Maurizio Cattelan torna a muoversi sul terreno che meglio conosce, quello in cui provocazione, ironia e costruzione simbolica si intrecciano con una precisa strategia di coinvolgimento del pubblico, con “The Confessional”, un progetto che trasforma il gesto della confessione in un dispositivo artistico e partecipativo, attivo fino al 22 aprile 2026 e culminante in un evento in livestream previsto per il 23 aprile.
Il meccanismo è semplice e allo stesso tempo calibrato: chiunque può chiamare una hotline dedicata e lasciare la propria confessione, entrando in un sistema di selezione che porterà alcuni partecipanti a essere scelti per ricevere l’“assoluzione” direttamente da Cattelan durante l’evento online. Il linguaggio utilizzato è esplicito, quasi teatrale, con l’artista che assume il ruolo di una figura sacerdotale contemporanea, rielaborando in chiave laica e mediatica un rituale profondamente radicato nella tradizione cattolica.
Questo dispositivo non si esaurisce però nella dimensione performativa, ma si lega a un’operazione più ampia: la riedizione di La Nona Ora (1999), una delle opere più note e discusse di Cattelan, qui riproposta in formato miniaturizzato in collaborazione con Avant Arte. La scultura, che raffigura Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, torna in una versione in resina dipinta a mano, prodotta in un’edizione limitata di 666 esemplari, un numero che rafforza ulteriormente il gioco simbolico tra sacro e profano.

L’accesso all’acquisto segue una logica ibrida tra lotteria e partecipazione attiva: le opere vengono assegnate tramite estrazione casuale, ma chi invia una confessione ottiene un accesso anticipato, mentre i partecipanti selezionati per il livestream ricevono gratuitamente una scultura. In questo modo, la confessione diventa non solo gesto simbolico, ma anche valuta di accesso, inserendo il pubblico in una dinamica che mescola esperienza, desiderio e mercato.
Il progetto si inserisce in un momento preciso, in prossimità della Pasqua e del ventunesimo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, rafforzando il legame con l’immaginario religioso che Cattelan ha spesso attraversato nella sua pratica. Quando La Nona Ora fu presentata alla fine degli anni Novanta, suscitò reazioni contrastanti, oscillando tra accuse di blasfemia e interpretazioni più legate alla fragilità umana e alla caducità del potere. Oggi, la sua riattivazione avviene in un contesto diverso, in cui il gesto provocatorio si intreccia con logiche di distribuzione e partecipazione tipiche dell’ecosistema contemporaneo.
Cattelan costruisce così un dispositivo in cui rituale, spettacolo e mercato convivono senza soluzione di continuità. La confessione, tradizionalmente legata a una dimensione privata e protetta, viene trasportata in uno spazio pubblico e mediato, trasformandosi in contenuto, selezione, esperienza condivisa. Allo stesso tempo, l’opera fisica – la miniatura della scultura – diventa oggetto di desiderio inserito in un sistema di accesso regolato e performativo.
Questa modalità operativa si colloca in continuità con il percorso dell’artista, che dagli anni Novanta ha costruito una pratica capace di attivare cortocircuiti tra linguaggi e sistemi. Dalla toilette in oro massiccio America (2016), venduta per oltre 12 milioni di dollari, fino alla banana fissata al muro di Comedian (2019), Cattelan ha spesso lavorato su opere che esistono tanto come oggetti quanto come eventi mediatici.
Con “The Confessional”, questa dinamica si sposta ulteriormente verso una dimensione partecipativa, in cui il pubblico non si limita a osservare ma entra direttamente nel dispositivo, contribuendo alla sua costruzione. La confessione diventa così un gesto ambivalente, sospeso tra autenticità e performance, tra esposizione personale e adesione a un sistema più ampio.
Il risultato è un progetto che si muove lungo una linea sottile, in cui l’ironia non annulla la struttura, ma la rende più evidente: un’operazione in cui il rito viene riattivato, trasformato e reso accessibile, mentre l’opera continua a esistere come punto di convergenza tra immaginario, partecipazione e mercato..
Il lavoro si inserisce in una linea coerente della pratica di Cattelan, che da anni indaga il rapporto tra individuo e sistema sociale attraverso dispositivi semplici ma altamente simbolici. Come in molte sue opere precedenti, anche qui l’artista non produce immagini complesse o formalmente elaborate, ma costruisce situazioni in cui lo spettatore è chiamato a esporsi, diventando parte attiva del lavoro.
La collaborazione con Avant Arte introduce inoltre una dimensione distributiva contemporanea, in cui il progetto non si limita allo spazio espositivo ma si estende a una piattaforma più ampia, coinvolgendo una comunità globale di utenti e collezionisti. In questo senso, “The Confessional” si muove tra installazione, performance e progetto editoriale, mantenendo una natura ibrida che riflette le modalità attuali di circolazione dell’arte.
Uno degli elementi centrali del progetto è proprio la tensione tra privato e pubblico. La confessione, per definizione, è un atto riservato, protetto da un contesto che ne garantisce la segretezza. Qui, invece, viene spostata in un territorio ambiguo, in cui il confine tra intimità e visibilità si fa incerto. Il partecipante è consapevole di trovarsi in un contesto artistico, e questa consapevolezza modifica la natura stessa della confessione, che diventa allo stesso tempo autentica e performativa.
Cattelan lavora su questa ambivalenza senza risolverla. Non c’è un giudizio morale, né una direzione interpretativa esplicita. Il dispositivo resta aperto, lasciando emergere una pluralità di contenuti che riflettono paure, desideri, colpe e ossessioni contemporanee. L’opera si costruisce così nel tempo, attraverso l’accumulo delle voci e delle storie raccolte.
Il riferimento alla tradizione religiosa non è casuale, ma viene trattato come elemento culturale più che spirituale. Il confessionale diventa un simbolo riconoscibile, utilizzato per attivare una dinamica che appartiene ormai anche ad altri ambiti, dai social media alle piattaforme digitali, dove la condivisione del sé assume forme sempre più pubbliche e codificate.
In questo senso, “The Confessional” può essere letto anche come una riflessione sulle modalità contemporanee di esposizione personale. La confessione non è più solo un atto di liberazione individuale, ma parte di un sistema in cui raccontarsi diventa una pratica diffusa, spesso mediata e talvolta spettacolarizzata.
Il progetto conferma la capacità di Cattelan di costruire opere che operano su più livelli, mantenendo una superficie accessibile e immediata, ma attivando al tempo stesso questioni più complesse legate all’identità, alla responsabilità e alla relazione tra individuo e collettività.
In definitiva, “The Confessional” si presenta come un dispositivo che non impone una lettura univoca, ma mette in scena una condizione: quella di un soggetto contemporaneo che, anche nel momento più intimo, si trova inevitabilmente esposto a uno sguardo esterno.



