Dal 15 aprile al 24 maggio 2025, M77 apre le porte alla prima mostra personale europea dedicata a Ming Smith, fotografa afroamericana di culto e pioniera dell’immagine come gesto poetico. I Paint with Light è più di un titolo: è una dichiarazione di intenti. Con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle, Smith ha trasformato la fotografia in un mezzo capace di fondere documento e sogno, storia collettiva e sensibilità individuale, tecnica e intuizione. Il progetto, curato da Chiara Principe in stretta collaborazione con l’artista e il suo studio, inaugura anche la rappresentanza ufficiale di Ming Smith da parte della galleria milanese.
Prima donna afroamericana ad entrare nella collezione permanente del MoMA, Smith è una figura centrale nel panorama della fotografia contemporanea. La sua opera ha ridefinito il linguaggio visivo afroamericano, intrecciando esperienza personale e visione artistica in un equilibrio delicato ma potente. Nata a Detroit nel 1947, cresciuta ad Harlem, segnata da un contesto segnato dalla segregazione razziale, Ming Smith ha trovato nella macchina fotografica lo strumento per resistere e raccontare. Entrata nel collettivo Kamoinge negli anni Settanta, ha condiviso la missione di documentare la comunità nera americana con uno sguardo interno, empatico, consapevole.
Il percorso espositivo si apre al piano terra con un corpo di lavori che ritraggono la quotidianità afroamericana, composta da attese, riti e gesti minimi, immortalati con un’attenzione che travalica la cronaca. Sono fotografie che non si limitano a mostrare, ma che evocano. Salendo al piano superiore, il visitatore si confronta con una selezione di ritratti, autoritratti e opere dove la fotografia incontra la pittura, applicata direttamente sulla pellicola, spesso con le dita dell’artista. È qui che si svela appieno la poetica di Smith, che coniuga luce e tocco, materia e spirito. Il titolo della mostra, I Paint with Light, prende forma in questa sezione, dove il mezzo fotografico si fa pittorico, e la realtà si lascia attraversare da gesti liberi, astratti, lirici.
Oltre cento opere, tra vintage inediti e lavori recenti, compongono un racconto che è al tempo stesso personale e corale. Tra i lavori più emblematici, spicca la serie Invisible Man, tributo intenso e raffinato al capolavoro di Ralph Ellison, che trasfigura l’assenza e la marginalità in una poetica della visibilità e della presenza. Le immagini dedicate a August Wilson, gigante del teatro afroamericano, vibrano della stessa intensità, restituendo una memoria culturale intrisa di identità, dolore, forza e creatività. A queste si aggiungono gli iconici ritratti di Grace Jones e Brassaï, testimoni della versatilità e della profondità dell’occhio di Smith.
Come un brano jazz, ogni sezione della mostra suggerisce una variazione sul tema dell’identità: dalle esplorazioni urbane ai viaggi, dagli scatti parigini e italiani a quelli in Egitto e in Giappone, ogni immagine è un frammento di esperienza trasfigurata. La fotografia, per Ming Smith, è un atto d’amore, un gesto spirituale. “Devi catturare un momento che non ritornerà mai più, e rendergli giustizia”, afferma l’artista, e la mostra dimostra come questa giustizia passi per il rispetto del mistero, della luce, dell’istante.
A due anni dalla grande retrospettiva al MoMA e pochi giorni dopo l’apertura della collettiva Paris noir al Centre Pompidou, Ming Smith – I Paint with Light segna un nuovo capitolo nel riconoscimento internazionale di un’artista fondamentale. La mostra alla M77 non è solo un evento, ma un’occasione per entrare in dialogo con un’opera che ha saputo raccontare l’invisibile con una chiarezza visionaria. Un invito a guardare – e a sentire – oltre il visibile.




