Un palazzo degli anni cinquanta, in via Fabio Filzi 25, cela la sua origine formale coperta dalle impalcature. Un cantiere che mantiene la sua natura fatta di calcinacci, pareti sventrate, ampi spazi privi di colonne portanti, controsoffitti rimossi per liberare dalla ristrutturazione selvaggia degli anni precedenti il solaio ondulato prefabbricato di matrice nerviana.
Pier Luigi Nervi aveva lavorato sull’edificio progettato dai fratelli Ermenegildo e Eugenio Soncini e da Giuseppe Pestalozzi tra il 1956 e il 1959, così come nello stesso periodo aveva apportato la sua visione nel Grattacielo Pirelli di Gio Ponti (insieme a Arturo Danusso) visibile proprio dalle vetrate a tutta altezza.
Due edifici oggetto delle sperimentazioni architettoniche dell’epoca: l’anatomia prismatica del primo e le forme poligonali del “Pirellone”. Erano gli anni in cui la città stava rinascendo dopo la guerra, e sono oggi gli anni in cui Milano sta subendo una nuova trasformazione. Ieri erano le torri dei fratelli Soncini, Mattioni, Muzio, Nervi e Ponti, per stare in zona. Oggi i nomi sono quelli dei grandi studi che stanno ridisegnando il paesaggio urbano recuperando il passato e attualizzando il presente.
Tra questi, Park Associati (studio di architettura fondato nel 2000 da Filippo Pagliani e Michele Rossi) già attivo nella zona (il complesso Lybra e Palazzo Sistema in Isola, Gioiaotto, la Torre della Permanente vicino alle due torri di Muzio e Mattioni), cui è stata affidata la riprogettazione di Palazzo Galbani, il futuro Filzi Venticinque commissionato da Domo Media (operante in vari settori tra immobiliare, industriale e energetico).

Proprio in questi spazi sarà ospitata la prima edizione italiana di Paris Internationale a Milano, prevista dal 18 al 21 aprile (con anteprima il 17) e ingresso gratuito, che si inserisce tra la settimana dell’arte e del design, consentendo di accedere direttamente all’interno del cantiere (in totale sicurezza) per “vivere” uno spazio di connessione temporale tra la sua storia passata e un presente in divenire, che proprio il passaggio della fiera francese sarà in grado di raccontare.
Paris Internationale nasce dieci anni fa dall’intuizione di Nerina Ciaccia & Antoine Levi di Ciaccia Levi, (Milano/Parigi), Axel Dibie & Alix Dionot-Morani di Crèvecoeur, (Parigi) e Marie Lusa & Gregor Staiger di Galerie Gregor Staiger (Zurigo/Milano), ponendosi come un incubatore capace di fare rete creando una connessione tra esperienze, sistemi e contemporaneità per un’esperienza che affonda le sue radici in una natura nomade che si inserisce tra gli interstizi della città.

Gregor Staiger, Zurich/Milan at Paris
Internationale 2016
© Aurélien Mole
Dalla scelta di luoghi dal gusto molto francese come l’Hôtel Particulier vuoto nel 16º arrondissement (delle prime due edizioni), la dimora ottocentesca in rue Alfred de Vigny (2018-2019) e l’edificio residenziale nel XVI arrondissement (2021). E poi i luoghi insoliti: dal parcheggio multipiano dell’Haut-Marais (2017), un tempo sede del giornale fondato da Jean-Paul Sartre (1905-1980), al minimarket vuoto nel centro della città (2020), l’ex studio fotografico Nadar (2022), luogo iconico e di rottura, che ospitò la prima mostra impressionista del 1874, fino alla Central téléphonique Le Coeur, in rue Bergère (2023-2024). L’ultima edizione ha riscoperto un palazzo haussmanniano sul Rond-Point degli Champs-Élysées (2025), mentre la prossima sceglie una cornice completamente modernista nel territorio milanese.
Silvia Ammon (direttrice della fiera) e Nerina Ciaccia (co-fondatrice) raccontano, in occasione dell’incontro con la stampa proprio nel cantiere di Palazzo Galbani/Filzi Venticinque, come la fiera sia stata fin dai suoi esordi un laboratorio di forme artistiche e architettoniche. Da un lato, una selezione attenta e rigorosa che predilige la qualità dell’offerta espositiva di gallerie emergenti e affermate che condividono spazi contigui, senza distinzioni di categorie; dall’altro, la volontà di uscire dal modello espositivo tipico delle fiere “incapsulate” in stand separati e in ambienti dedicati, come ribadisce Ciaccia.
Quattro i piani che saranno allestiti, tra cui il settimo con i solai ondulati di Nervi che hanno una funzione strutturale, liberando lo spazio da colonne portanti. Un’apertura che si fa perfetta interprete della filosofia della fiera, che da dieci anni, per sua natura, si libera da sovrastrutture artistiche e architettoniche, consentendo un dialogo tra artisti, gallerie e spazi. Una visione possibile anche grazie all’intervento dello studio di architettura svizzero Christ & Gantenbein, che dal 2022 collabora con la fiera e che disegnerà gli ambienti insieme ai designer di NM3, con un sistema modulare modificabile e riutilizzabile in un’ottica di sostenibilità. La parte più operativa è affidata a ArtsFor(Camilla Invernizzi e Paolo Antonini), un’organizzazione che si occupa da più di dieci anni di progettazione culturale, mettendo in connessione interlocutori ideali allo sviluppo dei vari progetti, mentre Banca Ifis è il partner della fiera con Ifis art dal 2024, per volontà del Presidente Ernesto Fürstenberg Fassio.
Trentaquattro le gallerie partecipanti in questa prima edizione in città, spazio per talk, visite guidate, bar e libreria. Sono previsti dei progetti speciali che si inseriscono all’interno del percorso con Anthea Hamilton per kaufmann repetto (Milano/New York), alla sua prima edizione, Ambra Castagnetti con Francesca Minini (Milano), Anna Franceschini di Vistamare (Milano/Pescara), Lee Scratch Perry di suns.works, (Zurigo), Robert Mapplethorpe con Franco Noero (Torino), Luca Monterastelli con le gallerie congiunte Keteleerm (Anversa) e Lia Rumma (Milano/Napoli) e Cosima von Bonin con Ordet (Milano).
Numerosa la presenza italiana: Clima (Milano), Ermes Ermes (Roma), Veda (Milano), zaza’ (Milano/Napoli) e per la prima volta Emanuela Campoli (Parigi/Milano) con un dialogo tra Nick Mauss e Benni Bosetto. Luisa Delle Piane (Milano) porta Gaetano Pesce e Giovanni di Francesco, mentre Martina Simeti (Milano) Alek O. e Santo Tolone.

Collaborazione tra gallerie per Gian Marco Casini (Livorno) e Laveronica, (Modica) che presentano il lavoro di Renato Spagnoli, mentre Triangolo (Cremona) e Sophie Tappeiner (Vienna) portano Anna Zemánková e Samuel Haitz. Tra le straniere che presentano un dialogo a due Gregor Staiger e Caroline Bachmann con Walter Pfeiffer e Deborah Schamoni (Monaco) con Maria VMier e Nicole Wermers. Monografiche per le francesi Crèvecœur con Martine Bedin, Leonora Carrington da Galerie 1900-2000, Jocelyn Wolff da Prinz Gholam e Ibuku Inoue da Ciaccia Levi. Mezzanin di Ginevra si presenta con Lou Masduraud, Mountains di Berlino con David Medalla e Stereo di Varsavia con Tomasz Kręcicki. E ancora Art : Concept (Parigi), Joya (Monaco), Keteleer (Anversa), Kirchgasse (Steckborn), Oskar Weiss (Zurigo), Piktogram (Varsavia), Sophie Tappeiner (Vienna), Sylvia Kouvali (Londra/Pireo).
Del pavimento realizzato da Bobo Piccoli (Augusto Piccoli, 1927-1981) non c’è più traccia, come racconta l’architetto Filippo Pagliani, in occasione dell’incontro in cantiere. Anche la facciata ha subito delle modifiche impreviste a causa di interventi precedenti, ma l’intento è quello di avviare un recupero conservativo riportando “i segni tangibili del progetto originale”.
Una storia che si racconterà anche attraverso l’esperienza della fiera e che si inquadra nella filosofia dello studio come dimostrato in occasione dei 25 anni di attività con la pubblicazione del libro “Reinventing Heritage – A Design Compass on Adaptive Reuse”: “Riuso non significa solo salvare ciò che resta, ma soprattutto scoprire ciò che è ancora nascosto tra le mura. Il nostro ruolo di architetti è ascoltare attentamente, trasformare il silenzio in visione e riscrivere il futuro attraverso gli echi del passato”, scrivono in quell’occasione Filippo Pagliani e Michele Rossi. Paris Internationale, seguendo la sua conformazione naturale, sarà più una mostra in continuità capace di innescare delle riflessioni sulla contemporaneità attraverso nuovi modelli progettuali, esperienze condivise e linguaggi sperimentali, generando dialoghi e scambi che, come nelle precedenti edizioni, si inseriscono all’interno del tessuto urbano intercettando nuove traiettorie e prospettive che si aprono alla collettività. Un cantiere di idee, tracce e storie in perfetta coincidenza la scelta della sede milanese.


