Mummer love a Luci d’Artista: la luce, la voce di Patti Smith e la poesia di Rimbaud

Le persone rallentano, si fermano, alzano la testa. Mummer Love trasorma la monumentale Corte Est delle OGR Torino, hub della Fondazione CRT, in una esperienza immersiva multisensoriale in cui luce, musica e poesia e immagini si fondono in un unico dispositivo percettivo, imponendosi come una delle opere piu iconiche e suggestive di Luci d’Artista 2025, in programma a Torino, fino all’11 gennaio 2026. Si tratta di un progetto site-specific dei Soundwalk Collective, il duo formato dall’artista Stephan Crasneanscki e dal producer Simone Merli (noti per le loro collaborazioni con la fotografa Nan Goldin, la coreografa Sasha Waltz, il regista e musicista Jim Jarmusch e l’attrice Charlotte Gainsbourg), realizzato in collaborazione con Patti Smith, la sacerdotessa del rock e poetessa e con il maestro del minimalismo musicale Philip Glass. L’opera invita i visitatori non solo a guardare, ma soprattutto a ascoltare e percepire. Più che una semplice installazione luminosa, Mummer Love si configura come un ambiente immersivo in cui luce, poesia, immagini in movimento e texture sonora si intrecciano per creare una narrazione stratificata e carica di tensione emotiva, attivando dimensioni sensoriali e simboliche, e dove il confine tra visibile e invisibile, luce e ombra, rimane continuamente fluido. Una sorta di ritratto sonoro e sensoriale del mondo poetico e umano di Arthur Rimbaud, delle sue esplorazioni interiori e geografiche, in particolare il periodo trascorso in Etiopia.

Concepito come un viaggio sensoriale, Mummer Love richiama il periodo africano di Arthur Rimbaud, combinando registrazioni ambientali realizzate da Stephan Crasneanscki nella casa del poeta francese a Harar, in Etiopia, con canti sufi catturati in un santuario. A queste si aggiungono le note sospese al pianoforte di Philip Glass e la voce di Patti Smith, che interpreta versi tratti da Les Illuminations, la raccolta di poemi in prosa su cui Rimbaud lavorò tra il 1873 e il 1875, in cui , il “poeta veggente” usa il linguaggio come pittura o musica più che come narrazione, facendo della luce – nelle sue molteplici forme – lo strumento principale per evocare sensazioni, visioni e stati interiori. In Mummer Love, il principio rimbaudiano del dérèglement de tous les sens si manifesta attraverso la sinestesia: la poesia si fa suono, visione e luce, dando vita a un linguaggio poetico che consente allo spettatore di “leggerla” con tutti i sensi. Espandendosi nello spazio, essa genera un’atmosfera al tempo stesso spirituale e universale.

La luce come trasposizione visiva della poesia rimbaudiana

La dimensione luminosa di Mummer Love non si limita dunque a una funzione decorativa: essa diventa una vera e propria traduzione visiva del linguaggio poetico, dialogando costantemente con il paesaggio sonoro, intrecciandosi con i suggestivi video proiettati sui muri. I neon e le sequenze di luce modulata nell’intensità, così come i giochi di rifrazione sulla facciata dell’edificio, si muovono nello spazio come versi sospesi, enfatizzando pause, silenzi e accenti della declamazione vocale, evocando presenze e atmosfere, fra luci e ombre. La voce quasi ipnotica di Patti Smith evoca accumuli simbolici, frammenti visivi e narrativi, trasformando in suono la musicalità intrinseca dei versi rimbaudiani, pensati per essere pronunciati ad alta voce e vissuti in una dimensione rituale e fisica.
La linearità del tempo si dissolve, lasciando spazio a un attraversamento lento, raccolto e quasi meditativo dell’installazione, favorendo un confronto intimo con le emozioni e le memorie personali. Stephan Crasneanscki, del Soundwalk Collective, descrive questa esperienza come una “connessione con altri livelli del sé e della coscienza, un linguaggio dell’anima, per l’anima”, capace di aprire la porta a dimensioni più profonde della consapevolezza.

Le Illuminazioni, da Rimbaud a Patti Smith

Patti Smith scoprì Illuminations con il volto del poeta stampato sulla copertina sfogliando libri usati su una bancarella davanti alla stazione degli autobus di Philadelphia, intorno ai sedici anni. Colpita dal linguaggio visionario e musicale di Rimbaud, non avendo soldi per comprarlo, lo mise in tasca e se lo portò via, come ha raccontato nella sua autobiografia e in varie interviste. Ed è stato protagonista di tantissimi dei suoi sogni da giovane. “Era come se fosse il mio ragazzo”. Fu l’inizio di un dialogo che dura da tutta la vita. Rimbaud diventa per Patti Smith una presenza costante, quasi un interlocutore ideale, con cui dialogare attraverso la scrittura, costituendo un vero e proprio fondamento del suo immaginario creativo, assorbendone lo spirito ribelle nella vita e nella musica, sin da quando timida ma piena di passione fa reading di poesia insieme a un amico che la accompagna suonando la chitarra.
Per lei, Rimbaud incarna l’ideale di libertà assoluta del linguaggio: è il “poeta veggente” capace di “vedere oltre” la realtà quotidiana, sospinto da una tensione verso l’altrove e dal desiderio di oltrepassare i confini dell’io e del linguaggio. Rappresenta la fusione perfetta tra rock e poesia, al punto da definire il proprio stile come “Rock and Rimbaud”. Come in Rimbaud, anche nella musica di Patti Smith il linguaggio non è pensato per raccontare una storia lineare, ma per generare immagini, rotture ed epifanie. I testi delle sue canzoni assumono spesso la forma di poemi frammentari, attraversati da stratificazioni simboliche, illuminazioni improvvise e libere associazioni di senso, dando forma a un’idea di arte come esperienza totale, radicale e refrattaria a ogni disciplina o canone
Ha anche scritto poesie ispirate a Rimbaud, arrivando talvolta a immaginare un’identificazione profonda con lui o una relazione ideale, come nelle liriche raccolte in Il sogno di Rimbaud. Poesie e prose 1970-1979 (curata da Massimo Bocchiola e pubblicata da Einaudi) , mostrando come Rimbaud abbia nutrito la sua scrittura e la musica, trasformando la poesia in esperienza sonora, corporea e collettiva.


Nella celebre suite Land, quasi dieci minuti di pura energia, inclusa nell’album d’esordio Horses del 1975: è un potente omaggio al poeta francese che esplode nel rock rabbioso di Land of a Thousand Ballads, dove risuona l’urlo: “Go Rimbaud! Go Rimbaud!”. Anche l’album Radio Ethiopia evoca l’ultima fuga di Rimbaud in Abissinia, con versi come: “Oh Arthur, Arthur. We are in Abyssinia Aden. making love smoking cigarettes. we kiss. but it’s much more. azure“.
La sua ammirazione per il poeta si manifesta anche nei pellegrinaggi ai luoghi rimbaudiani: ha visitato le città che lo videro nascere e vivere, portando con sé fotografie, fino ad acquistare alcuni anni fa la casa di Roche, nelle Ardenne, dove Rimbaud scrisse Una stagione all’inferno, e rischiava di cadere in rovina, per preservarne la memoria.
Rimbaud è ancora il suo sogno. Di recente ha dichiarato che “il suo spirito è ovunque, è il cuore della gioventù ed è anche il cuore della curiosità e dell’entusiasmo. La sua poesia è con noi”. In questa prospettiva, la musica di Patti Smith si configura davvero come una continuazione del progetto rimbaudiano: una poesia che lascia la pagina scritta per farsi suono, corpo ed esperienza collettiva ancora nei concerti dal vivo. Non si tratta di un omaggio nostalgico, ma di una traduzione viva e radicale di una visione poetica che continua a interrogare il presente. illuminando l’oscurità, provocando rotture e trasformando l’arte in atto di rivelazione. Come Illuminations.

2 Commenti

  1. Un pezzo luminoso come il tema che descrive. Bello questo filo che lega Rimbaud a Patti Smith! Divertente anche il fatto che Patti giovane si sia impossessata di un libro di poesie di Rimbaud: potrebbe mai esserle mosso un rimprovero per questa azione furtiva?

  2. Bello il pezzo, luminoso come ciò che descrive. Divertente che Patti Smith si sia impossessata di un libro di poesie di Rimbaud, ma è un gesto che possiamo perdonarle!

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