentazioni, passando da un’installazione ‘marina’ con fossili che emergono dalle acque, a dipinti sensoriali di forte ispirazione concettuale e spiritualistica.

L’approccio dell’artista si distingue, dunque, per la capacità di coniugare tecniche fotografiche tradizionali, come la cianotipia e la stampa ai sali d’argento, con materiali diversi come tela, vetro e acciaio. Il suo lavoro si sviluppa in un dialogo tra passato e presente, tra natura e artificio, dove il blu – colore iconico della sua poetica – si intreccia con le tonalità ocra del paesaggio lucano.
In questo racconto visivo, la terra incontra il mare che un tempo sommerse la regione nel periodo Cretaceo, restituendo un gioco di emersioni e scomparse, di tracce rivelate e memorie celate dal tempo.


