Obey alle Gallerie d’Italia a Napoli: il potere della pace come atto politico

Il potere di chi decide, muove guerra, influenza confini ed economie. E il potere di chi si ribella, prende una posizione, contesta, mette sotto scrutinio. È uno dei tanti temi di “Obey: Power to the Peaceful”, la mostra dedicata al lavoro di Shepard Fairey, noto a livello internazionale come Obey, tra le voci più riconoscibili dell’arte pubblica contemporanea. “Power to the Peaceful” è visitabile fino al 6 settembre 2026 alle Gallerie d’Italia – Napoli.    

Cresciuto nella cultura skate e nella grafica underground degli anni Novanta, Obey ha sviluppato nel tempo un’estetica potente e immediata che rielabora i codici della propaganda per trasformarli in strumenti di critica sociale. Poster, serigrafie, murales: un linguaggio visivo diretto e fortemente iconico, diffuso nelle città di tutto il mondo e che ha spesso assunto la connotazione di manifesto spontaneo di attivismo e contestazione. “Hope”, l’immagine realizzata per la prima campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008, è diventata una delle icone visive più riconoscibili della cultura contemporanea.

Stylized poster-style portrait of Barack Obama in red, white, and blue with the word HOPE at the bottom.
Shepard Fairey (Obey), Obama Hope Offset (2008), Offset Lithograph, 91,44 x 60,96 cm

La mostra “Power to the Peaceful”, curata da Giuseppe Pizzuto e realizzata con il patrocinio del Comune di Napoli, raccoglie oltre 150 opere su supporti diversi, dalla carta al legno, dalla tela all’alluminio, tra pezzi iconici, quindici inediti e rarità d’archivio. Il percorso espositivo si articola attorno a quattro nuclei tematici (People Power, Propaganda, Guerra e Pace, Giustizia Sociale) che attraversano, come coordinate di un pensiero artistico e politico, decenni di attivismo visivo. Un percorso nel quale il visitatore è libero di muoversi tra una sezione e l’altra senza necessariamente seguire un racconto preimpostato, come se fosse un esploratore urbano in costante contatto con messaggi e manifestazioni del pensiero critico contemporaneo.  

Al centro della ricerca di Obey la convinzione che le immagini non siano mai neutre: servono a costruire consenso, orientano percezioni, possono mobilitare o sedare. Le opere in mostra esplorano anche questo genere di meccanismi: dalla costruzione del potere alle forme di partecipazione collettiva.

Essere tranquillizzati dalla bellezza – sottolinea Obey – non basta: bisogna anche agire, continuare ad agire, perché ci sono forze che vogliono dividerci, farci odiare gli uni gli altri, farci avere paura gli uni degli altri. La bellezza da sola non può farcela. Io propongo una filosofia che ritengo necessaria: capire che siamo tutti connessi, che il bene degli uni è il bene degli altri. Gli approcci devono essere diversi, perché la realtà è nuova e sfaccettata e nelle mie opere differenzio le modalità di comunicazione: c’è la bellezza, ma c’è anche l’umorismo, il contrasto, e un senso di sovversione. Quello che mi ha sempre indignato, almeno negli Stati Uniti, è questa sorta di indifferenza, di distacco di fronte all’ingiustizia, alla sofferenza degli altri“. E sulla sua presenza a Napoli, ha spiegato che “qui mi sono sentito subito a casa, la città rappresenta un insieme di elementi che amo, sa unire la cultura ‘alta’ e ‘bassa’, e bellezza e storia convivono in modo che tutto si tiene insieme“.  

Il legame di Obey con la città di Napoli non si esaurisce negli spazi delle Gallerie d’Italia. Obey ha lasciato un segno diretto sulla città attraverso una duplice iniziativa. Sulla scalinata monumentale della Chiesa di Donnaregina Nuova, nel cuore del centro storico, è apparsa “Peace is Power”, un’opera promossa dalla Fondazione Napoli C’entro, realizzata in collaborazione con Wunderkammern Gallery e le Gallerie d’Italia, che porta al centro della scena la colomba e la rosa, simboli di pace, responsabilità e senso di appartenenza.

Il murale è stato realizzato in occasione della visita di Papa Leone XIV a Napoli, prevista per l’8 maggio, e Fairey ha scelto di donare al Pontefice, insieme ai giovani del MuDD (Museo Diocesano Diffuso), una serigrafia dell’opera. Accanto a questo intervento nel centro storico, l’artista ha voluto omaggiare Napoli anche con un imponente murale nel quartiere periferico di Ponticelli: un’opera pubblica che intreccia pace, consapevolezza e responsabilità individuale, sostenuta dal Comune di Napoli con l’organizzazione di Wunderkammern Gallery. Tra tutte le ingiustizie di cui si è occupato nella sua carriera, qual è quella che oggi preoccupa di più Obey? La risposta di Fairey è netta: “Oggi è sicuramente il nazionalismo – spiega l’artista ad ‘Artuu’ – , perché fa sì che le persone vedano chi vive in altre parti del mondo come nemici. Dobbiamo invece vedere il resto del mondo come amici, perché oggi abbiamo la tecnologia e il potere per fare cose che possono riguardare grandi numeri di persone. Il climate change è un problema che accade qui ma si ripercuote in altri paesi. Sono molto preoccupato del nazionalismo, ma ovviamente anche il cambiamento climatico è una grande preoccupazione per me”.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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