Pao: “Hanno sgomberato il Leoncavallo. Il Leoncavallo è vivo!”

In seguito alla sgombero dello storico centro sociale Leoncavallo a Milano, abbiamo già pubblicato un articolo di Alessandro Riva in cui ci si chiede quale sarà la sorte dei graffiti all’interno del centro sociale e nella zona di via Watteau (Leoncavallo sgomberato. E ora, che ne sarà dei graffiti che hanno reso unica la zona di via Watteau?) e uno di Vittorio Sgarbi, che spiega perché, da Assessore alla Cultura della Giunta Moratti, nel 2006, l’abbia definito “la Cappella Sistina della contemporaneità” (I graffiti del Leoncavallo, Sgarbi: “Questa è l’Arte Contemporanea, il luogo della vita. Per questo dico che è la Cappella Sistina del contemporeaneo…”). Qua di seguito pubblichiamo un intervento dello street srtist Pao, che al Leoncavallo lavorò ripetutamente.

by Pao

La notizia dello sgombero del Leoncavallo di questi giorni giunge come un macigno in questi ultimi giorni di fine estate. Dopo le notizie degli abusi edilizi, ecco un altro tassello di una Milano sempre meno inclusiva e solidale, sempre più votata al denaro e all’apparenza. Milano perde un luogo di scambio, cultura, idee e libertà che ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo culturale della città. È stato culla e casa per i movimenti underground, per chiunque volesse creare cultura fuori dalle dinamiche prettamente economiche. 
 A chiunque venisse a Milano da lontano consigliavo una visita al Leonka, uno dei pochi posti che rendevano la città unica, interessante, all’altezza di Berlino, Copenaghen o Amsterdam. Un esperimento sociale, una fucina di creatività ed idee. 


Per chi non lo conosceva e per la destra più becera il Leoncavallo era il simbolo delle occupazioni illegali, delle canne, dei fancazzisti, ma per chi come me lo ha conosciuto ed amato è stato un luogo di incontri, crescita, confronto, uno dei posti che rendevano Milano un luogo degno di essere vissuto. 
La creatività in tutte le sue forme ha bisogno di spazi liberi dove poter sperimentare, ed il Leoncavallo è stato sempre questo: una palestra dove sono passati e si sono formati gli artisti più interessanti di diverse generazioni. 
Un luogo aperto a tutti, ragazzi, giovani adulti, ma anche famiglie, dove era possibile bere una birra a prezzi calmierati e vedere concerti a prezzi popolari, dove era possibile partecipare ad incontri, trovare libri rari, con una idea di società migliore, non asservita solo al dio denaro.
 Milano perde uno spazio di libertà e di differenza.

Pao dipinge uno dei suoi pinguini al Leoncavallo, 2004

Al Leoncavallo ho portato al secondo appuntamento colei che oggi è mia moglie, e recentemente ci sono andato con mio figlio oggi diciassettenne. Nel mio percorso formativo è stato un luogo fondamentale, lì ho conosciuto artisti, come Matteo Guarnaccia, Paolo Buggiani, Marco Teatro, Ozmo, Blu, Wiston Smith, Robert Williams, i 99 posse, ho visto dal vivo decine di concerti e mostre, i Public Enemy, Gabriele Salvatores, Alessandro Barbero, Carmen Consoli, Africa Unite e molti altri ancora. Ho assistito e partecipato a concerti e a mostre. 


Come street artist ho potuto sperimentare, confrontarmi e collaborare con altri artisti, partecipando a due edizioni dell’Happening Internazionale Underground. In quell’occasione organizzammo forse la prima mostra di Street Art in Italia, e dipingemmo Dauntaun, un’area sotterranea del Leo. Dauntaun è rimasta poi chiusa per vent’anni e, data la sua unicità è stata recentemente tutelata dalla sovrintendenza ai Beni Culturali. 
Da quelle prime sperimentazioni libere è seguito un percorso più strutturato, come per molti altri artisti visivi, musicisti, fumettisti e scrittori, eppure senza quegli inizi non ci sarebbe stato un seguito. 


Pao, Carcerati, 2004


Pensare Milano senza Leoncavallo vuol dire pensare una città con meno spazi di libertà. Vuol dire una Milano più monotona e omologata, dove regna la logica dell’apparenza e del denaro. Locali costosi dove musica e cultura non sono che dettagli secondari, una città dove anche la cultura è asservita al denaro, con i biglietti dei musei che costano 18 euro è difficile per una famiglia normale dare opportunità ai propri figli. 


Negli ultimi anni il Leoncavallo aveva perso in parte la forza che lo contraddistingueva, era riscontrabile dall’età dei frequentatori, piuttosto alta, senza le nuove generazioni a rinfrescare le energie. Un segno dei tempi, dove lo smartphone ha pervaso tutto e forse anche colpa nostra che non abbiamo saputo capire prima l’importanza di questi spazi e saperlo trasmettere ai più giovani. 


Questi sono giorni di sconforto, la sensazione di un’epoca, la nostra, che finisce, un idea di mondo più giusto e solidale che viene sconfitta dai fondi di investimento, dal capitale, dalla sopraffazione del più forte. 
Eppure mai come ora c’è bisogno di spazi di socialità come il Leoncavallo. 


Poi penso che il Leoncavallo non è solo un luogo fisico, ma un luogo fatto di relazioni, persone, idee. E allora non tutto è perduto, e nuovi spazi di libertà sono pronti a rinascere, a lottare, a protestare contro la sopraffazione del più forte che con regole truccate vuole imporre il proprio potere.

Hanno sgomberato Il Leoncavallo, il Leoncavallo è vivo!

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3 Commenti

  1. A parte le giuste considerazioni, bisogna andare oltre e contrattaccare legalmente. Tanto per cominciare la Cabassi non è più proprietaria dell’immobile. Oggi dopo più di 20 anni l’occupazione è diventata legale per effetto della legge dell’USUCAPIONE. Da Wikipedia:(L’usucapione, detta anche prescrizione acquisitiva e in latino usucapio, è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario basato sul perdurare per un determinato periodo di tempo del possesso su un bene.) (Può accadere che un bene abbia per anni un possessore non proprietario e un proprietario non possessore. Al protrarsi di questa situazione la legge ricollega una precisa conseguenza: il proprietario perde il diritto di proprietà, il possessore lo acquista. È l’usucapione (“prescrizione acquisitiva”), l’acquisto della proprietà a titolo originario mediante il possesso continuato nel tempo (articolo 1158). Il codice civile intende per usucapione il modo di acquisizione della proprietà a seguito del possesso pacifico, non violento e ininterrotto di un bene mobile o immobile per un periodo temporale di almeno vent’anni.)
    Risulta invece illegale lo sgombero che avrebbe dovuto essere immediatamente fermato dal sindaco Sala anche se l’ha saputo in ritardo.
    Ritroverebbe così un pò di credibilità dopo gli scandali edilizi. Si può fare! Chi glielo dice?

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