C’è una nuova sfida all’orizzonte per la conservazione del patrimonio storico artistico. Riguarda niente meno che una residenza di Los Angeles dall’inestimabile valore storico: la casa dove visse e morì la leggendaria Marilyn Monroe.
Il Los Angeles City Council, nel tentativo di impedire la demolizione della casa, ha recentemente dichiarato il suo status di monumento storico culturale. Questa decisione, sostenuta all’unanimità, riguarda la dimora di stile coloniale spagnolo costruita nel 1929, nei cui interni la famosa attrice visse per circa sei mesi, sino al tragico giorno del suo decesso per apparente overdose, nel 1962.
Secondo LA Conservancy, gruppo impegnato nella salvaguardia storico culturale della città, la casa ha un ruolo importante nella vita di Monroe: fu il primo immobile che acquistò con le sue forze, durante la sua carriera. Attualmente, la casa è oggetto di contesa tra la città e i suoi proprietari, Brinah Milstein e il produttore televisivo Roy Bank, i quali avevano intrapreso un’azione legale contro la città con l’obiettivo di demolire la dimora per ampliare la proprietà adiacente.
Nel frattempo, nell’Indiana, la Brauer Museum of Art dell’Università di Valparaiso è stata pressoché chiusa e il suo direttore Jonathan Canning licenziato. L’università, nel contesto di un “rimpasto amministrativo” per far fronte a un deficit di 9 milioni di dollari, ha deciso di vendere alcune opere chiave della sua collezione, tra cui Rust Red Hills del 1930 di Georgia O’Keeffe, valutato circa 15 milioni di dollari. La decisione di vendere le opere per finanziare le ristrutturazioni è stata però duramente criticata dall’American Alliance of Museums e dall’Association of Art Museum Directors.
In tema di polemiche, si registra anche l’aspra contesa nata dalle accuse di violenza sessuale mosse dal giovane artista ghanese Joseph Awuah-Darko a carico di Kehinde Wiley, rinomato pittore statunitense di origine nigeriana. Il caso ha portato tre musei a cancellare le mostre dedicate a Wiley, suscitando le preoccupazioni della National Coalition Against Censorship. In risposta a ciò, Awuah-Darko ha dichiarato che, sebbene l’arte abbia un ruolo fondamentale, questa non dovrebbe mai avere la precedenza su questioni di dignità umana.
Infine, Marina Abramović, rinomata artista serba, ha deciso di coinvolgere centinaia di migliaia di visitatori del festival di Glastonbury, in Inghilterra, in un’esibizione artistica basata sul silenzio. Nonostante il festival non sia solito ospitare artisti visivi, Abramović ha sperato di “toccare quel momento nella loro anima e fermare tutto per sette minuti”. Un modo innovativo per far vivere l’arte attraverso il silenzio.
Questo viaggio tra le novità artistiche ci offre l’opportunità di riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’arte: dal rispetto delle tracce lasciate dai grandi personaggi della storia, alle controversie che nascono intorno alle figure degli artisti contemporanei. Ogni tappa evidenzia come l’arte non sia soltanto espressione estetica, ma un vero e proprio frammento di vita, che come tale può suscitare emozioni, discussioni e, talvolta, aspre polemiche.


