Peggy Franck. La pittura come spazio sensibile a Bologna

La Sala Convegni Banca di Bologna di Palazzo De’ Toschi accoglie In a Naked Room, la nuova mostra personale di Peggy Franck (Zevenaar, 1978), curata da Davide Ferri e parte del programma di ART CITY Bologna 2025, in occasione di Arte Fiera. L’esposizione celebra i dieci anni di progetti per l’arte contemporanea sostenuti da Banca di Bologna, confermando l’istituzione come punto di riferimento per il dialogo tra ricerca artistica e spazio pubblico.

Il lavoro di Peggy Franck si colloca in un territorio di confine, sfuggendo a una definizione rigida di medium. Pittura, scultura e fotografia convivono nella sua pratica come elementi equivalenti, strumenti di un linguaggio visivo in cui il gesto pittorico diventa un dispositivo di esplorazione dello spazio. L’artista costruisce immagini attraverso sovrapposizioni e trasformazioni, dando vita a composizioni reversibili che si espandono oltre i supporti tradizionali. Il colore non è solo materia pittorica, ma fenomeno ottico, esperienza fisica e ambientale.

La mostra si sviluppa in relazione con Palazzo De’ Toschi, un tempo ambiente di rappresentanza e ora trasformato in una “stanza nuda”, privata della sua ufficialità. Questo svuotamento non è solo un’operazione concettuale, ma una condizione fisica che ridefinisce la percezione dello spazio. Il Salone della Banca diventa così un luogo da abitare, un territorio in cui il segno pittorico di Franck si intreccia con la presenza del corpo e con la luce naturale che entra dalle grandi finestre.

Al centro del progetto si trova un’installazione site-specific realizzata nel mese di gennaio, durante una fase di residenza dell’artista nello spazio espositivo. Un grande piano di fogli di alluminio, dipinto con stratificazioni di pennellate e campiture di colore, si sovrappone al pavimento della sala, riflettendo l’ambiente e i movimenti dei visitatori. L’opera non si impone come oggetto statico, ma si trasforma continuamente in base alla luce e alla presenza del pubblico, coinvolgendolo in un dialogo percettivo.

Il gesto pittorico di Franck è istintivo, fluido, apparentemente caotico, ma sempre ancorato a una logica compositiva rigorosa. Il suo segno richiama la tradizione dell’espressionismo astratto, da Willem de Kooning a Helen Frankenthaler, ma si libera dall’idea di quadro per espandersi nello spazio, spesso invadendo anche le pareti e le superfici circostanti. La scelta di lavorare con materiali eterogenei, strumenti non convenzionali e oggetti trovati, sottolinea una sensibilità che coniuga pittura e scultura, fisicità e immagine.

Accanto all’installazione principale, la mostra presenta anche una serie di fotografie, che documentano e al tempo stesso trasformano le opere pittoriche di Franck. Alcune immagini riproducono dettagli di dipinti preesistenti, altre nascono direttamente dall’intervento realizzato sui fogli di alluminio. Nella trasposizione fotografica, il colore e la materia pittorica subiscono una nuova metamorfosi: le pennellate, tridimensionali e stratificate nello spazio reale, si comprimono nella bidimensionalità dell’immagine, aprendo una riflessione sul rapporto tra presenza e riproduzione, tra superficie e profondità.

L’allestimento di In a Naked Room gioca con queste tensioni, espandendo l’opera oltre i confini visibili. L’uso delle superfici riflettenti e la disposizione degli oggetti nello spazio suggeriscono una composizione in costante mutazione, in cui ogni elemento dialoga con gli altri in una trama fluida di relazioni. Le immagini fotografiche, collocate in punti strategici del percorso espositivo, funzionano come finestre che ampliano la percezione dello spazio e rimescolano i confini tra opera e ambiente.

Con questa mostra, Peggy Franck conferma la sua capacità di ridefinire il linguaggio pittorico in chiave contemporanea, costruendo ambienti in cui il segno non è mai isolato, ma sempre parte di un’esperienza immersiva. In a Naked Room è un’indagine sulla pittura come fenomeno espanso, un’esplorazione dello spazio come superficie sensibile, un invito a ripensare il rapporto tra opera, ambiente e spettatore.

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