Le venerabili mura dell’antica Pompei continuano a svelare i loro segreti. Un nuovo studio, reso possibile grazie all’innovativa tecnologia dei test del DNA, ha offerto rivelazioni sorprendenti sui suoi antichi abitanti. Le stereotipate convinzioni che per lungo tempo abbiamo sostenuto sulla natura della società pompeiana vengono demolite, sostituite dalle emozionanti realtà emerse dal profondo del DNA dei loro abitanti.
L’indagine genetica, condotta da un team di esperti in biologia e genetica da Italia e Stati Uniti, ha analizzato il DNA delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I risultati, pubblicati da Current Biology, sfidano le convinzioni a lungo sostenute sulle persone che hanno vissuto questa catastrofe. Esploriamone insieme i dettagli.
Scoperta per la prima volta nel 1599 dall’architetto Domenico Fontana, la città di Pompei è rimasta a lungo nascosta. Fontana, infatti, decise di coprire l’antica città dopo averla ritrovata, a quanto pare a causa dell’esplicità di alcuni affreschi. Le vere e proprie operazioni di scavo sono iniziate solo nel 1748, e da allora Pompei non ha mai smesso di affascinare. I racconti umani emergono dai suoi resti continuamente, arricchendo la nostra conoscenza della storia romana con nuove e affascinanti scoperte.
Una tecnica impiegata frequentemente dagli archeologi che lavorano a Pompei è la creazione di calchi a partire dai corpi delle vittime dell’eruzione, preservati nella cenere. Questi calchi venivano poi utilizzati per illustrare le narrazioni inventate e proiettate su di essi dai ben intenzionati studiosi. Ora, grazie ai nuovi test del DNA, queste ipotesi vengono riconsiderate alla luce delle sorprendenti rivelazioni.
L’indagine ha riguardato principalmente 14 calchi di vittime che erano in fase di restauro. Cinque di questi calchi hanno fornito dati genetici utilizzabili. Alcuni dei risultati sono davvero sconvolgenti. Ad esempio, un adulto morto con un bambino in grembo, da decenni considerato madre e figlio, si è, in realtà, rivelato essere un uomo non biologicamente connesso al bambino in grembo.
Un’altra rivelazione scioccante riguarda due vittime trovate nel 1914 nell’atto di abbracciarsi: erano state classificate come parenti di sesso femminile, ma i test del DNA hanno dimostrato che almeno una di queste era un uomo. Oltre a sfidare i preconcetti sulle connessioni familiari, i risultati del DNA hanno anche rivelato l’apertura di Pompei alle diversità, evidenziando come la maggior parte dei “pompeiani” provenga da immigrati recenti dal Mediterraneo orientale.
Queste nuove rivelazioni su Pompei servono a ricordarci quanto limitate possano essere le nostre prospettive quando si tratta di interpretare il passato. È affascinante vedere come i nuovi progressi tecnologici ci permettano di conoscere meglio non solo la nostra storia, ma anche l’essenza stessa dell’umanità.
La ricerca archeologica a Pompei continua e, con l’avanzare della tecnologia, non possiamo che aspettare con ansia altre rivelazioni che potrebbero sfidare ulteriormente le nostre convinzioni sul passato. Per ora, i nuovi test del DNA sulle vittime di Pompei hanno aperto una finestra affascinante su una società della quale pensavamo di sapere già molto, ma che si dirige verso un futuro ricco di nuove scoperte.



