Con la nuova edizione dal titolo “Eterno desiderio”, Miniartextil si conferma un appuntamento imprescindibile per la fiber art internazionale. A partire dal 9 agosto 2025 e fino al 21 settembre, Palazzo del Broletto a Como si trasforma in un tessuto espositivo che accoglie opere di grande forza visiva e concettuale, capaci di tradurre in materia le tensioni più profonde dell’animo umano. L’iniziativa, promossa da ARTE&ARTE con il sostegno del Comune di Como, di Regione Lombardia e in collaborazione con il FAI, raduna in città 68 opere tra minitessili e installazioni di grande formato, firmate da artisti provenienti da dodici Paesi.
Al centro di questa edizione c’è il desiderio, interpretato come energia creativa e tensione costante. Non una semplice mancanza da colmare, ma un movente profondo, che spinge alla ricerca, all’invenzione, alla trasformazione. Il desiderio diventa così gesto, nodo, colore, superficie, attraverso i linguaggi della fiber art contemporanea. È un filo invisibile che attraversa le opere, che si fa materia viva e che racconta emozioni condivise e storie individuali.
Tra le presenze più rilevanti, spicca Joana Vasconcelos con Pasticcino, scultura tessile dal segno monumentale, ironico e pop, che rilegge l’identità femminile e i simboli del quotidiano. Le tensioni emotive e liriche di Joel Andrianomearisoa sono affidate a una triade tessile intitolata Etude en blanc, in cui il desiderio si trasforma in sospensione e assenza. Samuel Nnorom affronta la memoria collettiva e personale attraverso bolle colorate in tessuto wax africano, come nel potente The Good, Bad and Ugly. A offrire una rilettura radicale della tradizione persiana del tappeto è Hiva Alizadeh, con le sue complesse opere in extension sintetiche che esplorano l’identità visiva contemporanea.
L’estetica installativa trova piena espressione in lavori come Sipario di Paolo Gonzato, monumentale drappo di stoffa e corde che dialoga con lo spazio scenico del Broletto, o Caskade di Katharina Lehmann, un flusso verticale di sei chilometri di filo che fonde rigore geometrico e dinamismo visivo. Nella stessa direzione si muovono le opere di Linda Pellegrini e Kela Cremaschi, che trasformano la materia povera in narrazione plastica, tra astrazione e memoria.
Notevole la sezione dedicata alle collaborazioni tra artisti: Natura morta con fiori e ramo è l’assemblaggio di due opere firmate da Anna Ray e Giuseppe Coco, che uniscono ricamo, pittura e materiali naturali in una composizione stratificata e meditativa.
Accanto all’esposizione principale, Miniartextil 2025 propone una serie di iniziative collaterali, tra cui laboratori, eventi musicali e incontri culturali, con l’intento di ampliare la fruizione e creare dialogo tra pubblico e opere. Il progetto si radica nella volontà di far emergere l’importanza del fare manuale come linguaggio artistico, ma anche come pratica relazionale e riflessiva.
Il tema scelto — il desiderio — risuona come motore silenzioso ma costante, che abita tanto la pratica creativa quanto l’esperienza umana. Ogni opera in mostra è un frammento di questa tensione, una traccia visibile di ciò che ci muove, ci spinge, ci trasforma. In questo senso, Miniartextil non solo documenta lo stato attuale della fiber art a livello internazionale, ma si propone come spazio di riflessione, dove l’arte tessile rivela tutta la sua forza evocativa, politica e poetica.
La mostra sarà inaugurata ufficialmente l’8 agosto alle ore 18: un’occasione per incontrare artisti e curatori, e per entrare in contatto con una delle più longeve e coerenti manifestazioni dedicate al pensiero tessile contemporaneo.


