Quando parliamo di nomine museali, non stiamo parlando di cattedre accademiche o di scelte amministrative in astratto: parliamo di chi prende in mano la bussola di luoghi della memoria che sono, letteralmente, parte dell’identità nazionale. Ieri 18 febbraio 2026, infatti, la Direzione generale Musei del Ministero della Cultura ha reso pubblici i risultati di una selezione pubblica internazionale che assegna a 14 musei statali autonomi nuovi direttori con incarichi quadriennali, rinnovabili sulla base dei risultati ottenuti.
Questa immissione di energie e competenze attraversa l’Italia da nord a sud, attraversa siti archeologici, complessi monumentali, musei civici e istituti che raccontano la pluralità della storia italiana, dall’antichità ai saperi più tardi. Più che una lista di nomi, siamo davanti a una nuova geografia di responsabilità culturale, dove ciascun direttore diventa custode di patrimonio, motore di narrazioni, ponte tra comunità e memoria condivisa.
Scopriamoli insieme, uno per uno:
- Guido Comis (Museo storico e Parco del Castello di Miramare, Trieste) – Storico dell’arte con formazione tra Venezia e Milano, ha maturato esperienza internazionale in Svizzera, dirigendo istituzioni museali e lavorando su collezioni pubbliche con un approccio curatoriale attento al dialogo europeo.
- Denis Ton (Complesso monumentale della Pilotta, Parma) – Storico dell’arte, dottorato a Padova, ha lavorato tra ricerca accademica e gestione museale. Con esperienze anche all’estero, unisce rigore scientifico e attenzione agli allestimenti.
- Luigi Gallo (Musei Nazionali di Bologna) – Dirigente del Ministero della Cultura e storico dell’arte, ha diretto la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. Coniuga esperienza gestionale e progettazione espositiva di ampio respiro.
- Maria Elena Motisi (Musei Nazionali di Lucca) – Architetto e curatrice, con esperienze al MAXXI di Roma, porta una visione interdisciplinare che integra progetto spaziale, contemporaneità e valorizzazione del patrimonio storico.
- Luca Mercuri (Pantheon e Castel Sant’Angelo, Roma) – Archeologo classico con lunga esperienza nel sistema ministeriale, ha lavorato su tutela e valorizzazione, con particolare attenzione alla gestione dei grandi flussi turistici.
- Luigi Scaroina (Parco Archeologico dell’Appia Antica) – Archeologo e funzionario MiC, specializzato in topografia antica e strumenti digitali per la documentazione, rappresenta una continuità tra ricerca sul campo e narrazione pubblica.
- Alberto Samonà (Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli) – Giornalista e scrittore con esperienza istituzionale nel settore dei beni culturali, porta una forte sensibilità comunicativa e una visione del patrimonio come racconto civile.
- Alessandro Mascherucci (Ville monumentali della Tuscia) – Architetto e restauratore, con formazione alla Sapienza di Roma, ha lavorato su interventi conservativi e progetti di restauro, con attenzione ai processi storici dell’architettura.
- Alessandra Necci (Palazzo Reale di Napoli) – Avvocata e storica, nota per le sue biografie dedicate a figure femminili della storia europea, unisce competenza giuridica e capacità divulgativa.
- Almerinda Padricelli (Musei Nazionali del Vomero, Napoli) – Architetto con lunga esperienza nei Beni culturali campani, ha operato tra tutela, progettazione e valorizzazione del patrimonio monumentale.
- Luca Di Franco (Musei e Parchi Archeologici di Capri) – Archeologo, con esperienza nella Soprintendenza dell’area napoletana, rappresenta un profilo giovane ma radicato nella gestione territoriale dei siti archeologici.
- Federica Colaiacomo (Parco Archeologico di Ercolano) – Archeologa con esperienza di direzione museale e competenze in topografia e valorizzazione dei contesti antichi, chiamata a guidare uno dei siti più complessi del Mediterraneo.
- Anita Guarnieri (Castello Svevo di Bari) – Architetta e funzionaria MiC, con competenze in pianificazione paesaggistica e tutela, porta una visione integrata tra monumento e contesto urbano.
- Raffaella Bonaudo (Musei Nazionali di Matera) – Archeologa con lunga esperienza nella gestione di scavi e siti del Sud Italia, unisce competenze scientifiche e capacità di coordinamento territoriale.
Nel complesso emerge una generazione di direttori chiamata a confrontarsi con sfide decisive: sostenibilità economica, innovazione digitale, rapporto tra patrimonio e comunità locali, equilibrio tra turismo globale e identità territoriale. Non solo custodi, dunque, ma interpreti del patrimonio nel tempo dell’iper-visibilità culturale.



