È quasi tempo di Art Basel: guida alle novità tra arte pubblica, tematiche sociali e la nuova sezione “Premiere”

Dal 19 al 22 Giugno, Art Basel “ritorna a casa”, nella sede progettata dagli architetti Herzog & de Meuron, il Messe Basel. Una settimana d’arte contemporanea tra ultime produzioni degli artisti, installazioni pubbliche e contenuti sociali. Facciamo il punto della situazione sulle novità previste per questa cinquantacinquesima edizione – dal suo esordio nel 1970 proprio nella città svizzera.

Arte pubblica e installazioni site specific

Si sta già parlando tantissimo di quella che sarà l’installazione di Katharina Grosse, nella Messeplatz: per Art Basel, la scelta di interventi artistici imponenti sottolinea l’importanza di comunicare in maniera memorabile: l’artista tedesca modificherà l’assetto della location circostante in un ambiente cromaticamente vivido, coerentemente con la sua ricerca artistica.

Un’altra protagonista di questa edizione sarà sicuramente Nicola Turner: presentata dalla galleria Annely Juda Fine Art, l’artista inglese ripropone una delle sue sculture monumentali: Art Basel ci tiene a sottolineare che “la creatura minacciosa sospesa sopra la Hall 1:0 non morde.”.

Danse Macabre, è una scultura scura, che si contorce, cade dal soffitto “come corpo morto cade”. Realizzata con una massa di crini di cavallo recuperati e lana grezza provenienti dalla campagna intorno al Somerset, vicino Bath, dove si trova il suo studio, il titolo dell’opera non è causale: richiama un affresco medievale che un tempo adornava le mura di Basilea. Narrava della morte come livellatrice sociale, ma fu rimosso nel 1805 poiché giudicato eccessivo. 

Nicola Turner, The Meddling Fiend, 2024.Daniel Dewar & Grégory Gicquel, Stone Triptych with snails, body fragments and sewing machine, 2025.

Nei pressi, il duo Dewar & Gicquel proporrà tre massicci monoliti in marmo rosa, scolpiti con tecniche artigianali e forme che ricorderanno fossili o organi giganti. Saranno opere enigmatiche, dense, che inviteranno alla contemplazione e a un viaggio sensoriale nel profondo tempo della materia.

All’esterno, Katharina Grosse trasformerà la Messeplatz in un’esplosione cromatica. I suoi interventi a spray, realizzati “a fucile”, dissolveranno i contorni delle architetture in una massa liquida di colore e luce. Sarà un’esperienza percettiva totale, in cui lo spettatore si sentirà avvolto da un paesaggio pittorico in espansione continua.


Estremamente interessante il progetto della Galleria Artbeat, che presenta una solo exhibition dell’artista georgiano Nika Kutateladze: sarà un’immersione dapprima in un corridoio buio, culminante su una piattaforma in legno che ricorda i pavimenti delle case di campagna: rovinato, con assi mancanti, e minacciosi spunzoni che fuoriescono dai margini. Infine ritratti onirici, abitanti silenziosi, presenze inquietanti: la costruzione di tutto questo spazio attraversabile, al limite tra sogno e realtà, è una denuncia all’abbandono, alla migrazione delle zone rurali della Georgia, alle ferite psicologiche di uno sradicamento. Alla frammentazione concreta dello spazio artistico corrisponde quella dell’anima.

Su Meng-Hung, Desolate Landscape on the Golden Screens, 2025.

Tematiche sociali e ambientali

Otto paraventi cinesi posti a creare un percorso nel booth della Tina Keng Gallery: la passeggiata che ne consegue, è un invito ad esplorare quelle che sono le dualità a cui siamo soggetti in questa vita. Su Meng-Hung ha creato Desolate Landscape on the Golden Screens per parlare di sacro e profano, intimo e collettivo, istinto e raziocinio. Tra Oriente e Occidente, l’installazione dell’artista di Taiwan destabilizza e seduce, in un infinito attimo di titubanza. D’altronde, anche l’italiano Piero Golia, con Still Life (Rotating device) – e un po’ con tutta la sua poetica – si occupa di dualismo, tra ciò che percepiamo e come lo attendiamo. Allo stand della Gagosian va in scena il gioco della roulette, che però resta perennemente in azione. Non c’è risoluzione, per questa partita che è lo specchio della condizione umana contemporanea. Non c’è elegante piedistallo in marmo che tenga, né lussiosi tappeti rossi a fare da cornice: la speranza di un momento di gloria non arriva mai, e non v’è pace nell’attesa della sua venuta.

Per Ayan Farah il tema è scuotere le coscienze, e lo fa con dodici metri di opera a parete: Desert Seeds, all’interno della sezione Unlimited – che consente alle gallerie di espandere i loro confini al di là dello spazio degli stand –  contiene materiali naturali, che richiamano l’attenzione su temi quali salvaguardia dell’ambiente, ecologia, rispetto delle proprie radici. I toni terrosi dell’opera sono dati dall’argilla della Somalia, mischiata con l’acqua artificiale che negli Emirati Arabi Uniti viene utilizzata per far piovere. Su questo impasto che sa di ossimoro, l’artista ricama flora desertica ormai estinta: ne consegue una riflessione tra natura e artificio, con tutta la maestria di un lavoro minuziosamente artigianale, presentato dalle gallerie tedesche Kadel Willborn e Galerie Nordenhake.

Sezione Premiere

Brand new la sezione Premiere quest’anno: vi si presentano i lavori della più recente fase creativa degli artisti coinvolti.

Estremamente suggestivo il lavoro proposto dalla galleria Sweetwater di Berlino. Con un progetto collettivo intitolato “Objective”, viene evidenziato il potere seduttivo del consumismo. In particolare, l’artista statunitense Kayode Ojo presenta “The white Lotus”: in quella che appare come una monocromatica installazione bianca, tra arredamento luccicante e ammiccanti vestiti low-cost, viene denunciato il materialismo più sfrenato, con il simbolismo di un fiore di loto che rappresenta invece purezza e sincera spiritualità.

La Jacky Strenz punta su Lin May Seed, l’artista tedesco-irachena prematuramente scomparsa nel 2023, a soli 50 anni. Il mondo immaginario al quale ha dedicato la sua carriera, quello in cui gli animali detengono il potere sugli uomini, diviene più fragile nelle ultime opere: tra bassorilievi, sculture e manifesti, la presenza dell’uomo è inevitabilmente marcata, e pur non essendo il diretto protagonista delle opere, il suo passaggio lascia tracce palesi e distruttive.

Nel riassumere questi piccoli spot-preview della Fiera più importante del mondo, possiamo senz’altro dire che la parola d’ordine pare essere “coscienza”: di ciò che siamo, di ciò che facciamo, di ciò che sentiamo. Un’esortazione al coinvolgimento più profondo, ad una maturità emotiva che fatica ad affiorare, compressa sotto strati di passività e distrazioni. Art Basel si presenta quest’anno come la morale di quella favola che è l’arte contemporanea, tra accettazione e perlustrazione del più prossimo futuro.

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