Miguel Afa e la memoria che abita il corpo, alla Rhinoceros Gallery di Roma

Il tempo come materia viva tra corpo, memoria e paesaggio. Roma ha accolto, per la prima volta in Italia, una mostra personale di Miguel Afa. A ospitarla la Rhinoceros Gallery, spazio fondato nel 2023 da Alessia Caruso Fendi all’interno della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, un hub culturale in via del Velabro 9A e progettato da Jean Nouvel. Il progetto espositivo è nato dalla collaborazione con la galleria brasiliana A Gentil Carioca e si configura come un momento significativo di dialogo tra contesti geografici, culturali ed emotivi differenti.

Il titolo “O tempo que mora em mim”, ovvero “Il tempo che vive dentro di me”, suggerisce una dimensione intima e incarnata: il tempo “abita” l’individuo, ne modella lo sguardo e si manifesta attraverso immagini che oscillano tra ricordo e vissuto.

Realizzate appositamente durante la residenza romana dell’artista, le opere in mostra costituiscono una nuova serie pittorica che intreccia esperienze personali, memoria e percezione del tempo. Afa costruisce infatti una narrazione visiva in cui il tempo non è un’entità astratta, ma una presenza concreta, stratificata nei luoghi, negli oggetti e nelle relazioni.

L’esperienza nella Città Eterna ha lasciato un patrimonio importante nell’animo di Miguel Afa, che lo restituisce al pubblico con risultati efficaci, creando un ambiente ibrido tra personaggi e cultura latino-americani con forme e architetture classiche. Affacciandosi dalle vetrate al pian terreno di Rhinoceros, lo sguardo si posa su quelle colonne che l’artista ha reinterpretato sulle tele. Quegli stessi archi che baciati dal sole sfiorano con la loro ombra le opere ben allestite sulle pareti della galleria.

Il tempo sospeso negli abbracci, negli sguardi e nelle donne protagoniste dei dipinti. In questa tensione tra permanenza e fragilità si inserisce l’opera “Descanso do que permanece” (“Riposo per ciò che resta”). Qui la pittura di Afa si fa quasi scultorea nel definire la stanchezza e l’abbandono di un corpo che non è solo carne, ma contenitore di storie. La figura distesa sembra fondersi con l’ambiente circostante, avvolta in tonalità terrose e ambrate che richiamano la polvere dei secoli romani e la calda luce carioca. Il riposo descritto dal titolo non è un’assenza di azione, ma il momento in cui ciò che resta – le radici, i traumi, le bellezze – trova finalmente un luogo dove posarsi.

Ma è Caravaggio a celebrare l’amore tra Miguel Afa e la città di Roma. Il maestro Michelangelo Merisi è stato una fonte di ispirazione evidente nell’opera “Jogo de ronda”, in cui le azioni e le posizioni dei giocatori di carte ricordano quelle del celebre capolavoro caravaggesco “I bari”, che mette in atto un tentativo di truffa. I tre uomini sembrano non avere altri scopi se non quello di dare il meglio di sé nel gioco. A Copacabana come a Trastevere, l’entusiasmo è lo stesso.

“La memoria è un corpo: la nostalgia (saudade) è un cortile”, afferma l’artista, evocando uno spazio affettivo in cui ricordi, esperienze e desideri si incontrano.

Jogo de ronda, 2026, Miguel Afa

Da un lato Rio de Janeiro, città natale di Afa, dall’altro Roma, con il suo peso storico e simbolico. Tra gli elementi ricorrenti, il cortile assume un valore emblematico: spazio intimo e condiviso, luogo di formazione dell’identità e archivio emotivo. Qui si condensano esperienze personali e collettive, confermando la capacità della pittura di attivare dimensioni tanto individuali quanto universali.

Un ulteriore tratto distintivo è l’uso del colore. La palette attenuata, lontana da qualsiasi neutralità, diventa parte integrante del discorso visivo. Lo sfumato non è solo una scelta estetica, ma un gesto che riflette il funzionamento stesso della memoria: ciò che emerge e ciò che resta in ombra convivono sulla superficie pittorica, dando forma a una narrazione complessa e stratificata.

Courtesy of the artist and A Gentil Carioca

Il percorso espositivo continua con una video-proiezione in uno spazio supplementare della galleria. È stato l’atelier di Miguel a Roma. Ancora bagnato dall’odore del colore e degli oli. Il video è un approfondimento sulla sua residenza a Roma, le sue tecniche e “il tempo che vive in lui”.

Durante la serata inaugurale Miguel Afa è stato affiancato da Elsa Ravazzolo Botner, socia e direttrice esecutiva della galleria A Gentil Carioca, ideatrice della mostra e della sinergia con Rhinoceros. Assieme a loro, la presenza di Alda Fendi con altri componenti della celebre famiglia.

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Pietro Battarra
Pietro Battarra
Pietro Battarra, giornalista e critico d’arte, collabora con l’azienda italiana WoV Labs promuovendo il Digital Product Passport (DPP) come certificazione digitale su blockchain per gli oggetti di valore della realtà fisica e, nello specifico, nel settore culturale. Nato a Caserta nel 1999, Pietro Battarra vive a Milano dal 2017, dove lavora nel mondo della moda come modello, con molteplici esperienze internazionali, legando la sua immagine ad alcune delle più prestigiose aziende del fashion. È giornalista pubblicista dal 2019 e si è laureato nel 2022 in Scienze della comunicazione all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con un master in Marketing e Digital Innovation per l’Arte e la Cultura alla 24Ore Business School nel 2023.

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