Mika Tajima: la Contraddizione dell’Ipermodernità tra Benessere e Tecnologia

“Non naturale, anch’esso è naturale.” Con queste parole, Johann Wolfgang von Goethe aveva concluso il XVIII secolo, quando l’era della tecnologia era ancora un’utopia. Parole che risuonano con eco particolare se rapportate all’opera artistica di Mika Tajima: un cocktail multisensoriale di fisica, tecnologia e sociologia rintracciabile in ogni suo lavoro.

L’artista, che ha raggiunto la celebrità grazie all’adesione alla Pace Gallery nel 2022, crea opere stimolate dai dati e supportate da una vasta gamma di mezzi espressivi, instillando nelle sue creazioni l’interrogativo dell’essere naturale in un mondo sempre più orientato al virtuale. Un mondo che sembra aver plasmato la nostra intimità e il nostro più profondo essere.

Durante una visita al suo studio di Brooklyn la scorsa primavera, Tajima mi ha posto una domanda: “Cosa definisce la nostra identità oltre alla nostra fisicità?” Il volto che presentiamo alla società fisica risulta differente da quello virtuale e ancora discordante è l’essere interiore, privato. Tajima, attraverso le sue sfaccettature artistiche, dà forma alle forze invisibili della globalizzazione tecnologica, le quali determinano la nostra percezione del mondo e, conseguentemente, influenzano il nostro modo di vivere.

Le opere di Tajima, dalla realizzazione complessa, oscillano tra la pittura, la scultura e l’arte digitale. Nel suo studio, affianco a opere tessili di grande formato, si trovano enormi cristalli di quarzo rosa aderenti a ugelli di ottone, a vasche idromassaggio e a sculture di vetro soffiato. Ognuna di queste opere rappresenta una visualizzazione dei dati raccolti dall’artista.

“Le mie opere spesso fanno riferimento alla fisica e alla tecnologia come metafore del nostro vissuto e di come la tecnologia e il tecno-capitalismo plasmano il nostro mondo,” ha spiegato Tajima. “E cosa significa tutto questo ora, per un individuo? Dove risiede il nostro libero arbitrio?”

Attualmente, è possibile ammirare una selezione delle opere più recenti di Tajima presso la Hill Art Foundation di New York, in un’esposizione intitolata “Super Natural” disponibile fino al 26 luglio. La mostra presenta una serie inedita, parte della collezione “Negative Entropy”, e accoglie Negative Entropy (Inscape, Breathing Exercise, Full Width, Burgundy, Hex) (2024), la più grande opera realizzata dall’artista fino ad oggi.

“Io chiamo questi lavori ritratti acustici – visualizzazioni di registrazioni audio di luoghi o esperienze specifiche,” ha spiegato, “Per questa mostra, ho basato il lavoro su una registrazione di una meditazione guidata e la traduzione dello spettrogramma di quel momento è diventata questo tessuto intessuto su scala architettonica che riempie un’enorme parete della Fondazione.”

La mostra include anche opere delle sue monoliti Pranayama – opere di quarzo rosa che uniscono le antiche proprietà curative con riferimenti ai moderni idromassaggi, così come le sculture di vetro soffiato della serie Anima e Mirror, che riecheggiano le forme di tutori e protesi ortopediche, poi forme affascinanti, ma formate da pura interazione casuale tra materiali.

Si tratta di una mostra che rappresenta un’ottima opportunità per immergersi completamente nell’arte innovativa e provocatoria di Mika Tajima, un’artista che trascende i confini tra il naturale e l’innaturale, l’umano e il tecnologico, riflettendo sulle complesse dinamiche dei nostri tempi.

Contemplare le sue opere è un esercizio di riflessione sul nostro presente e sul nostro futuro, su ciò che siamo e ciò che potremo diventare, in un’epoca in cui wellness e progresso tecnologico determinano la nostra esistenza nel bene e nel male. L’installazione è un invito esplicito a riflettere sulla ciclicità tra il corporeo e l’incorporeo, l’intimità e la pubblica esposizione, naturalezza e artificialità. Quindi recatevi alla Hill Art Foundation, perché l’arte, come la vita, va vissuta in prima persona.

Conclusioni: Attraverso le opere di Mika Tajima, la contraddizione tra benessere e tecnologia emerge in tutta la sua complessità, riportando l’attenzione sui fondamenti stessi dell’esistenza umana in un’era tecnologicamente avanzata. Un’arte che guarda al futuro, ma non dimentica di criticare il presente e di rievocare il passato, offrendo così un quadro completo e stimolante del grande paradosso che viviamo ogni giorno.

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