Napoli fuori scena: le anti-cartoline di Kourtney Roy

L’artista Kourtney Roy arriva in Italia per la sua prima mostra personale. Presentata presso la Spot Home Gallery, l’esposizione, visitabile fino al 30 giugno 2026, nasce da una residenza artistica realizzata nel 2025 proprio nel capoluogo partenopeo invitando l’artista a confrontarsi direttamente con una città iconica e sovra-rappresentata come Napoli.

La fotografia di Kourtney Roy si colloca in uno spazio ambiguo e affascinante tra narrazione, autorappresentazione e finzione. Il suo lavoro, fortemente influenzato dall’estetica cinematografica e dalla cultura visiva nordamericana, costruisce mondi sospesi in cui il quotidiano si carica di tensione psicologica e ironia sottile. Roy utilizza spesso se stessa come soggetto, ma non in chiave autobiografica: piuttosto, assume identità molteplici, trasformandosi in personaggi che sembrano usciti da un immaginario collettivo fatto di motel, strade deserte, interni rétro e periferie dimenticate.

Uno degli elementi più evidenti della sua poetica è l’uso del colore, saturo ma controllato, che contribuisce a creare atmosfere stranianti. Le sue immagini non sono mai puramente documentarie: ogni scena è costruita con attenzione quasi teatrale, dove luce, composizione e postura del corpo diventano strumenti per suggerire una storia senza mai esplicitarla del tutto. In questo senso, la fotografia di Roy si avvicina più al linguaggio del cinema che a quello della fotografia tradizionale, evocando narrazioni aperte e frammentarie.

© Kourtney Roy, Failed postcards from Napoli, Views of the City, 2025. Courtesy Spot home gallery

Altro aspetto centrale è il tema dell’identità femminile, affrontato però lontano da ogni retorica esplicita. I suoi personaggi femminili appaiono spesso isolati, intrappolati in ruoli stereotipati o situazioni apparentemente banali che rivelano, a uno sguardo più attento, una dimensione inquietante. C’è una sottile ironia nel modo in cui Roy gioca con cliché visivi – la casalinga, la viaggiatrice solitaria, la donna in attesa – smontandoli dall’interno attraverso dettagli dissonanti. La dimensione performativa del suo lavoro è cruciale: Roy non si limita a fotografare, ma “recita” davanti alla macchina fotografica. Questo introduce una riflessione implicita sulla costruzione dell’immagine e sul ruolo dell’artista come autore e soggetto allo stesso tempo. Il risultato è una fotografia che interroga lo spettatore, spingendolo a chiedersi quanto di ciò che vede sia reale e quanto sia invece una messa in scena.

In Failed Postcards From Napoli, la città non è semplicemente uno sfondo, ma un vero e proprio dispositivo narrativo. Napoli è storicamente associata a una forte identità visiva: il Vesuvio, il mare, i vicoli, i panni stesi, la vita di strada. È una città già “fotografata” mille volte, già trasformata in immagine, già consumata come icona. Roy si inserisce in questo immaginario per decostruirlo. Le sue “cartoline fallite” non mostrano la Napoli da brochure turistica, ma una città più ambigua, a tratti surreale, dove l’artista si muove come un corpo estraneo. Il suo personaggio, spesso una turista, appare disallineato rispetto al contesto: troppo elegante, troppo costruito, troppo consapevole. Questo scarto genera una tensione visiva e narrativa: la città reale e il personaggio fittizio non coincidono mai completamente. Napoli diventa così un teatro in cui si mette in scena il fallimento dello sguardo turistico, l’impossibilità di catturare un luogo attraverso immagini stereotipate.

Il titolo stesso della serie è estremamente significativo. La “cartolina” è per definizione un’immagine sintetica, rassicurante, facilmente leggibile. È un oggetto che serve a comunicare un’esperienza in modo rapido e convenzionale. Roy ribalta completamente questa logica. Le sue cartoline sono “fallite” perché non riescono – o non vogliono – restituire un’immagine coerente e rassicurante del luogo. Al contrario, mostrano momenti di disorientamento, situazioni ambigue, pose che sembrano fuori contesto. In alcune immagini, l’artista appare isolata in spazi pubblici; in altre, sembra interagire con l’ambiente in modo goffo o innaturale. Il risultato è una serie di fotografie che mettono in crisi il linguaggio stesso della fotografia turistica.

© Kourtney Roy, Failed postcards from Napoli, Sunday Morning II, 2025. Courtesy Spot home gallery

Una Napoli surreale tra teatralità e malinconia

Il fallimento diventa quindi un dispositivo critico: non è un limite, ma una scelta. È il rifiuto di aderire a un immaginario preconfezionato e la volontà di esplorare le crepe, le incongruenze, le zone d’ombra. Uno degli elementi centrali del lavoro di Roy è l’uso del proprio corpo come strumento espressivo. In Failed Postcards From Napoli, questa dimensione performativa è particolarmente evidente. L’artista si inserisce nei contesti urbani come una presenza straniante, quasi aliena.Il suo corpo è sempre in posa, ma si tratta di pose che non appartengono davvero al contesto: troppo teatrali, troppo costruite. Questo crea un effetto di spaesamento che coinvolge direttamente lo spettatore. Chi guarda è portato a interrogarsi: cosa sta succedendo? Chi è questa figura? Perché si comporta così?

Queste domande non trovano una risposta univoca, e proprio in questa ambiguità risiede la forza del lavoro. Roy costruisce identità instabili, personaggi che sembrano sul punto di sfaldarsi. La fotografia diventa così uno spazio di negoziazione tra realtà e rappresentazione. Il tono della serie  oscilla continuamente tra ironia e malinconia. Da un lato, le immagini possono risultare quasi comiche: la figura dell’artista, con i suoi abiti e le sue pose, appare fuori luogo, creando situazioni paradossali. Dall’altro lato, emerge una sottile tristezza. I personaggi di Roy sembrano spesso soli, disorientati, incapaci di trovare un vero contatto con l’ambiente circostante. La città, pur essendo viva e vibrante, appare distante, quasi indifferente.

© Kourtney Roy, Failed postcards from Napoli, Frutta secca, 2025. Courtesy Spot home gallery

Questa doppia dimensione – ironica e malinconica – è uno degli elementi più affascinanti del lavoro. Permette una lettura stratificata, in cui l’immagine può essere interpretata in modi diversi a seconda dello sguardo dello spettatore. Il titolo stesso della serie suggerisce una tensione tra aspettativa e fallimento. La cartolina per definizione è un’immagine rassicurante, sintetica, spesso stereotipata pensata per comunicare una visione idealizzata di un luogo. Roy sovverte questo formato, producendo immagini che sembrano cartoline ma che ne tradiscono sistematicamente la funzione. Invece di confermare l’immaginario turistico di Napoli, il sole, il mare, il Vesuvio, la vitalità popolare, l’artista introduce elementi di dissonanza, di straniamento. 

La serie può essere letta anche come una critica al turismo contemporaneo e alla produzione compulsiva di immagini. Nell’epoca dei social media, ogni luogo diventa potenzialmente una cartolina: un’immagine da condividere, da consumare rapidamente. Roy mette in crisi questa dinamica mostrando immagini che non funzionano come contenuti “instagrammabili”. Le sue fotografie richiedono tempo, attenzione, interpretazione. Non offrono una gratificazione immediata, ma invitano a un’esperienza più complessa. L’opera di Kourtney Roy, e in particolare la serie Failed Postcards From Napoli, rappresenta un esempio significativo di come la fotografia possa essere utilizzata per mettere in discussione i codici visivi dominanti. Attraverso un uso sapiente della messa in scena, della performance e dell’ironia, Roy costruisce immagini che sfuggono alle categorie tradizionali e aprono nuovi spazi di interpretazione. La città di Napoli diventa un terreno fertile per questa ricerca, offrendo un immaginario ricco e complesso che l’artista rielabora in chiave personale. Il risultato è una serie di “cartoline fallite” che, proprio nel loro fallimento, riescono a restituire una visione più autentica e problematica del rapporto tra immagine e realtà.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Rebecca Delmenico
Rebecca Delmenico
Critica d’arte e curatrice, ha sviluppato i suoi interessi negli ambiti della pittura e della scultura contemporanee, con un occhio di riguardo alle esperienze della nuova fotografia internazionale. Ha curato mostre e monografie di artisti contemporanei. Tra le ultime uscite, la monografia dedicata al lavoro di Sandy Skoglund edito da Silvana Editoriale. Collabora con gallerie e musei pubblici e privati, e, come giornalista specializzata sulle nuove correnti della fotografia contemporeanea, con diverse testate.

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