Il Concertone di Melpignano entra per la prima volta nel circuito dell’Eurovisione. La pizzica salentina si trasforma in un linguaggio globale capace di unire musica, televisione, turismo e identità territoriale.
Dalla piazza di Melpignano agli schermi europei. La ventinovesima edizione della Notte della Taranta segna un passaggio decisivo nella crescita del festival salentino: per la prima volta, il Concertone entra nel circuito dell’Eurovisione. La diretta del 22 agosto 2026, trasmessa da Rai 3, RaiPlay, Rai Radio 2 e San Marino RTV, porta la pizzica dentro un sistema distributivo internazionale e trasforma una tradizione locale in un contenuto culturale capace di viaggiare.
La serata ha raggiunto 809 mila spettatori e l’8,5% di share su Rai 3, un risultato significativo per il sabato estivo della terza rete. A Melpignano gli organizzatori attendevano circa 150 mila persone, riunite nel grande spazio davanti all’ex Convento degli Agostiniani. Il pubblico fisico e quello connesso attraverso televisione, radio e streaming compongono ormai un’unica comunità distribuita, attiva contemporaneamente sul territorio e sulle piattaforme.
Al centro di questa trasformazione si trova un patrimonio musicale fortemente riconoscibile. Il tamburello, la lingua grika, la danza e il repertorio popolare del Salento costituiscono una proprietà culturale immediatamente associabile a un luogo. La Fondazione La Notte della Taranta ha costruito intorno a questi elementi un format replicabile: ogni anno un maestro concertatore riceve il compito di reinterpretare i brani tradizionali, invitando artisti provenienti da linguaggi e culture differenti.
Per l’edizione 2026 la scelta è caduta su Ermal Meta, nato a Fier, in Albania, e cresciuto a Bari. La sua biografia incarna il tema scelto per il festival, dedicato alle Vie del Mediterraneo e alle identità nate da migrazioni, attraversamenti e contaminazioni. I suoi arrangiamenti hanno portato nella pizzica ritmi rock, aperture pop e passaggi più malinconici, accanto a Nu simu nienti, brano inedito dedicato alla resilienza delle comunità e alla difesa della terra.
Sul palco, insieme all’Orchestra Popolare, sono saliti Alessandra Amoroso, Levante, Gisela João, Maria Mazzotta, Sayf, Welo e Giulia Vecchio, con le coreografie di Fredy Franzutti. La presenza della cantante portoghese Gisela João ha avvicinato la pizzica al fado, due tradizioni popolari fondate sulla voce, sulla memoria e sul rapporto fra esperienza individuale e racconto collettivo. Sayf, artista italo-tunisino, ha portato l’incontro fra rap, cantautorato e influenze arabe; Ermal Meta ha connesso il Salento alla cultura albanese e arbëreshe.
L’internazionalizzazione della Taranta comincia molto prima del Concertone. Dal 30 luglio al 19 agosto il festival itinerante ha attraversato venti comuni salentini, coinvolgendo musicisti provenienti da Aspromonte, Sicilia, Sardegna, Albania e Marocco. Il percorso ha trasformato piazze, castelli e centri storici in nodi di una rete culturale mediterranea, rafforzando il legame fra programmazione artistica, mobilità del pubblico e promozione territoriale.
Il risultato è un prodotto composto da diversi livelli: il grande evento dal vivo, il palinsesto televisivo, lo streaming, la produzione radiofonica, il festival diffuso e l’attività permanente della Fondazione. A questi si aggiungono scuole di danza, programmi per artisti under 35, ricerca sulla musica popolare e collaborazioni istituzionali. La tradizione diventa così un’infrastruttura culturale, capace di generare formazione, occupazione, turismo e contenuti audiovisivi.
Secondo l’Osservatorio sui consumi culturali degli italiani 2025, promosso da Confcommercio e realizzato da SWG, la Notte della Taranta occupa il terzo posto fra i festival culturali italiani per attrattività e valore simbolico, dopo la Mostra del Cinema e la Biennale di Venezia. Il dato conferma la forza di un marchio culturale costruito attraverso continuità, riconoscibilità e apertura verso linguaggi contemporanei.
L’ingresso nell’Eurovisione amplia ora questa traiettoria. La pizzica acquisisce una nuova dimensione editoriale e commerciale, mentre il Salento consolida la propria immagine attraverso un racconto capace di raggiungere pubblici internazionali. La Notte della Taranta diventa il modello di una cultura territoriale che produce valore globale, partendo da un ritmo, una lingua e una comunità per costruire una delle piattaforme culturali più riconoscibili del Mediterraneo.


