La Biennale di Venezia si avvia verso la chiusura, ma questa edizione dell’evento che celebra l’arte contemporanea lascerà un’impronta indelebile nei cuori degli appassionati. Nonostante i numerosi articoli e le analisi approfondite, alcune opere sono rimaste ingiustamente sottovalutate, restando celate nell’ombra dei pezzi più celebrati.
Nei corridoi affollati della Biennale, la performance surreale e ipnotica di Joshua Serafin, dal titolo “VOID”, ricoperta di fango e illuminata da una luce viola spettrale, ha rubato la scena. Ma ci sono molte altre opere che meritano una menzione speciale.
Ad esempio, la serie di ritratti di Dalton Paula, pittore brasiliano e vincitore del Chanel Next Prize 2024, si è distinta per la sua capacità di incorporare oggetti e simboli della memoria culturale all’interno delle sue complex opere. Ai visitatori non è sfuggito il modo in cui la sua pittura ha saputo reinterpretare la storia degli Afro-brasiliani che hanno condotto la lotta per la resistenza anti-coloniale e anti-schiavista.
Un’altra voce sottovalutata nella Biennale è quella dell’artista trans argentina La Chola Poblete. La sua pittura esplosiva ha preso l’iconografia popolare, mescolando immagini religiose, autoritratti e testi, per ribaltare le narrazioni tradizionali e riaffermare l’eredità ancestrale e la liberazione trans.
Oltre a questi artisti unici, la Biennale di Venezia ha anche fatto luce su altre forme d’arte, come il ritrattismo, presentando lavori straordinari che sono rimasti incredibilmente sottovalutati. Tra questi, i ritratti di Miguel Ángel Rojas e Dean Sameshima, che raffiguravano con intimità e sfaccettature le dinamiche omosociali.
Le performance hanno giocato un ruolo chiave in questa edizione della Biennale. Artisti come Ahmed Umar ed Elyla hanno dato vita a rappresentazioni video coinvolgenti mostrando come la ritualità possa essere contestualizzata e queered.
Prestare attenzione a queste opere significa anche riconoscere il lavoro di curatela articolato e pensato di Adriano Pedrosa e del suo team. Nonostante le recensioni miste, l’intenzione di destabilizzare il progetto statal-nazionale di rappresentazione artistica radicato nella Biennale di Venezia è stata in ogni caso un tentativo audace e degno di nota.
Al di là della cerimonia di chiusura, la Biennale di Venezia ci lascia con una riflessione: la sua vera importanza risiede non solo nella coesione delle opere esposte, ma anche nel suo ruolo di piattaforma capace di far emergere il lavoro dinamico di artisti al di fuori delle strutture tradizionali di gallerie e istituzioni.
Così, la Biennale di Venezia si conclude, ma il suo retaggio culturale e artistico continua a vivere nelle opere sottovalutate e indimenticabili che ha portato alla luce. Quest’ultima ha aperto gli occhi e le menti di molti su tematiche e visioni globali, rivelandoci quanto sia vasto e variegato il mondo dell’arte contemporanea.



