Ólafur Elíasson oltre l’installazione: la pittura come origine della percezione

Quando si parla di Ólafur Elíasson, il riferimento immediato è quasi sempre legato a installazioni ambientali, giochi di luce nella penombra, opere capaci di trasformare lo spazio e coinvolgere il pubblico in modo diretto. È un immaginario consolidato, costruito negli anni attraverso progetti museali e pubblici che hanno reso la percezione di luce, colore e atmosfera il vero materiale dell’opera. La mostra alla Galeria Elvira González di Madrid, visibile fino al 25 aprile 2026, lavora invece su un registro diverso, più raccolto, riportando l’attenzione su una dimensione meno esposta della sua pratica: quella pittorica. Non si tratta di una deviazione recente, Elíasson ha lavorato sulla pittura per anni, spesso in parallelo ai progetti più noti, ma questa produzione è rimasta in secondo piano rispetto alle installazioni immersive. Qui, al contrario, diventa il punto di accesso principale.

Le opere presentate non funzionano come quadri in senso tradizionale. Non c’è rappresentazione, né un’immagine da leggere. La pittura viene utilizzata come una lente, un sistema per rendere visibili fenomeni percettivi come rifrazione e variazione cromatica. Superfici trattate, colori che si mescolano, strutture geometriche e sovrapposizioni conducono in un mondo di sperimentazione costante, incentrata sul caso e sull’esperienza sensoriale. L’opera non è mai del tutto fissa. In questo senso, la pittura di Elíasson non si oppone alle sue installazioni più note, ma ne costituisce una sorta di condensazione. Le stesse dinamiche vengono trasferite su scala una diversa.

Installation view 1_Courtesy Galeria Elvira Gonzalez

È proprio questa continuità a rendere interessante la mostra, intitolata “Tu inconmensurable expansión de llamaradas” (La tua espansione infinita di bagliori). Qui la pittura non appare come un territorio separato, ma come una parte coerente di una ricerca più ampia sulla percezione. A completare, infatti, le opere pittoriche, troviamo due installazioni che riportano all’immaginario tipico dell’artista danese, dove i giochi di luce sono fisicamente protagonisti. Un prisma all’ingresso e una sfera caleidoscopica alla fine dell’esposizione – quasi ad aprire e chiudere il cerchio – ci suggeriscono che nonostante cambi il linguaggio espressivo l’indagine resta la medesima.In questo senso, la mostra alla Elvira González non funziona come una parentesi minore, ma come un ribaltamento di prospettiva.

Installation view 3_Courtesy Galeria Elvira Gonzalez

Sposta l’attenzione da ciò che, nel lavoro di Ólafur Elíasson, è più riconoscibile a ciò che lo sostiene in modo più discreto. La pittura emerge come una dimensione inaspettata del suo lavoro: non spettacolare, ma sorprendentemente incisiva. È qui che lo spettatore percepisce direttamente il suo interesse per la luce, il colore e la forma, prima che questi elementi vengano tradotti nelle installazioni. Una faccia meno visibile, ma altrettanto essenziale, della sua ricerca.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

L’impercettibile presenza di Lorena Bucur incornicia la vetrina di Platea a Lodi

Lorena Bucur (Cremona, 1996) lavora su ciò che esiste. Interviene nello spazio con discrezione, quasi come se l'opera fosse sempre stata lì, attaccata alle pareti, mostrando le imperfezioni e i paesaggi frantumati nell'incontro con la materia. La stessa frammentazione delle immagini impresse nella memoria è soggetta a propria temporalità tra dimenticanza, spazi vuoti e oblio.

Gibellina Photoroad 2026: Jacopo Di Cera porta Between nel cuore del Grande Cretto

Dal 4 luglio al 6 settembre 2026, negli spazi del Museo delle Trame Mediterranee / Fondazione Orestiadi, Jacopo Di Cera presenta Between, videoinstallazione a cura di Arianna Catania, realizzata in occasione di Gibellina Photoroad 2026. Il festival internazionale di fotografia open air e site-specific, ideato e diretto dalla stessa Catania, celebra quest’anno il suo decennale all’interno del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, confermando la città siciliana come uno dei luoghi più intensi in cui fotografia, spazio pubblico, architettura e partecipazione collettiva si incontrano.
Martina Bonetti
Martina Bonetti
Fotografa e collaboratrice di numerose testate online e cartacee, scrive di fotografia, design e arte contemporanea. Dopo aver studiato tra Milano e Londra, attualmente si occupa di Digital Communication e Press Office in ambito museale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui