Nata nel 2021 dall’incontro di educatrici ed educatori museali provenienti da tutta Italia, AIEM – Associazione Italiana Educatori Museali e al Patrimonio – si pone come obiettivo il dare voce a una professione fondamentale per la vita culturale del Paese. Tra i primi risultati ottenuti, grazie all’impegno costante di questi anni, spicca il riconoscimento di un codice ATECO dedicato (85.52.02 – Attività di educazione al patrimonio culturale, per la precisione!), una vittoria significativa sul piano sociale ed economico per la categoria che rappresenta.
In questa sede interessa approfondire la specifica mission dell’Associazione nell’ambito della formazione degli addetti ai lavori e, in particolare, il nuovo ciclo di incontri Educare al patrimonio: competenza, pratiche e prospettive avviato dallo scorso ottobre. Il percorso vede i membri del Comitato tecnico scientifico proporre strumenti, metodologie ed esperienze utili sia a chi si avvicina per la prima volta all’educazione museale, sia a chi già opera nel settore e desidera aggiornarsi.
L’educatore museale, per il suo specifico ruolo, non si limita a “spiegare” le opere o il patrimonio conservato: attiva processi di apprendimento, dialogo e partecipazione, costruisce reti con scuole ed enti, traduce la ricerca in pratiche concrete, valuta l’impatto delle attività e contribuisce a rendere i luoghi della cultura inclusivi e in grado di generare benessere.

Uno dei punti di forza del programma formativo è il tentativo sistemico di costruire una rete stabile tra istituzioni museali, università, mondo della ricerca e i membri dell’Associazione. Una collaborazione che arricchisce la pratica quotidiana di nuovi contenuti e prospettive, rendendola trasversale e strategica.
Ogni incontro è pensato per fornire chiavi di lettura del presente, ampliando gli orizzonti dei partecipanti e trasformando gli specifici bisogni di accesso in sfide progettuali capaci di coinvolgere le comunità e le persone, orientando le scelte, contribuendo alla produzione di contenuti accessibili, con l’obiettivo di una trasformazione reale della governance museale, in cui l’accessibilità non sia più un’appendice finale, ma un principio guida ispiratore di nuove prospettive.
Il corso on line – gratuito per gli iscritti – a cui si accede dal sito stesso, è articolato in sette appuntamenti, per un totale di circa quattordici ore, e coinvolge professionisti che, attraverso i loro studi e le loro testimonianze, condividono i valori alla base del loro agire, gli interrogativi e le sfide che hanno guidato la progettazione, proponendo metodologie consolidate e approcci innovativi.

Non a caso, uno dei concetti emersi nel primo incontro dello scorso ottobre tenuto dalla professoressa Lida Branchesi e intitolato: Educazione al museo e/o al patrimonio. Dalle radici storiche indicazioni per il presente e prospettive per il futuro, è quello emblematico di “edu-curation”, a riprova del grande lavoro di costruzione relazionale del sapere che gli educatori museali sono ormai chiamati a svolgere, promuovendo una cultura più equa e partecipata, per rendere il museo un luogo dove tutte le persone possano sentirsi accolte e rappresentate.
I prossimi appuntamenti vedranno il coinvolgimento di Antonella Poce che ci parlerà di
Co-progettazione e processi partecipativi con le comunità (novembre) Chiara Lachi Esplorare il patrimonio con il corpo per un apprendimento attivo e sensoriale (dicembre) Dario Scarpati Accessibilità ed inclusione: l’accoglienza al museo (gennaio), Silvia Mascheroni Elementi essenziali per la progettazione educativa-culturale (febbraio) Paola Rampoldi Linee guida per la valutazione di progetti educativi (marzo) e infine Cristina Bucci che dedicherà l’intervento conclusivo del percorso alla metodologia Slow Looking.
Per AIEM, l’educazione al patrimonio è prima di tutto una questione di responsabilità. Significa ripensare l’esperienza in chiave relazionale, intervenendo sul linguaggio, sulla comunicazione, sugli strumenti e sulle metodologie in essere. Richiede flessibilità, formazione continua, una governance consapevole e personale fortemente disposto al cambiamento. Anche l’accessibilità deve essere progettata fin dall’inizio, mai aggiunta alla fine. È una questione etica e culturale, non solo tecnica. Un luogo della cultura davvero accessibile non parla solo di arti, o di scienze, o del patrimonio che custodisce: parla anche di pluralità di prospettive, democrazia e partecipazione. Ed è questo che AIEM con il suo operato e con il nuovo ciclo formativo, porta avanti con impegno e visione.




