Metafisica/Metafisiche a Palazzo Reale: dall’origine ferrarese all’ipertrofia del presente

La nascita della Metafisica rappresenta uno degli episodi più intensi e radicali tra le avanguardie europee del Novecento. Il suo momento fondativo si colloca nel 1917 a Ferrara, quando Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis si ritrovano nell’ospedale psichiatrico di Villa del Seminario: un incontro breve ma decisivo, dal quale prende forma “una proposta poetica di matrice filosofica” fondata sulla capacità di “imparare a vedere il mondo in modo non comune” e di rivelare “l’enigmaticità del vero”.

La Metafisica nasce dunque, secondo lo storico e critico dell’arte Vincenzo Trione – curatore del grande progetto espositivo Metafisica/Metafisiche in corso a Milano fino al 21 giugno – come una postura mentale prima ancora che come uno stile: un invito a guardare oltre la superficie delle cose, a cogliere quella dimensione nascosta che trasforma l’ordinario in mistero. In questo senso, la riflessione filosofica si intreccia con la letteratura, come suggerisce il riferimento allo Zibaldone leopardiano, dove il mondo appare “doppio”, percepito insieme nella sua evidenza materiale e nella sua dimensione immaginaria. L’immagine metafisica diventa così uno strumento di conoscenza, un dispositivo capace di trasformare l’esperienza visiva in enigma.

Allestimento Palazzo Reale Metafisica Metafisiche Foto Lorenzo Palmieri GIORGIO DE CHIRICO BY SIAE 2026

Il percorso espositivo Modernità e malinconia a Palazzo Reale si apre significativamente con la sezione Pictor Optimus, dedicata a Giorgio de Chirico e concepita come un prologo capace di riaffermarne la centralità teorica e visiva. Qui Ferrara emerge come luogo fondativo: la città delle “architetture quadrate” e delle “vetrine colme di biscotti” diventa teatro privilegiato di una nuova immaginazione pittorica, popolata da interni enigmatici, strumenti geometrici e oggetti quotidiani trasformati in presenze sospese. Proprio le opere legate alle vetrine di dolci – raramente esposte in mostre precedenti dedicate alla Metafisica – testimoniano la nascita di una poetica che cerca il “demone in ogni cosa”, secondo l’idea dechirichiana di una realtà abitata da forze invisibili.

La seconda sezione Il gruppo della Metafisica ricostruisce la breve ma decisiva stagione collettiva che unisce de Chirico, Carrà, Savinio e de Pisis, presto influenzando anche Giorgio Morandi. L’incontro ferrarese, alimentato da scambi letterari e artistici, produce un linguaggio visivo dominato da malinconia, sospensione e straniamento. Il gruppo, pur nella sua breve durata, apre un “orizzonte di possibilità” e introduce un lessico destinato a durare nel tempo, come dimostrano le nature morte morandiane in cui oggetti semplici – regoli, sfere, fermaporta – appaiono immobilizzati in uno spazio enigmatico e fuori dal tempo.

Giorgio Morandi Natura morta, 1918 Olio su tela, 108,5 x 94 cm Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma Su concessione del Ministero della Cultura © Giorgio Morandi, by SIAE 2026

Con la sezione Oltre la pittura, il percorso evidenzia come la Metafisica, pur rivendicando la centralità del quadro, si estenda progressivamente ad altri ambiti. De Chirico e Savinio progettano scenografie teatrali, costumi e tessuti, collaborando con riviste e istituzioni prestigiose e avviando un dialogo con i media moderni. L’idea saviniana di essere «pittore di là della pittura» sintetizza efficacemente questa tensione verso l’oltre, verso un’espansione linguistica che non rinnega la pittura ma la spinge verso territori inaspettati.

La quarta sezione Altri metafisici amplia lo sguardo verso le risonanze italiane ed europee del linguaggio metafisico. In Italia, artisti come Sironi e Casorati assimilano la lezione dechirichiana traducendola in architetture desolate, figure immobili e spazi carichi di tensione introspettiva. Parallelamente, il dialogo internazionale con Dadaismo e Surrealismo rivela la dimensione universale della Metafisica: gli assemblage di Schwitters, le visioni di Ernst e Magritte o le prospettive teatrali di Dalí dimostrano quanto l’immaginario metafisico sia divenuto un archivio iconografico condiviso.

Allestimento Palazzo Reale Metafisica Metafisiche Foto Lorenzo Palmieri

Il percorso culmina nella quinta sezione Arcipelago Metafisica, articolata in quattro “isole” – Pop, Postmoderni, Surreali e Concettuali – che testimoniano la sopravvivenza del paradigma metafisico nel secondo Novecento. Particolarmente significativa è la presenza delle opere di Andy Warhol dedicate a de Chirico, in cui la serialità pop amplifica il silenzio e la stasi delle piazze metafisiche, trasformando la ripetizione in dispositivo concettuale. In modo analogo, gli artisti postmoderni (Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Sandro Chia ed Enzo Cucchi) reinterpretano l’eredità metafisica come archivio di citazioni e anacronismi, dimostrando come la lezione del Pictor Optimus anticipi la logica del pastiche e della memoria culturale. Infine il gruppo dei Concettuali, con artisti come Fabio Mauri, Giulio Paolini Claudio Parmiggiani, utilizza la poetica metafisica come strumento di riflessione per indagare l’essenza stessa dell’arte.

La sezione Altre metafisiche documenta inattese riprese e riattivazioni del lessico metafisico nel corso del Novecento e oltre. Piazze e statue, archi e portici, torri e ombre, manichini e nature morte si presentano come un vero alfabeto visivo, lettere di un linguaggio che attraversa discipline differenti, dalla fotografia all’architettura, dal design alla moda, fino al teatro, al cinema, al graphic novel e alla musica, oscillando continuamente tra tributo e reinvenzione. Il percorso è scandito da una serie di continui “affioramenti” di dipinti di De Chirico e dei maestri storici, inseriti come presenze ricorrenti capaci di riaffermare l’attualità di quelle iconografie. In questa sezione, l’idea della Metafisica come linguaggio migrante e trasversale finisce talvolta per diluire la precisione storica del concetto originario. L’estensione del paradigma metafisico a un numero sempre più ampio di discipline e autori, spesso lontani per contesto, linguaggio e intenzioni, produce una dispersione semantica che rischia di trasformare la Metafisica in una categoria generica, più evocativa che realmente fondata su una genealogia rigorosa.

Allestimento Palazzo Reale Metafisica Metafisiche Foto Lorenzo Palmieri Francesco Vezzoli

L’ultimo ambiente riporta infine al centro la figura di Giorgio de Chirico attraverso la ripresa dell’allestimento della mostra londinese Metafisica da Giardino (Nahmad Projects, 2017), ideata da Francesco Vezzoli, che trasforma lo spazio ambientale in una vera e propria Piazza d’Italia dipinta. In questo scenario immersivo dialogano la scultura Minima idea (Muso dell’Antichità) di Vezzoli e una selezione di dipinti dechirichiani dal 1920 agli anni Settanta, ristabilendo simbolicamente la centralità del Pictor Optimus come origine e destino della visione metafisica.

Se dal punto di vista teorico il progetto espositivo appare ambizioso e articolato, l’allestimento rivela tuttavia alcune criticità evidenti. L’utilizzo di pannelli didascalici realizzati con scatole di legno grezzo – evocazione formale della celebre Natura morta di Morandi del 1918, con i suoi oggetti racchiusi in una scatola prospetticamente impossibile – costituisce un’intuizione visivamente coerente con il tema della sospensione metafisica. Ciò nonostante, la densità delle opere e il loro affastellamento producono un effetto di compressione visiva che rende la fruizione faticosa e discontinua. Tale sovraccarico appare particolarmente penalizzante proprio nelle prime sale dedicate a de Chirico, dove la qualità straordinaria delle opere richiederebbe uno spazio contemplativo più ampio e silenzioso, coerente con la poetica stessa del movimento.

Allestimento Palazzo Reale Metafisica Metafisiche foto Lorenzo Palmieri

Analogamente, l’espansione del percorso verso ambiti come fotografia, architettura, cinema, moda, letteratura e musica, pur coerente con l’idea della Metafisica come “categoria dello spirito” capace di attraversare linguaggi diversi, rischia di diluire il nucleo storico del movimento. L’accumulo ipertrofico di rimandi interdisciplinari al presente, non sempre sostenuti da relazioni critiche solide, finisce per indebolire la chiarezza concettuale del percorso e per spostare l’attenzione dalla specificità storica della Metafisica verso una costellazione eterogenea di rimandi, dove la forza originaria dell’enigma metafisico si attenua nella moltiplicazione delle analogie.

Nel complesso, la tappa Modernità e malinconia di Metafisica/Metafisiche a Palazzo Reale si configura come un progetto di grande respiro, capace di restituire la portata teorica e simbolica della Metafisica come linguaggio fondativo della modernità. Tuttavia, proprio la sua ambizione enciclopedica, unita a scelte allestitive visivamente dense, genera una tensione irrisolta tra profondità critica e sovraccarico visivo. Un paradosso che appare quasi metafisico esso stesso: una mostra dedicata al silenzio, all’attesa e allo spazio che, talvolta, finisce per sottrarre allo spettatore proprio il tempo necessario per contemplare l’enigma delle immagini.

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Chiara Canali
Chiara Canali
Critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Dottore di ricerca (PhD) in “Scienze Umane” presso l’Università degli Studi di Perugia, è autrice del libro “Tecno-socialità. Partecipazione e interattività nell’arte contemporanea” (edito da Postmediabooks nel 2020). Dall’inizio della sua attività professionale ad oggi ha ricoperto incarichi di direzione e coordinamento, maturando una notevole esperienza nella ideazione e curatela di mostre e manifestazioni a carattere pubblico e istituzionale, collaborando con Musei, Comuni, Fondazioni, enti e istituzioni pubbliche, Festival ed enti privati. È tra i curatori-tutor del Premio Artivisive San Fedele, promosso dalla Fondazione Culturale San Fedele, ed è membro del Comitato scientifico di Var Digital Art Award, premio dedicato all’arte digitale. È Direttore Artistico e curatore del festival PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, evento diffuso dedicato alle arti visive promosso dal Comune di Parma. È membro del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca PRISMA dell’Università degli Studi eCampus. Insegna Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi eCampus e l’Accademia del Lusso di Milano.

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