Oltre i confini della percezione: un viaggio tra teamLab Planets e teamLab Borderless a Tokyo

Visitare Tokyo e il Giappone significa, per chi ama l’arte contemporanea, confrontarsi con due esperienze immersive che hanno cambiato il modo stesso di intendere la relazione tra opera e spettatore: teamLab Planets Tokyo DMM e teamLab Borderless: MORI Building DIGITAL ART MUSEUM. Entrambi sono firmati dal collettivo interdisciplinare giapponese teamLab, fondato nel 2001 da un gruppo internazionale di specialisti provenienti da campi diversi, tra cui artisti, programmatori, ingegneri, animatori CG, matematici e architetti. Una compagine fluida e interdisciplinare, più che un singolo “gruppo di artisti”, che ha fatto della fusione tra arte, scienza, tecnologia e sensibilità estetica il proprio marchio di fabbrica. 

Il vero e proprio debutto internazionale avvenne nel 2011 alla Kaikai Kiki Gallery di Taipei, dove il collettivo fu invitato dall’artista Takashi Murakami. Da allora, teamLab ha avuto l’opportunità di partecipare a importanti mostre d’arte contemporanea in città cosmopolite, a partire dalla Biennale di Singapore del 2013, mentre nel 2014 il collettivo è stato finalmente in grado di tenere per la prima volta una propria mostra a Tokyo.

Ad oggi, teamLab ha accolto alle sue mostre d’arte in tutto il mondo oltre 35 milioni di visitatori.

teamLab, Aerial Climbing through a Flock of Colored Birds © teamLab

teamLab Borderless: opere d’arte senza confini

Il primo grande progetto stabile di teamLab a Tokyo è stato il Digital Art Museum teamLab Borderless, inaugurato nel 2018 a Odaiba e trasferito nel 2024 in una nuova sede del MORI Building nel quartiere di Azabudai Hills. Borderless è concepito come un mondo in continua trasformazione, dove le installazioni digitali non sono racchiuse in sale separate, ma sconfinano letteralmente le une nelle altre.

Come afferma il collettivo: “La tecnologia digitale consente dettagli complessi e libertà di cambiamento. […] Non più limitata ai media fisici, la tecnologia digitale ha reso possibile l’espansione fisica delle opere d’arte. Poiché l’arte digitale può espandersi facilmente, ci offre un maggiore grado di autonomia all’interno dello spazio. Ora siamo in grado di manipolare e utilizzare spazi molto più ampi e gli spettatori possono vivere l’opera d’arte in modo più diretto.”

Le opere, animate da algoritmi e dispositivi interattivi, migrano attraverso gli spazi, dissolvendo i confini tra quadro, ambiente e corpo dello spettatore. Non ci sono percorsi prestabiliti: si procede per esplorazione, lasciandosi sorprendere dalla metamorfosi di fiori, stormi di uccelli digitali, rane e conigli canterini che camminano e si inseguono da una stanza all’altra.

Una delle opere più suggestive è Universe of Water Particles on a Rock where People Gather (2018), un’installazione interattiva in cui una cascata luminosa si riversa su una roccia, punto di incontro per le persone. Il flusso dell’acqua è in costante trasformazione, modellato dalla presenza della roccia, dei visitatori e delle opere d’arte che vi entrano, creando delle scie luminose uniche e irripetibili.

Borderless è una cartografia instabile, un organismo che si rigenera in tempo reale grazie alle continue interazioni con il pubblico.

teamLab Planets: un nuovo orizzonte sensoriale

Se Borderless ha segnato l’inizio di un nuovo museo senza muri né confini, teamLab Planets, aperto nel 2025 a Toyosu, propone invece un percorso immersivo scandito da stazioni esperienziali. Qui l’itinerario è più strutturato e invita il visitatore a muoversi a piedi nudi attraverso ambienti che attivano in modo radicale i sensi. L’architettura di Planets si sviluppa lungo tre grandi nuclei – Acqua, Foresta, Giardino – ognuno dei quali richiede una partecipazione fisica diretta. Ci si addentra in tunnel oscuri per poi riemergere in ambienti specchiati che moltiplicano i corpi; si cammina nell’Acqua che riflette immagini di carpe koi digitali e di fiori fluorescenti che sbocciano al nostro passaggio; si attraversano campi di morbide superfici luminose che destabilizzano l’equilibrio e riconfigurano la percezione spaziale. I fiori germogliano, crescono, sbocciano, poi appassiscono e muoiono, seguendo un ciclo eterno di nascita e dissoluzione. Quest’opera d’arte non è una semplice immagine statica o preregistrata ma è generata in tempo reale da un programma informatico che la trasforma continuamente. L’intera composizione è in costante mutamento, e ogni stato visivo è unico, irripetibile, mai identico al precedente.

teamLab, Rapidly Rotating Bouncing Spheres in the Caterpillar House © teamLab

La Foresta è un progetto educativo interattivo basato sui principi della “raccolta” e della “ricerca”, in cui le persone utilizzano il proprio corpo per esplorare, scoprire e raccogliere conoscenze, alimentando la propria curiosità. Attraverso l’app sullo smartphone, è possibile esplorare l’ambiente circostante, individuare e catturare animali estinti e creature affascinanti, studiarle e creare il personale personale libro di raccolta.

Nel Giardino i protagonisti della composizione sono le orchidee: fiori straordinari, capaci di vivere senza terra, assorbendo l’umidità direttamente dall’aria. In quest’opera, le orchidee sono vive, crescono e sbocciano giorno dopo giorno, sospese a mezz’aria, come se danzassero nel vuoto. Quando questi fluttuano sopra le persone e aprono dei varchi, creando zone libere in cui muoversi. Nel Giardino si ha la sensazione di essere avvolti da una natura fluttuante, vitale e pulsante.

teamLab, The Way of the Sea: Cosmic Void © teamLab

Esperienze percettive diverse

Le due anime di teamLab a Tokyo riflettono approcci diversi ma complementari: Borderless è un universo rizomatico e in costante mutazione, un labirinto senza fine in cui ci si perde, mentre Planets si presenta come un viaggio più guidato, dove ogni fase attiva un registro percettivo differente. Nel primo domina la dimensione visiva e cognitiva, la sorpresa di un paesaggio che cambia in base alla propria presenza; nel secondo prevale la componente corporea ed emozionale, un’esperienza quasi meditativa, che trasforma il corpo in una parte integrante dell’opera.

Un’estetica dell’impermanenza

Ciò che unisce i due progetti è una precisa visione estetica che affonda le radici nella cultura giapponese: l’idea di impermanenza, di transitorietà, di natura come flusso. I fiori che sbocciano e appassiscono in tempo reale, le immagini che si dissolvono al tocco, le luci che inseguono i movimenti dei visitatori traducono in linguaggio digitale l’antica sensibilità verso il “mono no aware” (物の哀れ), la struggente bellezza della fugacità delle cose che passano.

Attraversare teamLab Borderless e Planets significa confrontarsi con un’arte che non si limita a essere contemplata ma deve essere vissuta. Non più quadro, non più installazione, ma esperienza totale, che coinvolge occhi, mani, piedi, pelle, respiro. 

Un’arte che chiede di abbandonare la distanza critica e di lasciarsi immergere nel flusso, accettando di perderne il controllo. In questo, forse, sta la forza visionaria di teamLab: ricordarci che il confine tra reale e digitale non è mai stabile, e che proprio nella sua instabilità si apre lo spazio della percezione e dell’immaginazione.

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