Ogni dicembre, il centro storico di Napoli viene attraversato da una trasformazione evidente. Le strade si riempiono fin dalle prime ore del giorno, i flussi si addensano nei vicoli più stretti e luoghi come San Gregorio Armeno diventano punti di passaggio obbligato. Mercatini, luminarie e presepi convivono in uno spazio saturo, dove il tempo della festa si intreccia con quello della circolazione continua di visitatori.
Qui l’overtourism non appare come un fenomeno astratto o eccezionale, ma come una condizione che prende forma nella quotidianità urbana. L’aumento delle presenze non si limita a rendere visibili le strade affollate: modifica l’uso degli spazi, incide sulle attività di prossimità e ridisegna i confini tra chi abita la città e chi la attraversa temporaneamente. Napoli si configura, in questo senso, come un caso particolarmente eloquente; nel 2025 il numero di visitatori ha raggiunto circa 20 milioni di presenze, confermando una crescita continua che trasforma l’attrattività della città in un fattore di pressione permanente. Solamente nel mese di settembre si sono contate 1,83 milioni di visite, mentre durante il ponte dell’Immacolata si sono registrati oltre 200.000 turisti in pochi giorni, con strutture ricettive occupate al 78% e un impatto economico stimato di 85 milioni di euro sugli alloggi.

Questo boom di affluenza produce conseguenze concrete: traffico congestionato, difficoltà negli spostamenti, aumento dei prezzi costante e una crescente trasformazione del tessuto urbano. Gli appartamenti destinati ai turisti si moltiplicano, riducendo così le possibilità abitative per le famiglie residenti nel centro antico. La festa dell’Immacolata Concezione e il periodo dell’Avvento, un tempo vissuti come momenti di partecipazione comunitaria e devozione, diventano oggi attrazioni sempre più mediatizzate. I presepi di San Gregorio Armeno, le luminarie in piazza del Gesù e le decorazioni di Spaccanapoli assumono una dimensione spettacolare destinata a un pubblico di massa, spesso a discapito dell’esperienza autentica dei cittadini. Questa mercificazione rischia di svuotare le tradizioni del loro significato originario, trasformando la città in un grande palcoscenico dove il vissuto quotidiano dei residenti passa in secondo piano.
I cittadini subiscono quotidianamente gli effetti di questa pressione: durante le festività, molti lamentano di sentirsi imprigionati nelle proprie abitazioni, incapaci di percorrere liberamente le strade del centro. In alcune zone storiche, come i Decumani, la densità di visitatori è tale da rendere difficile persino il passaggio di un’ambulanza. Inoltre, l’economia generata dal turismo di massa è distribuita in maniera diseguale: nonostante i record di presenze, molte figure impiegate nel settore percepiscono retribuzioni tra le più basse del mercato del lavoro italiano, soprattutto nei contratti a termine e nelle posizioni di ingresso.

A questo si somma un fenomeno diffuso di lavoro precario, denunciato da operatori e sindacati come ulteriore forma di sfruttamento legata alla crescita del turismo. Questa situazione ha spinto diverse realtà locali a mobilitarsi nel giorno dell’Immacolata Concezione, quando un gruppo di attivisti ha organizzato una processione ironica e provocatoria nel centro storico per denunciare gli effetti negativi del turismo di massa. Il corteo, partito da via San Gregorio Armeno, era guidato da uno stendardo raffigurante la Madonna Immacolata con la scritta “Santa Maria liberaci dall’overtourism, dalle Grandi Navi e dai Veleni”. Durante la manifestazione sono state recitate preghiere in forma parodica, utilizzate come strumento di denuncia contro gentrificazione e speculazione immobiliare. Il messaggio era chiaro: la città deve restare vivibile per chi la abita, non solo un prodotto da consumare.
L’overtourism a Napoli non riguarda solo le strade affollate, ma si inserisce in un contesto urbano più ampio, dove la città storica rischia di essere ridotta a un’attrazione turistica mentre la vita dei residenti diventa secondaria. La conformazione del centro antico amplifica l’impatto dei flussi turistici e l’assenza di una strategia coordinata fa sì che gli interventi risultino spesso sporadici o affidati a iniziative private, senza una pianificazione complessiva capace di preservare patrimonio culturale e vivibilità. Durante questo periodo, la pressione raggiunge il massimo: strutture ricettive al completo, percorsi concentrati nelle aree centrali, eventi temporanei che attirano folle consistenti. La città diventa un palcoscenico a cielo aperto, generando non solo disagio pratico ma anche un senso di alienazione culturale: tradizioni nate come patrimonio collettivo rischiano di essere consumate come merce, perdendo il loro valore simbolico.
La sfida è duplice: valorizzare il turismo come risorsa senza compromettere l’identità storica e la qualità della vita. Strategie come la regolamentazione degli affitti brevi, la distribuzione dei flussi e una gestione più sostenibile degli eventi possono trasformare il turismo in uno strumento di sviluppo equilibrato, invece che in una forza capace di minare coesione sociale e patrimonio culturale.
Napoli, durante le festività natalizie, resta un esempio emblematico di come il turismo di massa possa entrare in conflitto con la vita urbana. Trovare un equilibrio tra vocazione turistica e tutela della comunità locale significa preservare la città come casa, prima ancora che come destinazione.


