In un rinnovato sforzo teso a rivalutare artisti che la storia dell’arte, troppo spesso concentrata sull’opera degli uomini bianchi, ha ingiustamente trascurato, un nome sta emergendo dal passato con forza sorprendente. Pinta, scrittrice e occultista, Ithell Colquhoun rappresenta un faro luminoso nell’ambito del Surrealismo britannico, ed è particolarmente nota per aver dato vita a nuove tecniche “automatiche” nel medesimo spirito sperimentale dei suoi amici André Breton, fondatore del movimento Surrealista, e successivamente André Masson e Max Ernst, che adattarono quest’applicazione per l’arte visiva. Colquhoun è stata citata come una delle maggiori influenze sull’artista femminista radicale Linder, oggi celebrata per le sue performance punk e le sue composizioni di fotomontaggi.
Nata a Shillong, in India (allora sotto il dominio britannico) nel 1906, Colquhoun sviluppò un interesse per l’occultismo da adolescente, mentre studiava al Cheltenham Ladies’ College, un istituto privato femminile. Trasferitasi a Londra nel 1927 per frequentare la rinomata Slade School of Art, vi guadagnò un premio per la sua interpretazione del soggetto antico di Giuditta che mostra la testa di Oloferne. Prova precoce del suo talento, l’opera fu esposta presso la Royal Academy of Arts nel 1931.
In quel periodo, Colquhoun inizia a viaggiare ampiamente in Europa. In Grecia, si innamora di una donna più grande di lei, Andromache Kazou, che diventerà il soggetto di un testo mai pubblicato intitolato “Lesbian Shore”. Colquhoun finirà per stabilire un suo studio a Parigi, tuffandosi così nelle ultime tendenze dell’avanguardia, inclusi i primi sviluppi del Surrealismo.
Tuttavia, nella seconda metà degli anni ’30, fa ritorno a Londra, continuando la sua pionieristica ricerca nonostante sia stata emarginata dal British Surrealist Group nel 1940, dopo che aveva rifiutato di rinunciare al suo interesse per l’occultismo. Quest’amore per il sovrasensibile si concretizzerà nel 1977, quando Colquhoun deciderà di decorare un suo mazzo di carte dei Tarocchi.
Per gran parte degli anni ’40, Colquhoun è sposata con l’artista Toni del Renzio, ma il matrimonio terminerà con un divorzio amaro nel 1947. Da quel momento, l’artista passerà sempre più tempo in Cornovaglia, dove si trasferirà definitivamente nel 1959. Mori nel 1988, lasciando gran parte della sua arte alla Tate e al National Trust. Nel 2019, quest’ultimo ha donato il suo archivio alla Tate, che organizzerà una mostra dedicata a Colquhoun presso la Tate St Ives, in Cornovaglia, nel 2025. Attualmente, si può ammirare uno dei suoi lavori, Attributes of the Moon (1947), nell’esposizione “Modern Art and St Ives”.
Le tecniche artistiche “automatiche” predilette dai Surrealisti come Colquhoun erano utilizzate come mezzo per sopprimere il pensiero razionale a favore di spontaneità e casualità, allo scopo di liberare le intenzioni del subconscio. Il processo si intrecciava perfettamente con gli interessi più ampi di Colquhoun, poiché l’automatismo era anche stato storicamente utilizzato dagli occultisti per comunicare con il mondo spirituale. Tra le tecniche più comuni predilette dai Surrealisti spiccano il frottage ed il fumage, ma Colquhoun ne inventò anche delle proprie.
Il quadro Volcanic Landscape (1969), esposto di recente alla Ben Hunter Gallery, è un esempio della sua singolare metodologia artistica. L’artista ha utilizzato un approccio “semi-automatico”, applicando vernice smaltata diluita direttamente su carta o pannello, poi inclinato in modo che i pigmenti si fondessero, creando effetti di sovrapposizione e mescolanza. L’artista ha mantenuto un sufficiente controllo del processo per dar vita a una composizione vibrante e ricca di strisce rosse, evocativa di un paesaggio infuocato. Come ha scritto il ricercatore d’arte Dr. Richard Shillitoe: “Attratta a dipingere momenti di cambiamento e metamorfosi, i vulcani ricorrono come tema frequente nelle sue opere”. Un contribute immenso a una storia dell’arte che solo adesso sembra pronta a riconoscere il suo indiscutibile valore.



